Sono Marco Zampollo, uno dei ragazzi coinvolti in quell’enorme inganno mediatico/giudiziario conosciuto come il processo alle Bestie di Satana.
Questo sito era stato originariamente commissionato per i Nobody, la band fondata da me e Marco Zamboni nel 1999, ma, essendo l’attività della band temporaneamente sospesa a casa dei 29 anni di carcere che mi sono stati appioppati nel processo farsa di cui sopra, ho deciso di utilizzare questo spazio per diffondere la verità; quella che i media si sono tanto adoperati per occultare e manipolare.
La mia prima intenzione era quella di raccogliere in un libro le omissioni e le motivazioni false e ridicole delle sentenze a mio carico, ma poi ho preferito rendere questo materiale accessibile gratuitamente a tutti.
E’ stato pubblicato un memoriale in cui dimostro, con precisi riferimenti agli atti, l’assoluta inconsistenza delle motivazioni usate per condannarmi; ora intendo allargare il discorso a tutto ciò che è stato detto e scritto in questi anni, in particolare intendo dimostrare come la seconda indagine sia stata una montatura colossale, utile solo ad arroventare il clima nel periodo in cui c’era l’udienza in cassazione. Come molti di voi sapranno quest’indagine è stata annunciata in pompa magna e poi archiviata di soppiatto, io vi dimostrerò come tutto fosse già palesemente smentito prima che l’indagine cominciasse, e vi farò vedere che, l’unica cosa che emerge da questi nuovi atti, è la totale mancanza di attendibilità dei ‘pentiti’ già a livello intrinseco; basti pensare che il ‘pentito’, su cui si basa tutto il processo, ha ammesso di aver detto cose false utilizzando particolari che l’avrebbero reso credibile.
Poiché sono cosciente che la demonizzazione mediatica che abbiamo subito noi imputati in maniera indiscriminata non mi rende particolarmente credibile, cercherò di fare sempre precisi riferimenti agli atti processuali, cosa che non fanno le sentenze che mi condannano, forse perché, se l’avessero fatto, avrebbero dovuto assolvermi.
Invito chi legge a consultare anche il materiale pubblicato dalla Voce d’Italia, dal web magazine Il Faro e su Facebook (a nome Paolo Ozzy Leone); il Direttore della Voce, Silvia Russo (la giornalista che si occupa dell’inchiesta sul Faro) e Roberto Ottonelli (il ragazzo che gestisce il gruppo su Facebook) sono tre persone estranee al caso ed alle parti in causa; se riportano le cose in maniera diversa rispetto a come siete abituati a sentirle è solo perché, prima di parlare, si sono presi la briga di leggere tutti gli atti del processo.
Ringrazio chiunque vorrà contribuire a diffondere la verità pubblicizzando questo sito o divulgando il materiale in esso contenuto; nel dubbio vi invito a rileggere tutti gli articoli che dicono cose diverse rispetto a quanto troverete scritto qui, per cercare i riferimenti agli atti processuali; non li troverete, perché chi mi accusa falsamente ha bisogno di inventare fatti e riscontri per sostenere la mia colpevolezza, mentre io sono in grado di sbugiardarlo citando date, pagine, ed eventualmente riga dei verbali in cui trovare conferma di quanto dico.
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Maggio 2010
Dopo una lunga attesa, è arrivato il momento di svelare qualcosa in relazione ai provvedimenti che sono stati presi in seguito all’archiviazione, da parte del tribunale di Monza, delle indagini relative alla scomparsa di Christina Frigerio.
Da un’attenta analisi degli atti, infatti, non è emersa soltanto la tale infondatezza delle notizie di reato, ma sono emerse anche spaventose negligenze ed un’impressionante superficialità nello svolgimento delle indagini; fatti assolutamente deplorevoli vista la gravità delle accuse che la Procura aveva ipotizzato a mio carico, e che mi hanno spinto ad agire nelle sedi opportune.
Nel corso di alcuni interrogatori resi nell’aprile 2008, Mario Maccione mi accusava di aver organizzato l’omicidio di Christian Frigerio assieme ad Eros Monterosso; omicidio che sarebbe stato poi commesso materialmente da altre persone, fornendo anche alcune piccole circostanze di contorno per aumentare la sua credibilità agli occhi degli inquirenti.
Purtroppo per lui, oltre a dire una marea di bugie, che –ovviamente- non hanno trovato alcun riscontro, Maccione ha fornito particolari e circostanze che, semplici indagini difensive, hanno permesso di smentire senza ombra di dubbio. Di conseguenza, ho dato mandato ai miei legali di denunciare Maccione per calunnia, simulazione di reato e diffamazione; gli atti in questione, sono già stati depositati presso la Procura di Monza. Allo stesso modo, altre persone che avevano cercato di suffragare la tesi accusatoria rendendo false dichiarazioni, sono state denunciate a vario titolo. Naturalmente, per evitare che le persone in questione possano cercare di correre ai ripari, al momento no riporterò nulla delle argomentazioni contenute nelle denunce a loro carico.
Poiché le dichiarazioni di Maccione non avevano né capo né coda (Silvia Russo in un articolo sul Faro le definiva giustamente ‘vaneggiamenti’), per fornire uno straccio di movente a quelle farneticazioni, la Procura non trovò di meglio da fare che ripescare alcune vecchie dichiarazioni in cui un ‘testimone’ raccontava di aver assistito ad una messa nera, che sarebbe culminata con un sacrificio umano al quale avrebbe partecipato anche Christian Frigerio. Ecco la nuova surreale teoria prospettata dall’accusa: Frigerio venne ucciso perché era diventato un testimone scomodo. Invece di chiedersi come mai, allora, l’altro testimone fosse ancora vivo e vegeto tanto da poter andare a riferire in fatti in Procura –come la logica o l’onestà avrebbero imposto-, ad un mese dall’udienza in Cassazione, la Procura lanciò l’indagine in pompa magna, rubricando questo presunto sacrificio umano come omicidio in concorso ed occultamento di cadavere a carico mio e di altri ‘<perchè, in concorso tra loro, colpendola con un coltello, cagionavano la morte di una donna allo stato non identificata, occultandone il cadavere>’.
Se devo dire la verità, questo era l’unico capo di accusa che mi faceva paura, per un motivo molto semplice: se avessero seguito il rigoroso metodo investigativo del processo di Busto Arsizio, il primo cadavere che avessero trovato in giro l’avrebbero appioppato a me. Sconosciuto per sconosciuto, uno vale l’altro.
Per fortuna la Lombardia non parte dell’Etruria, e durante i sopralluoghi non venne scoperta nessuna necropoli che ci avrebbe certamente condotto alla condanna per strage.. Credete forse che ci avrebbero assolti solo perché quei cadaveri risalivano al VI° secolo A.C.? Purtroppo ho sperimentato sulla mia pelle che certe piccolezze in corte d’assise non hanno peso, soprattutto se si parla del Processo alle Bestie di Satana. Evidentemente, certe piccolezze non avevano nessun peso neanche per la Procura, altrimenti non avrebbe lanciato in pompa magna un’indagine che ipotizzava un reato la cui infondatezza era già evidente da ben undici mesi.
Infatti, le dichiarazioni riguardanti quella presunta messa nera, erano state rilanciate ben undici mesi prima, e non avevano portato ad alcuna iscrizione al registro degli indagati perché totalmente ridicole ed infondate. Potrei dilungarmi a lungo per elencare le contraddizioni e le incongruenze del testimone in questione, ma sarebbe del tutto superfluo a fronte di un’evidenza che mi fornisce la Procura. Nel racconto del nostro fantasioso testimone, infatti, la messa nera si sarebbe tenuta in un luogo ben preciso: una chiesa abbandonata e sconsacrata.
Come la stessa Procura in un verbale successivo contesta al testimone, a seguito di accertamenti –forse gli unici seri effettuati in tutta l’indagine-, è stato appurato che, all’epoca dei (presunti) fatti, la chiesa in questione, oltre a non essere sconsacrata, era abitata dai custodi, particolare che rende assolutamente impossibili gli accadimenti di cui sopra. Ma, ad un mese dalla cassazione, per arroventare il clima, anche queste cazzate erano buone da sbattere in prima pagina sui giornali.
A quanto ho esposto fin qui, va aggiunto che, il nostro caro testimone, aggiungeva altri dettagli ai suoi racconti, come i locali in cui ci avrebbe visto ed incontrato più volte. Peccato che si trattasse di locali cha non abbiamo mai frequentato, che nei precedenti interrogatori il teste diceva di non conoscere, o che ai tempi neppure esistevano. Sarebbero bastati dei semplici accertamenti di polizia per appurare tutto questo (e molto altro di cui al momento preferisco non parlare): ma mandare i carabinieri a fare una visura in camera di commercio, e fargli incrociare le deposizione tra loro, non avrebbe certamente offerto la stessa visibilità mediatica che il procuratore ha avuto mandandoli in giro a scavare assieme agli archeologi forensi.
Per questo motivo, il 5 aprile u.s., ho inoltrato al ministro Alfano copia di tutte le denunce depositate in Procura, assieme ad un ‘lettera aperta per la segnalazione di condotte anomale e contestuale richiesta di procedimento disciplinare nei confronti dell’ex. Procuratore Capo di Monza, dott. Antonio Pizzi’. Oltre ad elencarli le principali stranezze nelle indagini (il fatto che ci venissero contestati reati già ritenuti infondati; il fatto che il Procuratore parlasse sui giornali del ‘terzo livello ma non facesse domande in proposito al pentito di turno – forse perché neppure lui gli credeva – e via dicendo), ho chiesto al ministro di vigilare sui Tribunali di Monza e Brescia, per scongiurare l’eventualità che i procedimenti da me sollecitati vengano insabbiati in quanto scomodi. Molto scomodi.
A questo punto qualcuno si chiederà cosa c’entri Brescia in tutto ciò. La risposta è molto semplice: Brescia è il distretto competente per indagare sui magistrati appartenenti, all’epoca dei fatti, al distretto della corte di appello di Milano.
Poiché, quando ho potuto vedere gli atti, ho appurato che nella primavera del 2008 c’è stata un’immensa fuoriuscita di notizie coperte dal segreto dalla Procura di Monza, il 2 febbraio u.s., ho personalmente denunciato l’ex. Procuratore Capo di Monza, per rivelazione di segreti di ufficio, ed il procedimento è aperto a Brescia.
Spero di essere chiamato presto dal Pubblico Ministero , perché ho molte altre cose da riferirgli.
Ci sono altre cose in ballo, elementi che dimostrano senza ombra di dubbio come anche il processo relativo all’omicidio di Fabio e Chiara avrebbe dovuto avere un esito diverso, ma ne parlerò più avanti. Per il momento vi invito a cercare gli articoli apparsi sui media dal 3 aprile 2008 al settembre dello stesso anno; vi invito a confrontare quella marea di cazzate con quanto da me scritto su questo sito da dicembre 2009 ad oggi, per poi giudicare con la vostra testa il lavoro di giornalisti e magistrati.
Marco Zampollo.
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Marzo 2010
Nel mese di dicembre 2009, presumibilmente accogliendo la richiesta della parte offesa, il gip di Busto Arsizio ha respinto la richiesta di archiviazione riguardante il caso di Donato Molla, ed ha disposto nuovi interrogatori, o meglio, ha chiesto al pm di sentire persone coinvolte nelle precedenti indagini relative alle Bestie di Satana, che non erano ancora stati ascoltati in relazione a quella vicenda.
Poiché finalmente cè un pubblico ministero serio ad occuparsi del caso, gli accertamenti richiesti sono stati effettuati nella riservatezza che la legge prevede, senza premurarsi di avvertire prima la stampa piuttosto che i soggetti interessati. Il pm Baraldo ha provveduto personalmente ad alcune escussioni, e ne ha delgate altre al collega monzese dott. Fiorillo, che, nel pool di magistrati che ha lavorato allindagine su Christian Frigerio, si era distinto per competenza e riservatezza, svolgendo il suo lavoro con estrema professionalità.
Io sono stato ascoltato dal dott. Fiorello il 16 febbraio e, vista la serietà dimostrata da lui e dal dott. Baraldo, benché fossi interrogato con le garanzie del procedimento connesso, e, sebben non fossi indagato, avessi facoltà di non rispondere, ho scelto di rinunciare a quel diritto e rispondere alle domande. Per rispetto dei pubblici ministeri sopra citati, al momento preferisco non divulgare nessun dettaglio sul mio interrogatorio.
Quello che mi interessa far notare, è la differenza tra unindagine giudiziaria, come quella che sta conducendo il dott. Baraldo, ed una farsa mediatica dove lunica preoccupazione del procuratore sembrava quella di andare in televisione ed elargire sproloqui, come è avvenuto nella primavera del 2008.
Quando, nel dicembre 2009, ho finalmente avuto accesso agli atti di quellindagine, ho avuto la conferma che per arroventare il clima in vista della cassazione, è stato effettivamente violato il segreto istruttorio, divulgando notizie, conosciute solo alla procura, che non dovevano assolutamente essere divulgate. In altre parole, è stato commesso un reato, previsto e punito (con la reclusione fino a 3 anni) dal codice penale. A questo punto, cari lettori di Nobody.it, vorrei farvi un piccolo indovinello: se questi atti erano conosciuti solo alla procura (che aveva disposto il segreto), chi mai potrà aver commesso il reato allart. 326 c.p.? Purtroppo al momento non posso dirvi altro, ma presto lo farò; ormai è questione di settimane, perché,a dicembre, ho detto che potrebbero essere definiti inquietanti, desolanti o imbarazzanti, a secondo del punto di vista.
Molti di voi proveranno rabbia nellapprendere su quali basi siano stati spesi migliaia di euro pubblici; ancora di più ne proverete pensando a quante migliaia ai euro (sempre usciti dalla vostre tasche) siano stati utilizzate per pagare il lauto stipendio di chi coordinava quellindagine, ma purtroppo per voi vivete in un Paese in cui chi uccide 4 persone se la cava con 20 anni di reclusione accusando degli innocenti, e chi, sperpera decine di migliaia di euro per unindagine che non sarebbe neppure dovuta cominciare, ottiene una bella promozione.
Resta sempre il fatto che io sono di parte, ma gli atti che vi sottoporrò non li ho certo raccolti io; io mi limiterò a divulgarli, lasciando a voi il giudizio.
Cambiando completamente argomento, non posso esimermi dal farvi notare la disonestà intellettuale che continua ad imperversare sui vari media riguardo questa vicenda. Mi riferisco ai commenti che si sono sprecati in merito ai rap di Paolo Leoni.
Su questi testi è stato detto e scritto di tutto, tranne che la verità. Qualcuno è arrivato a sostenere che siano lapologia al satanismo, e qui le ipotesi sono due: o non è in grado di capire ciò che legge, oppure si diverte a manipolare la verità.
Non è mi ainenzione mettermi a decriptare parola per parola quei testi come farebbe un professore intento a piegare la Divina Commedia ad una classe di alunni ottusi: se state leggendo questo sito avete una mente abbastanza brillante per capire il senso di quelle parole. Quello che voglio evidenziare, ad esempio, è come nessun giornalista abbia mai confrontato quei testi con gli atti processuali.
Non credo che ci voglia un genio per capire che, quando Ozzy dice testimoni costruiti in sete daccusa, hanno pure scordato facendo sporca figura, nonostante le istruzioni fornite dalla procura, si riferisce al fatto che Pietro Guerrieri, durante lincidente probatorio, non ricordava il contenuto delle dichiarazioni rese al pm nei vari interrogatori (fondanti lordine di custodia cautelare contro di me, Leoni e Monterosso), al punto che il pm alla fine ha dovuto leggergliele, per sentirsi dire se lho detto, lo confermo. Infatti durante la deposizione Guerrieri non accennava né alla mia presenza, né a quella di Leoni e Monterosso quando venne deciso lomicidio. E badate bene che, alla contestazione del pm, non ha risposto si mi ricordo che cerano anche loro, ma se lho detto (che cerano) io confermo.
E, visto che se laveva detto, lo confermava, io, Leoni, e Monterosso siamo stati condannati a pene che vanno dai 27 anni allergastolo. Vogliamo forse parlare del testimone che la corte convocò poiché assolutamente necessario (art. 507, c.p.p.), salvo ignorare che demoliva lattendibilità dei principali testi di accusa dichiarando che Leoni non ha mai cercato di ucciderlo sotto i binari della metropolitana e contraddicendo il racconto di altri suoi amici?. Già, perché quella di smentirsi a vicenda non è una prerogativa dei pentiti; ci sono quattro testi tra accusa e parte civile che, in una sorta di commedia degli equivoci, sembrano giocare a negare le circostanze raccontate dallaltro. Quelle che ho citato nel memoriale sono solo le punte di diamante delle loro contraddizioni, ma i giudici risolvono il problema alla radice evitando di incrociare tra loro le varie deposizioni: sono tutti attendibili alla bisogna. Nei suoi testi Leoni non dice altro che questo, ma, facendolo in maniera criptica, fornisce un comodo assist a chiunque abbia intenzione di manipolare la verità.
Chissà, forse la malafede di qualcuno gli ha fatto fischiare le orecchie quando ha detto accuse infamanti in varie televisioni e libri scritti da grandi coglioni.
Ma si sa; Paolo Leoni non è attendibile, anche quello che scrive nei rap ha bisogno di riscontri: meglio non perdere tempo e cominciare ad impostare larticolo, almeno la gente capirà che ha ragione.
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Gennaio 2010
Come anticipato nel pezzo di dicembre, è mia intenzione approfondire il discorso circa la totale inattendibilità di Maccione, che emergeva in maniera assai palese della intercettazioni effettuate mesi prima che il procuratore spendesse decine di migliaia di euro per indagare sulla cupola che, dall’alto, avrebbe tirato le file delle Bestie di Satana.
Ricorderete quante dichiarazioni ha rilasciato ai giornali il procuratore nella primavera del 2008 circa l’esistenza di questo livello superiore; molti di voi penseranno che avesse in mano qualche indizio serio, e invece no, aveva solo delle ridicole intercettazioni di Maccione, a cui sembra non credesse neppure lui.
Nelle intercettazioni del 18.11.07, infatti, Maccione racconta al compagno di incontri tra esponenti di varie sette, per accordarsi sui rispettivi traffici illegali, e non farsi la guerra a vicenda. Una delle sette più grandi e potenti sarebbe stata quella del ‘Grande Occhio’ (quando ne ho sentito parlare in tv mi sono ammazzato dal ridere perché mi sono immaginato un nuovo avviso di garanzia in cui Io , Monterosso e Leoni, venivamo accusati di riunirci con Frodo, Gollum e Gandolf a Mardor, in una setta che aveva lo scopo di impossessarsi dell’unico anello), che, dopo l’arresto delle Bestie di Satana, avrebbe preso il potere su tutte le altre. Cito un passaggio interessante, pag.16 delle trascrizioni:
Compagno: < Però vi siete riuniti qualche volta?>
Maccione: < si, perché c’era il punto di riunione di tante sette…per non farsi la guerra, capito? Perché ognuno ha le sue attività, droga, spaccio, prostituzione, armi…c’hanno le loro attività (..)>
Compagno: < ma facevano sti cazzi di riti satanici?>
Maccione: <li erano riunioni dove si parlava e basta>
Compagno: < ma parlare di cosa?>
Maccione: <ma io penso di non farsi la guerra, riunioni che dovevano fare, o sette o riti, che cazzo ne so!>.
Adesso sapete su cosa si basava l’indagine sul terzo livello; su alcune riunioni a cui Maccione dice al compagno di aver partecipato , come quello gli fa una domanda specifica, sugli argomenti trattati, risponde <ma, io penso….che cazzo ne so>.
Ecco a voi il testo chiave dell’inchiesta, uno che partecipa ai summit delle sette sataniche /massoniche di tutta Italia e non sa si cosa si parlava…mi ricorda qualcosa….ah si, il mio vecchio processo, quello in cui sono stato condannato a 29 anni di carcere perché, l’unico ‘pentito’ che mi nominava tra i presenti alla riunione in cui decide l’omicidio, quando il giudice gli chiese cosa dicessi o facessi in quel frangente, ha risposto < non mi ricordo adesso a pensarci così>. (Inc. Prob. Volpe 12.10.04 pag.65). Scusate questa piccola digressione, stavamo parlando di altro.
Non posso non citare un altro passaggio delle intercettazioni alla base dell’indagine, che i carabinieri hanno riassunto così: <Mario racconta che una volta, nel periodo in cui secondo lui lo volevano far fuori, Zampollo gli disse che dovevano andare a Triora, in Liguria, per fare un rito satanico. Mario non si presentò all’appuntamento e ci andò per conto proprio, con una pistola nascosta in un marsupio pieno di munizioni. In questo posto c’erano molte persone di altre sette ed anche i suoi coimputati, questi chiedevano a Mario di fare la seduta e lui, con atteggiamento di sfida, rispondeva che quella sera non era possibile farla, quindi se ne andava>.
Tralasciando il fatto che mi piacerebbe sapere come avrebbe fatto Maccione ad andare e tornare dalla Liguria di sera per conto proprio, dato che non possedeva neppure la bicicletta, trovo a dir poco esilarante che, una persona che abbia paura di essere uccisa, si predenti ad un raduno di trafficanti di droga e armi (quali erano le sette secondo Maccione) e, forte di una pistola nel marsupio, si metta anche a sfidarli. Visti questi precedenti, vorrei lanciare una petizione per chiedere al Ministro della Difesa di ritirare le truppe dal medio oriente e inviare sul campo Maccione con il suo marsupio…
Del resto, è lo stesso Maccione a dire al suo compagno che pensa di essere intercettato e che, di conseguenza, non sta dicendo la verità (lasciando intendere che parlerà con gli inquirenti solo se lo faranno uscire dal carcere).
Pag. 39 < (Pizzi) secondo me lui sente>. Pag. 41, <questa non è una conferma di testimonianza, io ti posso dire quello che voglio a te>.
Pag. 42, Maccione < io ti ho sempre detto, imito il Grande Fratello, prendi quella storia lì, tranne i nomi, e certe persone>
Compagno:< perché hai detto questo?>
Maccione:<perché poi vengono da me…cosa vogliono da me?>
Che gli inquirenti in realtà non credessero ad una parola di tutto questo, lo dimostra il fatto che, negli interrogatori della primavera 2008, a Maccione non venne posta neppure una domanda sulle altre sette, sul terzo livello, la cupola, o come la si vuole chiamare. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché allora il procuratore ha fatto tutto quel cinema a livello mediatico? Ormai credo che siate in grado di rispondete da soli a questa domanda…
Poiché a dicembre vi avevo promesso alcune chicche allucinanti, credo sia giunto il momento di tenere fede alla parola data. Infatti mi piacerebbe sapere se il procuratore ha denunciato Maccione per diffamazione, dato che, nelle intercettazioni, lo accusa ripetutamente di aver coperto i mandanti dell’omicidio di Chiara Marino:
pag. 33 Maccione:< eh, non è valso ad un cazzo! Anche dicendo (xxx) era l’organizzatore…il mandante>.
Compagno: < tu dici?>
Maccione: <questo Pizzi è stato>
Compagno: <a fare che?>
Maccione: <a far si che non venissero né indagati né niente>
Maccione torna sull’argomento anche il 25.11, pag, 7 della trascrizione: < perché sono dei pezzi di merda! Se no c’era troppo da lavorare, da indagare>. Compagno: <Minchia!> Maccione:<ecco, loro hanno fatto quattro mesi di indagini, si sono attenuti a quello che diceva Volpe su di noi e basta…e lì hanno chiuso le indagini. Io per loro ero solo una bastone fra le ruote>.
Compagno:<perché hanno creduto a Volpe?> Maccione: <perché era più facile>.
Io non so se questa storia sia vera o meno, posso solo dire che, mentre altre parti delle intercettazioni di Maccione venivano riportate per estratto dai media, di questi passaggi non se ne è mai parlato fino ad ora.
Per poter esercitare le funzioni, un magistrato deve essere al di sopra di ogni sospetto, o almeno così è scritto nell’ordinamento giudiziario; per questo vorrei sapere se il procuratore ha scelto di difendere la sua reputazione querelando Maccione, o se ha preferito ignorare queste accuse, e, nella seconda ipotesi, vorrei sapere perché.
Marco Zampollo
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Dicembre 2009
Siccome questanno sono stato un bravo bambino, Babbo Natale è stato buono con me e mi ha portato gli atti dellindagine di Monza, quella che ruotava attorno alla scomparsa di Christian Frigerio.
Questi atti possono essere definiti inquietanti, desolanti o esilaranti, dipende solo da che punto di vista si guardano.
In questo mio primo scritto nel merito, vorrei soffermarmi su alcune intercettazioni effettuate nella cella di Mario Maccione nel novembre 2007: mesi prima che, lallora procuratore di Monza, iniziasse a sbandierare ai quattro venti la nuova indagine, in cui, è bene ricordarlo, proprio Mario Maccione era il teste chiave.
Per evitare inutili ripetizioni rimando chi legge al pezzo pubblicato su questo sito nel maggio 2009 e vi invito solo a tenere bene a mente che, quando il procuratore si prodigava in interviste in cui raccontava allopinione pubblica di cupole sataniche e lunghe catene di omicidi misteriosi, era perfettamente a conoscenza dei particolari che mi accingo a riportare.
Innanzitutto, dalle intercettazioni, Maccione sembra ben consapevole che Frigerio non fosse sepolto ad Increa; cito dalla trascrizione del 18.11.2007, pagina 1:
Compagno: < perché non glielo dici tu?>
Maccione:< perché non so dove dirgli>
Compagno: < eh, digli quello che hai detto a me, glielo dici a loro>
Maccione:< eh, ma andrebbe a vuoto>, < se poi non è lì, se poi non è lì>.
Maccio sembra quasi sicuro che Frigerio non sia sepolto ad Increa, ma poi si convince che mandare gli inquirenti a vuoto non gli recherebbe alcun danno, in quanto la sua sarebbe comunque una dichiarazione de relato, ossia, racconterebbe fatti appresi da altri; anzi, il fatto di non trovare alcun corpo, dimostrerebbe che Maccione è estraneo al delitto, in quanto non conosce neppure il luogo di sepoltura. I due parlano di altro, poi tornano sullargomento: pag. 28:
Compagno: < e se non dovessero trovarlo?>
Maccione:< dicono: ma che cazzo stai dicendo? ed io: non lo so, mi sono drogato in carcere!>
Indovinate un po come giustificherà la mancanza di riscontri davanti agli inquirenti, mesi dopo lo stesso Maccione? Proprio con luso di droghe che gli avrebbero annebbiato i ricordi; particolare tra laltro smentito dalla dettagliatissima confessione dellomicidio di Fabio Tollis che Maccione fece il 1° giugno 2004.
Ma andiamo avanti; infatti Maccione dice di sperare che il procuratore apra un processo su vari suicidi/scomparsi, basandosi sulle dichiarazioni dei loro amici e familiari, in modo che, per paura di ulteriori condanne, Volpe e Guerrieri facciano accordare i rispettivi avvocati, per incolpare di tutto gli altri (io, Leoni, Monterosso, Sapone) con la speranza di farci prendere 80 anni a testa e lauspicio che ci suicidiamo in carcere
stiamo parlando dello stesso Maccione che, la sentenza che mi condanna, ritiene attendibile perché pentito e travolto dai sensi di colpa
cito da pag. 20 e 21 dalle trascrizioni:
Maccione: < Pizzi non trova un cazzo e sincazzano, scava
scava
ribalta tutto
soldi, capito? Perché costano ste cose qua, non trova un cazzo inizia a sanguinare e dice ci sono dei testimoni fuori, amici di questi, apro un processo, lo posso aprire per omicidio, tutti accusati noi sempre, vediamo se si cagano nelle mutande, aprono un processo tutti andiamo li, ci guardiamo in faccia, tutti con la paura, a quel punto ritorniamo nessuno sa niente, ritorniamo alle nostre case, in galera no, allora Volpe va dallavvocato e dice contatta subito lavvocato di Guerrieri che ci mettiamo daccordo che io so tutto ah si, meno anni possibili, perché io qualcosa me lo prenderò, parlerò, esco fuori come il salvatore. Diciamo che il mio avvocato è stupido, cosa che non è, e non si lascia sfuggire sto particolare, non parla con i loro avvocati, allora andiamo ancora al processo, Volpe e Guerrieri parliamo e diciamo tutto, così, così, così, sono stati loro, lui ha fatto così invece così
noi sapevamo tutto però, siccome ci eravamo già mossi in passato dicendo che loro sapevano qualcosa, no? Adesso che sappiamo i nomi, sappiamo che sono stati loro.E beh, arriva un macigno, no, 80 anni, tutti che si suicidano in carcere>.
Rileggete bene questo passaggio, in mo do da comprendere il senso fino in fondo, poi ricordatevi che, la sentenza che mi condanna, si fonda sul presupposto che Volpe, Maccione e Guerrieri, non potrebbero accusare le stesse persone, se queste non fossero davvero loro complici
ne siete ancora così sicuri?
Continuando nella conversazione, Maccione spiega al suo compagno che prima gli devono togliere 3 anni per i tentati omicidi, poi, con la strategia che ha studiato, si farà cancellare tutta la condanna; cito dalle pagine 22 e 23:
Maccione:< Bisogna aspettare, convincerli, quando mi hanno tolto gli anni e da lì si inizia>
Compagno:<si inizia
che faresti?>
Maccione:< inizia la strategia, la strategia dei suicidi, le scomparse, anche quelle viste in televisione, fare un bel casino. Perché con la televisione metti paura a Pizzi, dice cazzo, questo sta dicendo tutto
anche le cazzate che abbiam fatto nei processi e ste storie qua, viene li strisciando Mario aiutami, ti tolgo tutto>.
Riguardo alle presunte vittime, i famosi suicidi, è interessante anche unintercettazione del 25.11.2007, che i Carabinieri riassumono così; pagina 5 della trascrizione:<Mario spiega che per fare questo deve avere laiuto degli avvocati, perché deve acquisire tutti gli atti di questi suicidi. Lui solo così, guardando le date i particolari, riuscirà a risalire ai 6 suicidi>.
Scusate un attimo, ma a cosa gli servono gli atti se, come dichiara agli inquirenti, i particolari glieli avevamo raccontati noi, vantandoci di qui delitti???
Nelle intercettazioni Maccione parla anche di un omicidio che avrebbe commesso lui e che non si scoprirà mai, ma, se si dovesse scoprire, lo accollerebbe agli altri, tanto ormai sarebbe credibile: quando gli inquirenti gli contestarono il fatto, Maccione rispose così:<Avuta lettura delle conversazioni intercettate relativamente allepisodio in cui io riferirei a (xxx) di aver ucciso un certo Claudio Di Bella, riferendone poi anche i particolari, voglio chiarire che si trattava del racconto di una allucinazione che io avevo vissuto nel periodo in cui facevo uso di mescalina. Dal tenore della conversazione con (xxx) si capisce che io sto riferendo dellepisodio come se fosse reale, mentre invece non lho vissuto realmente>. (dal verbale del 9 aprile 2008).
A questo punto sarebbe facile per me prodigarmi nei commenti, ma preferisco evitare, lasciando ad ognuno di voi la più ampia libertà di pensiero. Mi limito a segnalarvi che, dopo aver potuto constatare laffidabilità di questo testimone con quanto ho scritto finora, e le chicche (allucinanti) che mi sono tenuto per il prossimo pezzo, il procuratore ha speso 25.680 (di soldi vostri) per andare a scavare seguendo le indicazioni di Maccione, coi risultati che già conoscete. Se volesse intraprendere altre iniziative del genere, mi permetto di consigliargli di aspettare lautunno, almeno, se le indagini non dovessero andare a buon fine, potrebbe trovare qualche tartufo con cui ammortizzare le spese.
Questo è solo linizio, col passare del tempo vi dimostrerò, con le carte che il procuratore aveva già in mano nel 2007 (quindi prima che lanciasse lindagine in pompa magna), come tutto ciò che mi ha contestato nel 2008 (ad un mese dalludienza in cassazione) era già ampiamente smentito; allora, forse, molte cose vi saranno più chiare, e capirete come questa indagine avesse ununica finalità: evitare che la cassazione annullasse le vecchie condanne.
Buone Feste
Marco Zampollo
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Ottobre 2009
Qualche giorno fa la trasmissione ‘Atlantide’ ha parlato del famoso processo alle streghe di Salem, tenutosi appunto a Salem (Massachusetts), alla fine del 17° secolo.
Ho trovato così tante analogie tra quel processo farsa, celebrato da un manipolo di puritani deviati davanti ad un tribunale speciale, ed il processo subito da me in un presunto Stato di diritto oltre 3 secoli dopo, che mi sono convinto a scrivere questo pezzo.
A Salem tutto ebbe inizio quando alcune bambine iniziarono ad avere dei sintomi di isteria, urlando e contorcendosi senza motivo apparente; un motivo che i puritani, nella loro beata ignoranza, ci misero poco a trovare: Satana. Restava da capire chi avesse mandato il Diavolo a tormentare quelle povere bambine, e i sospetti si concentrarono subito sulla loro serva di origini indiane. La ragazza fu arrestata e condotta davanti ai magistrati per essere interrogata. Resasi conto che il suo futuro non era estremamente roseo, la giovane decise quindi di ‘collaborare’, ammettendo di essere dedita alla stregoneria e facendo i nomi di altre presunte streghe, che vennero immediatamente arrestate. Nel paese fu una sorta di effetto domino: chiunque avesse delle questioni in sospeso con chicchessia non doveva far altro che denunciarlo per stregoneria e i suoi problemi avrebbero trovato una rapida soluzione. Come da prassi consolidata le prime ad essere arrestate furono quelle donne che vivevano ai margini della società o, che comunque avevano degli atteggiamenti ‘sconvenienti’ per l’epoca e, sulla scorta delle loro dichiarazioni, si procedette ad altri arresti.
Fermiamoci un momento a questa prima analogia: a Salem è stata arrestata una donna che, per salvarsi la vita, ha iniziato a muovere false accuse contro altre persone; a Busto Arsizio è stato arrestato Andrea Volpe che, per non prendere l’ergastolo, confidava al padre che si sarebbe ‘inventato nomi a palla, tirando dentro un sacco di gente’, come risulta dalle intercettazioni del 18-2-2004. In base a quanto dichiarato da queste persone, altri soggetti sono stati arrestati e condannati. La seconda analogia tra i due processi sta nel fatto che chi ha ‘collaborato’ è stato graziato: a Salem non è stato impiccato ed è uscito dopo un paio di anni di carcere, mentre nel mio processo ha preso da 12 anni a 20 anni di carcere invece dell’ergastolo.
Quando dagli arresti si passò ai processi, a Salem si resero conto che non potevano condannare a morte delle persone basandosi sulla parola degli altro arrestati, servivano delle prove…ma le prove non c’erano. Fu quindi introdotto l’uso della cosiddetta ‘prova spettrale’. Si sostenne che gli impuntati avessero firmato il libro del Diavolo, autorizzando quest’ultimo ad assumere le loro sembianze per tormentare gli innocenti. Succedeva quindi che persone detenute venissero accusate di qualunque cosa, e l’accusa era legittima perché non era stato l’accusato a commettere il fatto ma Satana stesso, dopo averne assunto l’aspetto in virtù della famosa firma. Ecco la prova definitiva che l’imputato era dedito alla stregoneria. Sebbene nella sentenza che mi condanna la prova spettrale non venga menzionata esplicitamente, credo di poter affermare che sia stata utilizzata: fa niente se un intervento chirurgico, documentato in atti, rende impossibile la mia presenza in occasione di depistaggi di cui parlano Maccione, Tollis Michele e Pasqualina Marino; le loro dichiarazioni vengono comunque usate come riscontro nei miei confronti …che sia stato Satana ad assumere le mie sembianze in quelle occasioni? Fa niente se Leoni risulta al lavoro il pomeriggio del 17-1-98 (vedasi memoriale 31-10-08 pubblicato su questo sito) e non in fiera di Senigallia come sostengono i ‘pentiti’; i giudici scrivono che ‘resta il dato processuale della incontrovertibile convergenza delle 3 chiamate in correità’….che il caro vecchio Satana abbia sostituito anche Leoni, servendo i clienti al banco della Pescheria della Metro, per permettergli di recarsi in fiera? O forse Satana, non amando particolarmente l’odore del pesce, ha preferito impersonificare Leoni proprio in fiera lasciando Ozzy a districarsi tra cozze e branzini? Questo, purtroppo, non sono in grado di dirvelo. Sta di fatto che, grazie a questo rigoroso metodo di valutazione delle prove a carico e a discarico, a Salem furono condannate a morte una ventina di persone, mentre io ed altri abbiamo preso condanne che vanno dai 27 anni all’ergastolo.
Da alcuni documenti dell’epoca risulta che a Salem qualcuno cominciò a insospettirsi di quel delirio collettivo ed iniziò a vedere qiello che si celava dietro l’alone mistico degli eventi: terre espropriate ai condannati, debiti annullati e via dicendo….un circolo vizioso in cui ci guadagnavano pressoché tutti. Salvo i condannati ovviamente. Ecco l’ennesima analogia. Già, perché, se non consideriamo me e gli altri due ‘concorrenti morali’, possiamo certamente affermare che col processo alle
Bestie di Satana ci hanno guadagnato un po’ tutti: tra ospitate televisive, libri pubblicati (magari anche testi in cui si contraddice espressamente quanto testimoniato in aula), elogi pubblici di assassini graziati, ci sarebbe da fare un bell’elenco.
A Salem, dopo un paio di anni di follia collettiva la Stato riprese il controllo su quel manipolo di invasati, ordinò che si celebrassero processi regolari e, manco a dirlo, la gente non venne più uccisa. Vennero assolti tutti, persino la serva di origini indiane che con le sue dichiarazioni aveva dato il via a quella sensazionale ondata di calunnie. Ci volle un po’ di più per la revisione del processo: circa 300 anni. Infatti solo nel 2001 un tribunale americano ha riconosciuto l’innocenza di quei poveri disgraziati che furono condannati a morte….spero che in Italia le cose siano un attimino più rapide, ma non ne sono così sicuro, dato che sto ancora aspettando gli atti dell’indagine farsa archiviata l’8 gennaio di quest’anno. Circa un mese fa uno dei miei avvocati mi parlava di ‘tempo tecnico’; se non fossi in carcere senza motivo da 5 anni troverei esilarante che il ‘tempo tecnico’ in cui una donna fa in tempo a concepire un figlio, crescerlo dentro di sé e partorirlo, non è stato sufficiente al tribunale di Monza per rendermi accessibili gli atti che mi servono. Eppure, fin quando ha fatto comodo a qualcuno, gli stessi atti, benché fossero secretati, finivano regolarmente in mano ai giornalisti…chissà come mai…
Vorrei spendere due parole anche sulle polemiche seguite alla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Secondo alcuni, infatti, con quella sentenza la Corte avrebbe contraddetto una sua precedente pronuncia...un fatto gravissimo…non so se ciò sia vero o meno; quello che mi interessa farvi notare in questa sede è che, per condannare me, la Corte di Cassazione ha contraddetto altre sue sentenze ma nessuno si è stracciato le vesti per questo. Le deposizioni di Volpe e soci, infatti, sono viziate da domande suggestive, ossia domande in cui il pm suggerisce loro le risposte, cosa che, avendo chiesto lui l’esame, non può fare. Rispondendo alle censure difensive la Corte di 1^ grado sostenne che le domande suggestive ‘servivano ad instradare la risposta sul binario fattuale di interesse’; la questione venne quindi riproposta in appello, dove il giudice, non potendo (stranamente) negare l’evidenza, sostenne che si trattava di prova nulla, e non utilizzabile; ma la nullità era da ritenersi sanata. Ricorrendo in Cassazione, l’Avv. Cosenza citò quindi una sentenza della Corte che recita :<l’art.191, c.p.p. esclude, in via generale, di poter utilizzare, ai fini della deliberazione, prove che siano state acquisiste in violazione di uno specifico divieto….(fattispecie in tema di violazione dell’art.499 terzo comma c.p.p. che vieta di porre al testimone domande che tendono a suggerire le risposte). (Cass.Pen. 1^ sez. sent.3187 18-3-’92).
Sul punto, la stessa sezione (1^), ci rispose che la violazione del 3^ comma dell’art. 499 non è motivo di inutilizzabilità ex. Art.191 c.p.p. e ci conferma le condanne.
Scusate la domanda retorica: ma la legge non era uguale per tutti?
Marco Zampollo
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Luglio 2009
Il 23 giugno 2009 la trasmissione La linea dombra, condotta dal criminologo Picozzi, si è occupata della vicenda delle Bestie di Satana; in questo scritto è mia intenzione fare alcune osservazioni.
Chiunque ha visto la trasmissione avrà certamente notato che io e Monterosso quasi non siamo mai nominati, e questo la dice lunga riguardo alle condanne che ci sono state date (la 2^ e la 3^ condanna più alte del procedimento) senza che vi siano elementi concreti a nostro carico. Nella trasmissione in questione, il pubblico ministero che ha condotto le indagini, ha dichiarato che io ed Eros Monterosso saremmo stati una sorta di vicecapi, i due che nel gruppo venivano gerarchicamente subito dopo Leoni e Sapone. A riguardo, la voce fuori campo, si è dimenticata di far presente ai telespettatori che nessun testimone ha mai attribuito un ruolo di spicco a me o ad Eros e che entrambi abbiamo preso lattenuante dellart. 62 bis perché, secondo i giudici, avremmo avuto un ruolo passivo nelle decisioni del gruppo, cosa alquanto strana per un vicecapo.
Il punto focale delle dichiarazioni del pubblico ministero, però, sta nel fatto che, per la prima volta, ha dichiarato che Volpe ha collaborato per alleggerire la sua posizione processuale ed evitare il rischio dellergastolo, che avrebbe potuto prendere per lomicidio di Mariangela Pezzotta. Verrebbe da chiedersi come mai lintervistatore non abbia domandato al pm perché, allora, nel processo a mio carico, egli ha più volte sostenuto che, collaborando, Volpe ha aggravato notevolmente la sua posizione, in quanto si è trovato a rispondere di 3 omicidi, unistigazione al suicidio, e di 2 tentati omicidi
ma mi rendo conto che una domanda del genere potrebbe risultare un po scomoda, soprattutto in una trasmissione condotta da un consulente dello stesso pubblico ministero.
Si è parlato degli altari satanici sequestrati a casa di Leoni e del suo pc contenente scritti satanici. Si tratta dellennesima manipolazione mediatica, perché, a casa di Leoni, non è stato sequestrato nessun altare: quello che è stato fatto vedere, (ammesso che un drappo nero con una stella e qualche candela possano essere definiti un altare), è quello che la mamma di Chiara Marino ha ricostruito ad uso e consumo della trasmissione Chi lha visto?, dichiarando che dopo la scomparsa della figlia aveva messo quel materiale in cantina. Molti di voi, sentendo la voce fuori campo che parlava del materiale sequestrato a casa di Leoni mentre veniva inquadrato laltare, avranno pensato che lo stesso fosse appartenuto a Leoni; questa è la riprova di come i media abbiano distorto qualunque elemento delle indagini, al fine di far passare una verità costruita a tavolino, che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti. Stesso discorso per il pc contenente scritti satanici che, semplicemente, non esiste. Volpe sostiene che Leoni avesse questo pc, ma, durante il processo, è stato appurato che Leoni non ha mai avuto alcun pc; quello che era stato sequestrato a casa della fidanzata di Leoni è stato immediatamente dissequestrato perché conteneva esclusivamente materiale riguardante gli studi della ragazza in questione, e Leoni non lo sapeva neppure accendere: invito chi legge a consultare il sito www.voceditalia.it, che, il 15 maggio, ha pubblicato un mio pezzo che tratta proprio della manipolazione mediatica. Per concludere questa parentesi su Leoni, vorrei parlare del materiale satanico che è stato realmente sequestrato a casa sua. Si tratta semplicemente di qualche teschietto di plastica, qualche cd metal, una bandiera di Deicife e qualche cianfrusaglia del genere. Se Leoni è il capo spirituale di questa famigerata setta, come è possibile che non possieda alcun libro di occultismo o qualche oggetto rituale? Certo, nel verbale di sequestro, dopo la descrizione di qualche reperto, è stato scritto verosimilmente usato per la celebrazione di riti satanici ; bene, tra questi oggetti rituali compare ad esempio un cerchio in plastica a cui sono applicate due corna luminescenti
si tratta, nientemeno, che delle corna luminose di Gardaland!!!Qualche settimana fa, guardando il film Ti amo in tutte le lingue del mondo, ho notato che, in una scena girata A Gardaland, gli attori indossano le stesse identiche corna
.spero che nessuno accusi mai Pieraccioni di appartenere ad una setta satanica perché, in un processo serio come il mio, quelle scene proverebbero la sua familiarità con oggetti riconducibili a pratiche sataniche, come si legge nelle sentenze contro di me.
Per la prima volta nella trasmissione di Rai2, è stato detto che i pentiti rendono versioni contrastanti tra loro, ma che comunque accusano le stesse persone. Naturalmente non è stato fatto il minimo accenno allinterrogatorio del 5.06.04, dove Maccione non accusa né me né Leoni, né Monterosso. Al termine dellinterrogatorio è il pm a dirgli che Volpe diceva che noi eravamo presenti alla pianificazione del delitto e che eravamo membri della sua setta
le sentenze sostengono che Maccione e Guerrieri non potrebbero accusare le stesse persone di cui parla Volpe se io e gli altri 2 non fossimo stati loro complici
.in effetti deve essere davvero difficile per un imputato ripetere quello che gli ha detto il pm nel corso di un precedente interrogatorio. Il 24.06.04, quindi dopo che il pm gli aveva riferito la versione di Volpe, Maccione è intercettato mentre parla in cella con il suo compagno:
Maccione:<<Volpe, conoscendolo, lui non andava da solo in carcere, capito?>>
Compagno:<<Beh, cha Sapone, cha quellaltro>>
Maccione:<<Lui coinvolge gli altri, anche se non cerano>>
Anche a queste intercettazioni, come al solito, non è stato fatto alcun accenno, così come si è taciuto il fatto che il mio è lunico processo in Italia in cui le intercettazioni ambientali (su cui si basano la maggior parte delle sentenze di condanna nel nostro Paese) sono state giudicate ininfluenti, dato che scagionano 3 imputati su 5.
In un breve passaggio sul finire della trasmissione è stato detto che non esistono cupole o terzi livelli di sorta; credo che la maggior parte di voi ricorderà quanto i vari media abbiano blaterato nella primavera 2008 (guarda caso periodo delludienza in cassazione) circa la certezza del procuratore dellesistenza di un livello superiore e di altri morti riconducibili al gruppo. Perché invece la smentita è stata data di soppiatto? Perché non hanno parlato degli scavi a vuoto sulle parole di uno che viene giudicato attendibile nella sentenza che mi condanna? Perché non dicono quanti soldi ha sprecato il procuratore per unindagine che non sarebbe neppure dovuta cominciare a causa dellinfondatezza della notizia di reato?Ma questo punto lo approfondirò più avanti quando qualcuno, in tribunale a Monza, si degnerà di depositare gli atti dellindagine archiviata l8 gennaio 2009.
Come al solito ho sottoposto a chi legge dei fatti concreti, riscontrabili negli atti processuali, ed ho sollevato obiezioni ed interrogativi che qualunque persona, che non si lasci abbindolare da alcune ricostruzioni televisive in cui si vedono 4 fessi a lume di candela, dovrebbe porsi con la speranza che possano aiutare a riflettere e aprire gli occhi.
Grazie per lattenzione
Zampollo Marco.
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Monza, maggio 2009
Sono Marco Zampollo,
con questo scritto desidero fare un po’ di chiarezza sugli sproloqui che hanno imperversato su tv e giornali tra la primavera e l’estate del 2008.
Su questo sito (di seguito, ndr) è già stato pubblicato un mio lungo memoriale nel quale ho elencato le principali contraddizioni, incongruenze, invenzioni e omissioni della sentenza di appello; poiché, con un clima sereno, la corte di cassazione avrebbe molto verosimilmente cassato un tale obbrobrio giuridico, un mese prima dell’udienza, la procura di Monza (per strana coincidenza capitanata dallo stresso personaggio che era ai vertici della procura di Busto Arsizio nel periodo in cui atti secretati finivano quotidianamente sui giornali) è partita in pompa magna con un una nuova indagine ad altissimo impatto mediatico. Per l’ennesima volta sono venuto a conoscenza dell’indagine a mio carico attraverso i media che il 3 aprile 2008 riportavano dettagliatamente la notizia, fornendo anche le date degli interrogatori e citando alcuni stralci degli atti che, anche in quest’indagine, a quanto pare, erano secretati solo per le difese. Da li in poi è stato un crescendo di rilanci da parte degli inquirenti che di giorno in giorno aumentavano il numero delle presunte vittime di questa fantomatica setta, arrivando a parlare di 18 omicidi riconducibili al gruppo. Poiché non potevo consultare gli atti non mi restava che affidarmi ai media: ho quindi iniziato a seguire tutti i tg, tutte quelle trasmissioni voyeuristiche che vengono spacciate per trasmissioni di approfondimento giornalistico, e a tener d’occhio i quotidiani. In una delle trasmissioni di cui sopra viene intervistato un ‘supertestimone’ che disse di aver visto Christian Frigerio (il ragazzo attorno alla cui scomparsa ruotava l’indagine) la sera della suo scomparsa, mentre veniva portato via da persone armate, persone che sono ancora in libertà. Il ‘supertestimone’sosteneva anche di aver parlato con il procuratore e , proprio in seguito a questa affermazione, cominciai a maturare la convinzione che tutta l’indagine fosse stata creata solo per mettere pressione nel periodo della cassazione. Nell’avviso di garanzia, infatti, il presunto omicidio di Frigerio veniva contestato a me ed altre sei persone, tutte detenute (alcune ingiustamente) per l’omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino, senza alcun riferimento ad altre persone, neppure come ’allo stato attuale non identificate’’. In altre parole, veniva omessa la deposizione di colui che, presumibilmente, era stato l’ultimo a vedere Frigerio prima della scomparsa, cosa alquanto strana se la procura stava realmente cercando di scoprire che fine avesse fatto questo ragazzo.
Una volta ottenuta la conferma delle vecchie condanne da parte della cassazione le notizie sulla nuova indagine andarono gradualmente scemando, ma ormai uno dei ‘pentiti’ del vecchio processo aveva deciso di fare nuove ‘rivelazioni’ e la procura effettuò una prima sessione di scavi per cercare il corpo di Frigerio. Visto l’insuccesso dell’iniziativa venne quindi organizzato, per il 14 luglio, un confronto con il ‘pentito’ di turno; questa volta però gli atti non vennero notificati in copia ai giornalisti e, forse anche a causa della magra figura che si appalesava all’orizzonte, per evitare ogni tipo di pubblicità il confronto si tenne qui in carcere a Monza, dove vennero condotti gli altri indagati. Venni quindi a conoscenza della ridicola versione fornita da Maccione, secondo cui ci sarebbero stati almeno altri 4 omicidi riconducibili al gruppo, omicidi a cui lui era estraneo, ma che gli sarebbero stati raccontati dagli altri. Però le cose ‘non erano molto chiare nella sua mente’, di conseguenza Maccione non era in grado di fornire dettagli e circostanze particolari. Uno dei due pm cercava di impersonare quello convinto, l’altro era una maschera di tristezza. La cosa più allucinante però è che, sebbene secondo Maccione un ruolo centrale in tutti i presunti omicidi sarebbe stato ricoperto da Paolo Leoni, proprio Leoni non è stato convocato per il confronto, nonostante avesse chiesto lui stesso, per ben due volte (nella primavera 2007 ed il 17 aprile 2008 quando venne interrogato per alcuni di quei fatti da cui si dichiarava estraneo) di essere messo a confronto con chiunque eventualmente lo accusasse. La legge prevede che i confronti vengano disposti tra 2 o più persone, quando c’è disaccordo tra le loro dichiarazioni su fatti e circostanze importanti: direi che è proprio il caso di Maccione e Leoni. Ciò nonostante Leoni non è stato convocato con buona pace della legge e della ricerca della verità.
Dopo questo confronto, la procura ordinò una nuova sessione di scavi, supportati da un team di archeologi forensi con l’ausilio di macchinari speciali, ma non venivano più rilasciate interviste in cui si promettevano imminenti svolte, anzi, venne mantenuto il riserbo più totale fino al 10 agosto, quando, in un’intervista che presumibilmente ha creato qualche imbarazzo, il procuratore dichiarò di avere la prova dei collegamenti tra Christian Frigerio e le ‘Bestie di Satana’ e che a settembre avrebbero valutato se chiedere l’archiviazione dell’indagine (?!?). Di colpo veniva messa in dubbio l’attendibilità di Maccione ma il procuratore precisava che non si poteva escludere che ‘la’ sotto (nel parco Increa) qualcosa effettivamente ci sia’ ma che per trovarlo ‘alla fine avrebbero dovuto tirar su tutto’. Oltre ad essere palesemente ridicola, quest’ultima affermazione è smentita dal nostro ordinamento: l’art. 112 della costituzione sancisce l’obbligatorietà dell’azione penale; di conseguenza, se il procuratore avesse avuto il minimo sospetto che Maccione dicesse il vero, e che Frigerio fosse davvero sepolto ad Increa, non avrebbe avuto soltanto il dovere morale, ma l’obbligo giuridico di radere al suolo quel parco per recuperarne i resti.
E’ inutile anche attaccarsi ai precedenti scavi effettuati nel parco per realizzare il metanodotto perché questi, semmai, sono la riprova del’inattendibilità di Maccione. Quante volte durante dei lavori sono stati ritrovati, ad esempio, ordigni della seconda guerra mondiale, reperti archeologici, o resti umani? Non vedo perché il corpo di Frigerio non avrebbe dovuto sottostare a questa regola se fosse stato effettivamente sepolto li.
Inoltre c’erano gli altri omicidi di cui parlava Maccione, che nulla hanno a che vedere con il parco Increa ed i lavori effetuativi.
Nonostate l’inchiesta in questione sia stata archiviata il 9 gennaio 2009, più di quattro mesi or sono, nessuno in procura ha ancora depositato gli atti dell’indagine, che ora servono a me e ad altri imputati, per procedere contro chi ci ha calunniato, che guarda caso, è uno dei ‘pentiti’ giudicati totalmente attendibili nella sentenza contro di me.
Vorrei segnalare a chi legge che il Direttore del quotidiano on-line ‘la Voce d’Italia’, il prof. Marco Marsili, sta lavorando molto seriamente per far luce su questa vicenda ed arrivare alla verità storica, senza fermarsi a quella propinata da chi ha fatto ignobili compromessi con gli assassini pur di potersi pavoneggiare su tv e giornali. Chiunque fosse interessato può trovare molto materiale sul sito www.voceditalia.it.
Altri articoli che, in maniera sintetica, fanno capire parecchie cose, hanno cominciato ad essere pubblicati a puntate sulla rivista web ‘Il Faro’ all’indirizzo www.ilfaromag.com; è un’inchiesta di Silvia Russo: ‘Bestie di Satana: quando il business del diavolo toglie la capacità di analisi’.
Segnalo infine che, da alcuni mesi, è attivo un gruppo su Facebook, chiamato ‘Paolo Ozzy Leoni’, gestito da un ragazzo che, non convinto di quanto dicono le sentenze, ha contattato prima Leoni, poi me, e ci ha fatto un po’ di domande: a quel punto i suoi dubbi sono diventate certezze. Forse qualcuno si chiederà come mai queste persone raccontino una versione dei fatti molto diversa da come siete abituati a sentirla; la risposta è molto semplice: tutti e tre hanno letto tutti gli atti del procedimento e, al contrario di molti giornalisti, parlano con piena cognizione di causa.
Nessuna di queste tre persone è un mio parente, un mio amico, o una persona a cui devo dei soldi (che sarebbe un valido motivo per augurarsi una mia scarcerazione); sono tre persone al di sopra delle parti che hanno scelto di informarsi e agito di conseguenza. Spero che altri vorranno informarsi e ragionare con la propria testa: più cose saprete, e a meno cose sarete disposti a credere. Sono convinto che, a quel punto, chiunque è dotato di un cervello funzionante non ci metterà molto a dissentire da questa assurda farsa in cui degli innocenti sono stati condannati per poter graziare quegli assassini che, con le loro sensazionali bugie, hanno garantito fama e notorietà a dei piccoli magistrati di provincia che fino al giorno prima nessuno conosceva.
Ringrazio tutti quelli che si sono attivati per far circolare le notizie e coloro che lo faranno in futuro….solo dubitando si arriva alla verità.
Marco Zampollo
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Monza, 31/10/2008
Sono Marco Zampollo, chitarrista e cofondatore dei Nobody, nonché uno dei ragazzi coinvolti nel famigerato processo alle “Bestie di Satana”. Dopo anni di silenzio, dovuti alla stupida fiducia nel fatto che i processi si celebrassero in aula e non sui media, ho deciso di fare un po’ di chiarezza attorno a questa vicenda.
Questa non è e non vuole essere una sorta di “operazione simpatia”, né tanto meno una giustificazione di delitti che altri hanno commesso; questa è una semplice divulgazione di fatti che possono aiutare chi legge a vedere oltre la cortina di fumo che è stata innalzata attorno a questa vicenda.
Mi assumo personalmente e in via esclusiva la responsabilità di quanto dirò, e cercherò di indicare in quali Atti le mie parole possono trovare conferma; ogni volta che farò riferimento agli incidenti probatori, mi baserò sulla versione “compressa”, che non è una sintesi degli stessi, è semplicemente scritta con caratteri più piccoli, quindi occupa meno spazio.
Devo innanzitutto dire che questa terribile setta satanica in realtà non è mai esistita, se non nella fantasia di Volpe e soci. A sostegno delle mie parole non vi è soltanto l’assoluzione dal capo di accusa di associazione a delinquere (in particolare aderendo a setta satanica denominata “Bestie di Satana”, allo scopo di commettere un numero indeterminato di delitti di omicidio, ecc...), ma vi è soprattutto il fatto che quando a Volpe e soci viene chiesto di descrivere i rituali che questa setta avrebbe celebrato, lo fanno in modo contraddittorio, quando non si smentiscono esplicitamente a vicenda.
Infatti Volpe sostiene (pag. 3, 1,8) che veniva tracciato un pentacolo orientato secondo dei punti cardinali (che però lui non conosce – 27-28, i.p.), sulle punte del pentacolo si disponevano i membri storici della setta, veniva messo del sangue sugli oggetti delle persone da maledire (a pag. 28 però si contraddice affermando che il sangue andava messo sulle candele) e si faceva il rituale... non spiega come, però! Guerrieri sembra sostenere questa tesi, ma in realtà la contraddice, perché parlando di questi rituali dice che non veniva usato alcun oggetto delle persone da maledire, non fa il minimo accenno a bussole e punti cardinali e, oltretutto, non sa neppure chi fosse presente (pag. 203, i.p.), in pratica smentendo anche la rigida “posizione rituale” di cui parla Volpe. C’è infine Maccione, uno dei cinque che Volpe colloca sulle punte del pentacolo, che dice di non aver mai preso parte a tali rituali (5, i.p.). Secondo Maccione, il gruppo era dedito allo spiritismo, e lui era il medium che andava in trance (pag. 3), dei demoni parlavano attraverso di lui, questi demoni rispondono ai nomi di “Noctumonium, Satemonum Delirium, Gelimero, Mortiferium Feroce e Mortifugo”. Guerrieri conferma il fatto che Maccione andasse in trance, ma non cita i demoni in questione, anzi ne parla sempre al singolare: “Il demone di Maccione”. Arriva però Volpe, il quale nega categoricamente che Maccione andasse in trance (69) e sostiene che Mortiferium Feroce e compagnia bella sono amici in carne e ossa di Sapone (31). Volpe parla anche di ipnotismo; secondo lui era Sapone l’ipnotista del gruppo (58), secondo Maccione invece ero io, l’ipnotista del gruppo (57-58)... state tranquilli, non mi sono dimenticato di Guerrieri, c’è anche lui, e sostiene che non si praticava alcun tipo di ipnosi nel gruppo (121).
Questa marea di cazzate, però, è il minore dei mali; l’appartenenza a una setta satanica potrebbe essere qualcosa di riprovevole dal punto di vista morale, ma non sarebbe di per sé reato. Il problema sono gli omicidi e le condanne date con le giustificazioni assurde che ora riporterò.
Partiamo dal movente: Volpe sostiene di non sapere perché la setta voleva uccidere Chiara e di non averlo neppure chiesto (5-53), forse perché Chiara si voleva allontanare dal gruppo. Fabio avrebbe partecipato al primo tentativo di uccidere Chiara, poi però era sembrato inaffidabile e si è quindi deciso di uccidere anche lui (8-52-68). Piccola parentesi: sia Maccione (14) che Guerrieri (78) negano di aver mai preso parte a questo tentativo di omicidio tramite overdose, ma ne parlerò dopo. Secondo Guerrieri, Chiara agli occhi del gruppo rappresentava la Madonna, quindi Maccione (o il demone tramite lui, per l’esattezza), diede l’ordine di ucciderla (77), mentre Fabio fu ucciso per aver imitato le trances di Maccione (95-120). Secondo Maccione, invece, Fabio e Chiara hanno spontaneamente deciso di farsi uccidere per immolarsi a Satana (12-15-40). Secondo i giudici, però, «[...] le divergenze sul movente dei delitti non possono ritenersi significative di volontario mendacio (???) [...] trattandosi del risultato di differenti percezioni e ricordi [...]». Dimenticano che Volpe nega che Chiara rappresentasse la Madonna agli occhi del gruppo (70)? Dimenticano che sia Volpe (20) che Guerrieri (98) negano che le vittime fossero consenzienti? In pratica Volpe smentisce il movente di Guerrieri e, assieme, smentiscono quello di Maccione che, come Guerrieri, non fa il minimo accenno all’allontanamento di Chiara dal gruppo. Se queste contraddizioni sono solo il frutto di diverse percezioni dei fatti, perché gli stessi tre hanno “percepito” in maniera del tutto speculare l’esecuzione degli omicidi? È ancor più curioso il fatto che l’unico movente a cui accennano sia Volpe (54) che Maccione (i.p.), ossia quello di possibili gelosie tra vittime e assassini, non venga minimamente preso in considerazione dai giudici, forse perché farebbe crollare non solo il concorso morale, ma tutto il castello di cazzate esoteriche che è stato creato attorno a questa vicenda.
Ma andiamo avanti; dopo aver sintetizzato il racconto di Volpe, i giudici spiegano i punti chiave in cui lo stesso sarebbe riscontrato dalle dichiarazioni di Maccione e Guerrieri, e in particolare scrivono: «[...] entrambi riferiscono del progetto di uccidere, dapprima solo Chiara, poi anche Fabio; progetto concordato in varie riunioni preparatorie [...] presenti sempre Sapone, Leoni, Monterosso, Zampollo [...] Leoni, Zampollo e Monterosso vengono concordemente indicati presenti alla riunione del pomeriggio alla Fiera di Senigallia, quando viene loro comunicato che la buca è pronta [...]». Questo non è vero; solo volpe dice che all’inizio doveva essere uccisa solo Chiara, Maccione non vi accenna mai, mentre Guerrieri è molto confuso sul punto, a volte dice che prima doveva essere uccisa solo Chiara, altre dice che «volevano far fuori anche lui per le finte trances da subito» (120). Quanto alla «costante presenza di Zampollo, Leoni e Monterosso alle riunioni», Guerrieri dice di non ricordare nulla in merito e di essere certo della presenza solo di Volpe, Sapone e Maccione (81-82-120), Maccione invece dice che le vittime proposero l’omicidio a Volpe e Sapone, che pianificarono il tutto (15). Quanto al pomeriggio del 17/01/98 (dove, secondo i giudici, tutti furono informati che la buca era pronta), Guerrieri dice di non ricordare nulla (84-107), n chi era presente, né di cosa si sia parlato. Maccione invece dice che tutto era già programmato (17) e che di solito il piano veniva discusso in macchina (46). A questo punto io mi chiedo come si possa stare in 10 in una macchina, anzi in 11, dato che siamo stati arrestati in 8 e che secondo Maccione, oltre a Bontade, Fabio e Chiara erano sempre presenti a queste discussioni.
Contrariamente a quanto scritto in sentenza, le versioni non concordano neppure sul giorno successivo all’omicidio, poiché secondo Guerrieri, in Sempione io avrei chiesto a Maccione: «Fatto?», e lui avrebbe risposto di sì (85), mentre Maccione sostiene di non aver mai parlato dell’omicidio se non con Volpe, Sapone e Guerrieri, oltre a dire che quel pomeriggio comunque non si poteva parlare perché c’era il padre di Fabio (28-29).
Allo stesso modo, la sentenza cita alcuni stralci delle deposizioni di alcuni testi di accusa e parti civili che, raccontando varie angherie che avrebbero subito, dipingono con tinte molto fosche la mia vecchia compagnia. Poiché i giudici reputano tutti attendibili, senza incrociare le varie deposizioni tra di loro, citerò io alcuni brevi passaggi che avrebbero dovuto quantomeno far riflettere sull’attendibilità di queste persone.
Da buon testimone di arte civile, Belli descrive Fabio «sempre buono e gentile con lui e gli amici» (123-126, udienza 04/10/05). Io non capisco come ciò si possa conciliare con la deposizione di Bernuzzi (amico di Belli), secondo cui Fabio è uno di quelli che gli hanno spento le sigarette sulle braccia (82, udienza 27/09/05). Stranieri racconta di essere stato bruciato con una lametta rovente, ma non ricorda (!!!) se fu Leoni o Sapone a farlo (4, udienza 06/12/05). Stranieri dice che Leoni sosteneva di essere satanista (3, 06/12/05), Bernuzzi lo smentisce dicendo che non fu mai chiaro (77, 27/09/05). Bernuzzi sostiene che Leoni voleva che si aggregassero a noi, Stranieri nega dicendo di non aver mai ricevuto proposte per rituali o altro (11, 06/12/05). Belli racconta di vari episodi pseudo-esoterici ai quali avrebbe assistito, salvo poi dire (151, 04/10/05) che, tempo dopo essersi allontanato dalla nostra compagnia, sentì Tollis, Sapone e Maccione parlare tra di loro di una seduta spiritica, e di aver capito in quel frangente che ci occupavamo di occultismo, in pratica smentendo tutto quanto dichiarato in precedenza. Se a ciò si aggiunge che nessuna delle persone che ci frequentava ai tempi (Lattanzio e Saggioro su tutti), fa il minimo accenno a Belli e Stranieri come personaggi vicini a noi, io credo sia naturale chiedersi come mai i giudici non si pongano mai un effettivo dubbio circa la loro attendibilità.
Secondo gli accusatori, la notte del delitto io, Monterosso, Leoni e Magni avremmo fatto dei «riti propiziatori» per partecipare a distanza al sacrificio che si stava compiendo. Poiché le difese hanno dimostrato la falsità di tale assunto, pur di non dubitare della veridicità delle accuse la sentenza afferma che, dicendo agli altri che avremmo fatto i rituali senza poi farli, li abbiamo ingannati, rafforzando così il loro proposito omicidiario. Secondo questo nuovo principio giuridico, quindi, se fai una cosa sei colpevole perché l’hai fatta, se non la fai sei ancora più colpevole perché sei talmente furbo che non la fai per non lasciare prove! Inoltre, com’è possibile che siamo così invasati con il satanismo da uccidere due nostri amici, ma contemporaneamente non facciamo il rituale che sarebbe alla base dell’omicidio stesso?
Allo stesso modo, la Corte scrive che «non assume rilievo» il fatto che io, Leoni e Monterosso non diciamo nulla di compromettente nelle intercettazioni, perché comunque le stesse dimostrano i contatti tra di noi e l’organizzazione di incontri per parlare. A questo proposito, io vorrei precisare che la mia difesa ha chiesto l’acquisizione integrale di tutte le mie intercettazioni, che però mi è stata negata... forse per paura che potessi dimostrare un’altra verità. Ad esempio avrei potuto dimostrare che gli «incontri riservati» in realtà non erano altro che delle comunissime serate tra amici, alle quali oltre a me ed Eroso erano presenti decine di persone, tutte estranee all’indagine, e che di conseguenza non ci incontravamo per parlare di omicidi ecc... Stesso discorso per alcuni contatti telefonici tra me e Volpe / Ballarin la sera dell’omicidio di Mariangela, che vengono giudicati inquietanti, nonostante io abbia spiegato che in teoria dovevo vedere Volpe il giorno dopo, per installargli un programma sul PC, e che successivamente lui mi richiamò chiedendomi se sapevo dove fosse Maccione, e io risposi: «Credo con S.» (la sua ragazza). Le mie parole vengono confermate da due testimoni dell’accusa: la prima afferma che la Ballarin le disse che il giorno dopo dovevano vedere un loro amico di Milano per un CD (pag. 144, udienza 12/07/05), mentre la seconda, la ex di Maccione, dice che quella sera Volpe la chiamò cercando Mario (pag. 293, 27/09/05); se poi si prendono i tabulati telefonici, si vede come Volpe chiamo S. subito dopo aver chiamato me (che tra l’altro ero in sala prove, come dimostra la cella su cui si aggancia il mio cellulare)... non ritengo di dover aggiungere altro sul punto.
Passando alle intercettazioni ambientali, non posso non riportare che Volpe è stato intercettato mentre diceva al padre che se le cose si fossero messe male si sarebbe inventato «dei nomi a palla, tirando dentro un sacco di gente» per ottenere dei benefici. Le sentenze dicono che quelle intercettazioni non hanno valore perché sono precedenti alla collaborazione (infatti ha fatto in tempo a sistemare la favola per bene), e sono un presupposto del tutto ipotetico... a voi i commenti. Maccione, intercettato più volte in cella, dice sempre che io, Leoni e Monterosso siamo estranei ai fatti, ma la Corte dice che quelle dichiarazioni non hanno valore perché effettuate in un contesto non genuino... curiosamente, lo stesso contesto (che il 25/06/04 non era genuino) diventa genuino il 26/06/04, quando Maccione viene intercettato mentre accusa Sapone, e quelle intercettazioni vengono usate in sentenza (174-323-326 primo grado, 12-22-30 appello)... che dire, lo Spirito Santo sarà disceso su Maccione nel corso della notte...
Concludendo il discorso sull’attendibilità generale delle accuse, la Corte scrive che gli stralci delle dichiarazioni di Volpe contenute nelle ordinanze di custodia cautelare di Maccione e Guerrieri «non sono sufficienti a dar conto della corrispondenza dei passaggi essenziali del racconto», che il percorso di pentimento di Guerrieri risale al suo allontanamento dal gruppo (1999), che Maccione è travolto dai sensi di colpa e che nessun imputato ha proposto plausibili ricostruzioni alternative. Posto che non si capisce come una persona estranea ai fatti possa contribuire alla ricostruzione degli stessi, preciso che tutto il resto è ampiamente smentito. Quanto alla «corrispondenza del narrato», basti pensare che Guerrieri e Maccione hanno sentito deporre Volpe prima di deporre a loro volta, cosa che non sarebbe avvenuta se gli stessi avessero testimoniato durante il dibattimento, come chiesto da varie difese. Il presunto pentimento di Guerrieri è smentito dalle intercettazioni del 01/06/04, dove manifesta l’idea di comprare dei manganelli per «sprangare» Michele Tollis, padre del povero Fabio, oltre a vantarsi di essere un duro e di aver mentito ai carabinieri (pag. 3-32). Infine, quanto ai sensi di colpa di Maccione, che la Corte ricava da un uso illegittimo degli Atti del Tribunale dei Minori, mi limito a far presente che lo stesso Tribunale ha definito Maccione «bugiardo e manipolatore», ma naturalmente questa parte non viene considerata... Chiuso il discorso generale, farò ora qualche precisazione sulle singole imputazioni.
Capo N: tentato omicidio di chiara mediante overdose.
Secondo i giudici, Volpe, unico a parlarne, sarebbe riscontrato dal fatto che sia Maccione che Guerrieri dicono che all’inizio doveva essere uccisa solo Chiara, e dalla mamma della stessa, che dichiara che la figlia, da tempo allontanatasi dal gruppo, un sabato di ottobre uscì col gruppo (la andò a prendere Leoni) e al rientro stava male. Ho già descritto come non è vero che Maccione e Guerrieri riscontrino Volpe su tale affermazione. Quanto alla mamma di Chiara, in realtà dichiara che, dopo le ferie estive, la figlia uscì per la prima volta col gruppo la notte di capodanno 1997/98 (pag. 111, udienza 04/10/05). È anche curiosa la totale omissione rispetto a quanto dichiarato dal medico curante di Mariangela Pezzotta, che dice di non averle mai prescritto del Valium, mentre, secondo Volpe, per l’occasione fu proprio Mariangela a procurare il Valium con una ricetta medica. Commentate voi...
Capo M: tentato omicidio di Fabio e Chiara mediante incendio dell’auto nella quale si erano appartati.
I giudici sostengono che le dichiarazioni di Volpe, Maccione e Guerrieri (secondo cui l’incendio sarebbe stato appiccato introducendo 2 petardi accesi nel bocchettone del serbatoio della Renault 4 di Guerrieri), sono riscontrate dalla deposizione dei Vigili del Fuoco intervenuti quella sera, e da quella di Del Fiol. Soprattutto i Vigili del Fuoco in realtà smentiscono il narrato di Volpe e soci; il caposquadra che intervenne in quell’occasione, infatti, consultando la relazione di servizio, dichiara che vi era un piccolo focolaio sul sedile posteriore dell’auto, all’interno dell’abitacolo, innescato molto probabilmente da un mozzicone di sigaretta, che non riguardava il serbatoio dell’auto, né era stato originato dallo stesso (pag. 14-16-17, 04/10/05). Qualora ve ne fosse bisogno, preciso come questa deposizione trovi conferma in quella di un’amica di Fabio (ignorata dai giudici) che sostiene di aver visto Fabio che scendeva dall’auto con qualcosa che bruciava dentro (pag. 103 deposizione Banalotti). Se proprio vogliamo essere precisi, anche la deposizione di Del Fiol non conferma affatto il racconto di Volpe e soci, dato che il teste dichiara di aver visto l’auto bruciare sul lato sinistro (141, 19/07/05), mentre il serbatoio era sul lato destro.
Capi I-L: omicidio di Fabio e Chiara e soppressione dei cadaveri.
Secondo la sentenza, la responsabilità di Zampollo, Leoni e Monterosso è da addebitarsi alla costante presenza degli stessi alle riunioni preparatorie e al fatto che Zampollo e Leoni abbiano accompagnato in Fiera quel pomeriggio rispettivamente Fabio e Chiara. Ho già trattato di come la «costante presenza» sia contraddetta dagli stessi accusatori, ma occorrono altre precisazioni. Secondo il PM e i giudici, infatti, portare Fabio in Fiera era il mio ruolo, pianificato durante le famose riunioni. Tralasciando il fatto che io andavo in Fiera con Fabio tutti i sabati, vorrei far notare che Volpe, il principale accusatore, non sa che Fabio è venuto in Fiera con me quel pomeriggio (36), il che la dice lunga sul fatto che la cosa fosse pianificata... Oltretutto, ogni volta che parla delle riunioni e dei ruoli che venivano suddivisi nelle stesse, Volpe non me ne attribuisce mai uno (13-36-66). Inoltre, secondo i giudici, io avrei «scoraggiato» il rientro a casa di Fabio. Neppure questo è vero, dato che io ho fatto l’unica cosa che non avrei dovuto fare se fossi stato complice di Volpe e soci: tornare a casa per cena. Infatti Maccione e Volpe raccontano che loro due e Sapone sono andati a mangiare la pizza fuori con Fabio e Chiara, proprio per non farli tornare a casa; tornando a casa in metropolitana, io al massimo potevo «rischiare» che Fabio si unisse a me (scendevamo entrambi a Cologno Nord), mandando a monte il piano degli altri; se fossi stato loro complice sarei restato fuori con loro, per scongiurare quell’eventualità. Secondo i giudici avrei anche depistato Michele Tollis, giunto al Midnight quella sera a cercare il figlio. Non è vero, e la prova la fornisce lo stesso Michele quando dice, in merito a quella sera: «Notai la presenza tra gli altri di Zampollo e Monterosso [...] a un certo punto non li ho più visti» (48, 05/07/05)... come l’ho depistato, quindi? Viene poi riportata una parte dell’intercettazione di Guerrieri, secondo cui, dopo aver parlato con i carabinieri, Guerrieri mi accusa nelle intercettazioni. L’intercettazione è questa:
Pietro - «C’erano i verbali di tutti»
Padre - «Ah, hanno intercettato pure gli altri?»
Pietro - «Pa’, hanno già trovato la buca»
Padre - «Sì, ma coso, come si chiama?»
Pietro - «Mario, Marco...»
Padre - «Marco Zampollo»
Pietro - «Ozzy, Eros»
Padre - «Eros»
Pietro - «Ha detto che loro sanno tutto, volevano solo la conferma»
Mi rendo conto che può sembrare ambigua questa intercettazione, ma il fatto che il mio nome venga fatto solo in merito alla convocazione dei carabinieri e al verbale (anche a me i carabinieri hanno detto che avrebbero convocato anche Eros e Ozzy) e non in merito alla responsabilità nei delitti lo si ricava chiaramente nel prosieguo dell’intercettazione stessa. Infatti:
Pietro - «Qualcuno ha parlato, pa’»
Padre - «Ha parlato che avevate...»
Pietro - «Sì, sì... no, eh, hanno parlato che ho scavato la buca. Però eravamo io, Volpe e Nicola, e Andrea. Andrea è morto, quindi o Volpe o Nicola».
Ricapitolando, se, come sostengono i giudici, io sono complice degli assassini e ho sempre avuto la consapevolezza di quanto stava accadendo in merito all’omicidio, come mai Guerrieri, pur sapendo che ero stato sentito dai carabinieri, non sospetta minimamente che potessi essere stato io ad aver «parlato»? Vengono riportati anche alcuni stralci dell’intercettazione di Magni, che parla di con un’amica: «Io sapevo tutto sin dall’inizio [...] che volevano far qualcosa alla Chiara [...] so che volevano farla fuori [...] c’era in ballo qualcosa quella sera»; secondo i giudici, se Magni sapeva, anche io e altri sapevamo. Tralasciando la pretestuosità di tale assunto (Magni dice che lui sapeva, non lui e altri), è curioso notare come vengano omesse tre parole che cambiano radicalmente il valore dell’intercettazione. Infatti Magni dice: «[...] c’era in ballo qualcosa quella sera, non sapevo cosa [...]». Direi che scrivendo tutto anche il livello di consapevolezza di Magni scema notevolmente. Secondo i giudici, dato che Michele Tollis e Del Fiol hanno collegato subito la scomparsa di Fabio e Chiara, lo stesso avrei dovuto fare io. Tralasciando il fatto che molte persone che ci frequentavano (Lattanzio su tutte) dicono di non aver mai collegato al gruppo la scomparsa (97, 19/07/05), vorrei far notare come i giudici non spendano una parola sul fatto che Del Fiol in aula ha cambiato radicalmente alcuni passaggi rispetto alle sue vecchie dichiarazioni, in modo da allineare gli stessi con la deposizione di Michele Tollis (pag. 171-159, 19/07/05). A questo punto cito l’art. 207 CPP: «Se nel corso dell’esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o contrastanti con le prove già acquisite, il Presidente o il giudice glielo fa rilevare, rinnovandogli, se del caso, l’avvertimento previsto dall’art. 497 comma 2» (rischio di sanzioni penali per falsa testimonianza)... questo non è successo.
Altro riscontro è, secondo i giudici, il fatto che io, Monterosso e Leoni non facciamo riferimento a Sapone nelle deposizioni. In realtà sia io (pag. 189, 25/10/05) che Eros (134, 25/10/05) collochiamo Sapone assieme a Volpe e Maccione la sera del delitto... poiché dire che si è allontanato dal Midnight assieme ai rei confessi la notte del delitto mi sembra un riferimento di un certo peso, mi chiedo se abbiano almeno letto gli Atti prima di scrivere la sentenza.
Allo stesso modo vorrei far notare come i giudici, pur dovendo ammettere che io non potevo partecipare al depistaggio a causa di un intervento chirurgico subìto, non spendono una parola sull’inattendibilità dei testimoni (Tollis, Maccione, Marino, Antonini) che mi collocano tra i presenti in quelle circostanze.
In merito al movente dell’omicidio, l’allontanamento di Chiara dal gruppo, i giudici sostengono che è confermato dalla deposizione della mamma di Chiara. Di nuovo vengono ignorate le obiezioni difensive. Innanzitutto va ricordato che la mamma di Chiara non ha mai accennato a tale allontanamento se non dopo aver conosciuto le dichiarazioni di Volpe, ma vi è un altro particolare che smentisce questo assunto: Lattanzio, l’ex ragazzo di Chiara, dice di aver smesso di frequentarci dopo l’arrivo di Volpe per una serie di motivi, tra i quali il fatto che aveva paura di Volpe e perché l’aveva tradito andando a letto con Sapone (115, 19/07/05). Come può Chiara essersi allontanata dal gruppo (prima dell’arrivo di Volpe, come sostiene lui) se tradisce Mirko andando a letto con Sapone? È vero che io sono di parte, ma mi sembra che i conti non tornino...
La palese sensazione di trovarsi di fronte a un processo farsa, dove tutto era già deciso, la si ha quando la sentenza «valuta» l’alibi di Leoni circa il pomeriggio del 17/01/1998. Io non voglio fare l’avvocato di Leoni, ma ritengo che certe motivazioni si commentino da sole. Tutti gli accusatori dicono che Leoni quel pomeriggio era in Fiera. Secondo Maccione, Leoni ha addirittura fatto da «esca» per far uscire di casa Chiara (18-48-71). La difesa di Leoni ha prodotto il cartellino dal quale risulta che quel giorno Leoni ha lavorato fino alle ore 20.00 presso la Metro di Cesano Boscone (ipermercato). Il PM ha quindi sostenuto che Leoni si sia allontanato di nascosto dal lavoro, affidandosi a un teste che racconta delle porte aperte per lo scarico della merce. Accogliendo questa versione, i giudici omettono la deposizione di una dirigente della Metro, la quale spiega che il sabato pomeriggio non si effettua ricevimento merci, e di conseguenza le porte sono chiuse e collegate al sistema d’allarme (155, 08/11/05). Si commentano da sole anche le argomentazioni secondo cui Leoni si sarebbe allontanato durante la pausa pranzo (13.19-13.50) utilizzando il motorino di Chiara, del quale, secondo la stessa sentenza, sarebbe entrato in possesso tra le 13.30 e le 14.00... Nonostante gli innumerevoli sforzi profusi, io non riesco a spiegarmi come abbia fatto Leoni ad allontanarsi alle 13.19 con un mezzo di cui, secondo la stessa sentenza, avrebbe avuto la disponibilità solo 11 / 41 minuti dopo, soprattutto se consideriamo che, sempre secondo la stessa sentenza, alle 13.50 avrebbe fatto ritorno al luogo di lavoro... Non riesco a spiegarmi neppure come tutto ciò coincida con le dichiarazioni della mamma di Chiara, la quale dice che quel giorno Chiara uscì di casa verso le 16.00 coi mezzi (67-73, 04/10/05), dato che per quell’ora, secondo la sentenza, Leoni era tornato al lavoro. Allo stesso modo non mi spiego le dichiarazioni di Volpe, secondo cui forse Chiara era arrivata in Fiera con Leoni (13) (particolare che tra l’altro Volpe ricava solo dal fatto che abitavano vicino), coincidano con quanto dice Maccione, ossia che lui, Volpe, Leoni, Tollis e Sapone andarono assieme a prendere Chiara (18-48-71). Ancor più curioso è il fatto che la presenza di Leoni o la sua assenza quel pomeriggio venga giudicato ininfluente, quando in realtà è la palese dimostrazione di come Volpe, Maccione e Guerrieri siano in grado di dire le stesse cose (o cose molto simili) mentendo tutti e tre; ma ammettere questo significava dover assolvere qualcuno...
Tutto ciò che ho scritto fin qui è ampiamente riscontrabile negli atti: siete ancora convinti che sia stata fatta giustizia, o iniziate a sospettare che siano stati creati dei capri espiatori per soddisfare l’opinione pubblica dopo averla traviata con una sensazionale disinformazione? Io mi sono limitato ai passaggi essenziali della vicenda. Considerate che i miei avvocati hanno parlato circa 7 ore in appello, e immaginatevi quanto altro ci sarebbe da dire. Io non ho partecipato al complotto ai danni di Fabio e Chiara, ho preso 29 anni e 3 mesi di condanna solo per non essermi auto-calunniato e per non aver calunniato altre persone; i punti principali ve li ho esposti. Giudicate voi...
Uscendo dall’ambito strettamente processuale, vorrei chiarire un altro particolare che da quanto mi hanno detto è stato ripreso anche in questi giorni dai media mentre parlavano di altri avvenimenti (Perugia), ossia il fatto che io avrei minacciato i giornalisti di fargli un rito wodoo. Questa è l’ennesima cosa che è stata riportata in maniera distorta, tanto per creare un po’ di folklore. Desidero chiarire l’episodio. 31/01/06, aula 1 del Tribunale di Busto Arsizio. Eravamo lì ad aspettare la sentenza, saranno state le 17.00. Si avvicina un avvocato e ci dice: «Ragazzi, quanto pressano ‘sti giornalisti», al che Eros gli risponde, scherzando: «Ma non hanno paura che gli facciamo un rito wodoo o qualcosa?» Io, sempre rivolto a questo avvocato, ribatto, con evidente intento scherzoso: «Sì, perché vedi, lui (Eros) prima era una persona seria, poi gli ho fatto un rito wodoo e guarda com’è diventato!». Tutto qui.
Ora, possiamo certamente metterci a discutere sul fatto che questo scambio di battute fosse fuori luogo, ma ciò non cambia il concetto di base: io non ho minacciato i giornalisti con questa storia del wodoo. Se poi qualcuno ha sentito la battuta e l’ha riferita agli altri in maniera distorta, è stato lui a mancare di professionalità. Ok, ha creato il caso (bravo!!), dando dimostrazione di come a volte tante cose vengano scritte (o romanzate) senza prima verificarle. Ci sono varie persone, tra cui pubblici ufficiali, che hanno assistito alla scena, e avrebbero anche testimoniato se avessi sporto querela. Ma ho cose più importanti a cui pensare.
Monza, 31/10/08
Marco Zampollo
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NOBODY: THE TRUE NOBODY GENESIS
In 1999, Marco Zampollo (guitar) and Mario Maccione (guitar and vocals) decided to form a band and asked Marco Zambruni, a long-time friend of theirs and drum-session in “Ferocity”, to join them on the drums. Meanwhile, Mauro was invited to play the bass in the band. That’s how the “Marco – Marco – Mario – Mauro” line-up started out. Shortly after, Marco Zambruni officially baptized the band with the name “Nobody”.
The group started playing a brutal-death-metal which became faster and faster with the passing of time, until it reached a personal style in the way of extreme music.
In the autumn of the year 2000, thanks to the support of the management of a long-time-known Milanese grind-core band, Nobody got the opportunity to take part in some German dates of the Grind Over Europe III tour with Total Fucking Destruction, Haemorrhage, Agathocles and Nyctophobic. These were the first gigs of a series of important events that would allow the band to become more well-known outside Italy and to have the chance to play with big bands and in front of big crowds.
In the end of the year 2000, Mauro left Nobody, just because the band, quite proactive indeed, required too deep a commitment. Not long after that, Mario found a substitute for him, Massimo. In early 2001, Nobody played the last gig of the Finnish band Disgrace, on tour in Germany, with the Japanese band CSSO. In the summer of the same year, Nobody played in Germany and Switzerland with Exhumed, Ingrowing, Isacaarum, and thanks to the big response it got on this occasion, soon after that was invited to open for an Incantation show, which proved to be a great experience and represented another important achievement for this young band, since it was the first Italian band ever to play with Incantation.
In December 2001, after completing Nobody’s live schedule for that year, Massimo decided to leave the band, because his job didn’t allow him to take part in such an intense live activity abroad. In early 2002, Marco Zambruni managed to find a replacement for him and recruited Clod on the bass. In August, Nobody played at the Brutal Assault festival in Czech Republic, in substitution of the above-mentioned Milanese grind-core band. In winter, the band recorded a promo CD called “A Dream Of Death” – a devastating mixture of brutal-death and grind, with demonic growls, powerful guitars and fastest, restless drums. In the middle of 2003, Mario Maccione, who had been experiencing severe personal problems with Clod, ended up deciding that there was no other solution than giving up and leaving his own band, much to the disappointment of his old friends Marco and Marco. However, the show must go on and the band continued its course with a three-piece line-up, playing some shows in Italy, just to test this new formation. Across early 2004, Nobody basically focused on rehearsing and composing new stuff. The band played its last gig in May. In July, Clod, after proving a lack of professionalism in his other band, in which had also been introduced by Marco Zambruni, had no other choice than leaving Nobody, because the atmosphere that he himself had created was now unbearable. After a short while, Marco Zampollo asked Marco Zambruni to give Clod another chance, basically to avoid spending too much time in looking for a new bass player. So, Clod was let in the band again and Zambruni, to show his good willing, even arranged it for Nobody to play at the 2004 edition of the Brutal Assault festival. Unfortunately, at the end of July, ten days before the Brutal Assault gig was due, Marco Zampollo, investigated within the judicial inquiry concerning the tragic facts connected to the “Bestie di Satana” sect, was taken and remanded in custody. Despite everything, he asked Nobody to avoid making any publicity which might link the name of the band with those tragic facts. Zampollo also asked Zambruni to suspend any activity with the band. Of course, in the name of his long-time friendship with Zampollo, Zambruni met his request. Unlike Clod, who has recently broken his commitment to such appeal and has started to try taking advantage of Nobody’s misfortunes in order to gain visibility. Because of this intolerable behaviour, Marco Zampollo and Marco Zambruni have decided to banish him once and for all from Nobody.
Hence, Nobody is currently officially inactive until Marco Zampollo’s situation is cleared
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[Press Release, December 2004]
This press release is aimed at voiding and disproving any attempt of exploitation and incorrect or invented rumours that were divulged by a single ex member of Nobody, who has associated the name of the Milanese death-metal band to the alleged satanic sect know with the name of “Bestie di Satana”, equating the arrest of Mario Maccione (self-confessed offender of the crimes connected to the sect, who had left the Nobody over one year ago, i.e. long before such horrible crimes were exposed to the public eye) and the preventive custody of Marco Zampollo, who’s currently the official guitarist of the band and whose position within the investigation has not yet been clarified.
All this proved damaging both for the band and for Marco Zampollo, since so far the name “Nobody” had never been linked by any manner of means to the tragic facts connected to the above-said sect. Among the names of Italian metal bands that got in the papers throughout these past months, indeed, that of Nobody has never appeared.
If, up until now, the need to disprove the existence of any links between Nobody and the above-mentioned sect had never arisen, is simply due to the fact that the band was not (nor suspected to be) involved in it at all. In fact, the co-founder of the band, Marco Zampollo, had expressly decided to treat the whole situation with maximum discretion, thus avoiding any kind of speculation or any attempt to take advantage of such a shameful circumstance in order to gain visibility. Disgracefully, though, over the past few months his request has been deliberately disregarded.
To avoid any further misunderstanding, therefore, it is both necessary and advisable to clarify that the activity of the band Nobody is officially suspended, as explicitly decided by Marco Zampollo.
Nobody is currently and temporarily inactive, while waiting for new developments and want to make it clear that no cover bands were authorized.
Thank you,
Nobody Management
nobody@nobody.it
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[Comunicato stampa dicembre 2004]
Il presente comunicato stampa ha lo scopo di invalidare e smentire speculazioni nonché voci erronee e inventate, messe in circolazione da un singolo ex membro dei Nobody, che ha associato il nome della band death metal milanese alla setta delle “Bestie di Satana”, mettendo sullo stesso piano l’arresto di Mario Maccione (reo confesso e non più membro del gruppo da oltre un anno, ovvero da molto prima che la setta di cui sopra balzasse ai disonori delle cronache) e la custodia cautelare di Marco Zampollo, tuttora chitarrista del gruppo, la cui posizione nell’ambito dell’inchiesta non è invece ancora stata ufficialmente chiarita.
Ciò è risultato dannoso tanto per la band quanto per la persona di Marco Zampollo, poiché finora il nome “Nobody” non era stato mai stato associato in alcun modo ai tragici fatti di cronaca nera correlati alla suddetta setta. Tra i nomi di gruppi musicali della scena metal italiana che sono comparsi sulle pagine dei quotidiani negli ultimi mesi, infatti, quello dei Nobody non è mai figurato.
Se finora non si era mai presentata, da parte dei Nobody, la necessità di dissociarsi o di smentire l’esistenza di legami con la setta satanica, è perché sulla band non gravava alcun sospetto al riguardo. Per tale motivo, tra l’altro, il fondatore del gruppo, Marco Zampollo, aveva espressamente deciso di mantenere il riserbo sulla questione, al fine di evitare qualsiasi tipo di speculazione. Cosa che, invece, nelle settimane scorse è stata fatta contro la sua volontà.
A scanso di ulteriori equivoci, pertanto, è bene chiarire che l’attività della band dei Nobody è ufficialmente sospesa per espressa decisione di Marco Zampollo.
I Nobody sono momentaneamente inattivi in attesa di nuovi sviluppi e tengono a sottolineare che non hanno autorizzato alcuna cover-band.
Grazie,
Nobody Management
nobody@nobody.it
[Comunicato stampa febbraio 2005]
I Nobody rispondono all’ennesimo attacco da parte dell’ex bassista del gruppo.
Paternalistica e pretestuosa ci appare la puntualizzazione della differenza tra “custodia cautelare” e “arresto”. L’autore di questo nuovo “comunicato” si riduce a porre l’accento su inutili cavilli legali, quando l’unica cosa che conta in questa faccenda ormai al limite del farsesco è la mancanza di etica da parte del suddetto autore. Nel primo comunicato, l’ex bassista dei Nobody ha riportato la notizia “dell’arresto di entrambi i membri della band” (quando Maccione, oltretutto, non faceva più parte dei Nobody da oltre un anno). A parte il fatto che nessuna delle persone interessate ha chiesto un simile servizio - avendo già il problema di aver perso ogni diritto alla privacy in quanto persone indagate e private della libertà personale - il punto principale della questione è che il nome del gruppo Nobody non sarebbe MAI dovuto essere coinvolto in questa faccenda. Quella di “prendere le distanze” dalle Bestie di satana è stata un’iniziativa personale e non autorizzata dell’ex bassista, il quale – lo ribadiamo - era stato informato a tempo debito dallo stesso Zampollo che non era assolutamente nell’interesse dei Nobody entrare in questa faccenda e tanto meno speculare sulla “facile” pubblicità (peraltro di dubbio gusto) che ne sarebbe mai potuta derivare. Poiché, come si legge nel comunicato in questione, l’autore è “assolutamente non a conoscenza di quanto non sia già reperibile” dalle notizie di cronaca, la domanda nasce spontanea: che bisogno c’era, a monte, di proporsi come “agenzia ansa”? A chi poteva giovare se non al diretto interessato e al suo proposito di sfruttare la situazione e il curriculum live dei Nobody, al quale peraltro non ha partecipato? Anzi, a tale proposito, in merito alla lista di concerti dei Nobody fatti in passato o previsti per il futuro – inserita nel primo comunicato dell’ex bassista – specifichiamo che la persona in questione non ha partecipato ad alcuno dei concerti elencati (fatta eccezione per il Brutal Assault del 2002) e che, inoltre, non era previsto nessun tour per la fine del 2004.
Quale credito può pretendere una persona che entra in un gruppo già attivo da tre anni e pretende poi di prenderne possesso alla prima occasione utile? Qualche euro versato in Camera di Commercio può servire a comprare un logo, non la credibilità. Il paragone è ardito, ma ragionando per assurdo è come se Trey Azagthoth finisse in carcere e Steve Tucker - a insaputa di Pete Sandoval e dello stesso Azagthoth – si intestasse il logo dei Morbid Angel e andasse in giro a suonarne le canzoni con altre persone estranee al gruppo.
Torniamo di nuovo a smentire categoricamente il fantomatico allontanamento dal gruppo del batterista co-fondatore. Questo ripetuto attacco personale merita a malapena di essere liquidato come un pettegolezzo. È ovvio che Marco Zampollo è tuttora il chitarrista dei Nobody, ma di quelli originali, fondati insieme a Maccione e al batterista, il quale al momento è l’unico membro ufficiale rimasto.
Infine, teniamo a chiarire, per l'ennesima volta, che depositare un logotipo non significa diventare proprietari del nome che la sua grafica riproduce, poiché si tratta di una parola comune che nessuno può comprare!
Nobody Management
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