Guarda anche la pagina Facebook: Paolo Ozzy Leoni(open group) 

Sono Marco Zampollo, uno dei ragazzi coinvolti in quell’enorme inganno mediatico/giudiziario conosciuto come il processo alle Bestie di Satana.

Questo sito era stato originariamente commissionato per i Nobody, la band fondata da me e Marco Zambruni nel 1999, ma, essendo l’attività della band temporaneamente sospesa a casa dei 29 anni di carcere che mi sono stati appioppati nel processo farsa di cui sopra, ho deciso di utilizzare questo spazio per diffondere la verità; quella che i media si sono tanto adoperati per occultare e manipolare.

La mia prima intenzione era quella di raccogliere in un libro le omissioni e le motivazioni false e ridicole delle sentenze a mio carico, ma poi ho preferito rendere questo materiale accessibile gratuitamente a tutti.

E’ stato pubblicato un memoriale in cui dimostro, con precisi riferimenti agli atti, l’assoluta inconsistenza delle motivazioni usate per condannarmi; ora intendo allargare il discorso a tutto ciò che è stato detto e scritto in questi anni, in particolare intendo dimostrare come la seconda indagine sia stata una montatura colossale, utile solo ad arroventare il clima nel periodo in cui c’era l’udienza in cassazione. Come molti di voi sapranno quest’indagine è stata annunciata in pompa magna e poi archiviata di soppiatto, io vi dimostrerò come tutto fosse già palesemente smentito prima che l’indagine cominciasse, e vi farò vedere che, l’unica cosa che emerge da questi nuovi atti, è la totale mancanza di attendibilità dei ‘pentiti’ già a livello intrinseco; basti pensare che il ‘pentito’, su cui si basa tutto il processo, ha ammesso di aver detto cose false utilizzando particolari che l’avrebbero reso credibile.

Poiché sono cosciente che la demonizzazione mediatica che abbiamo subito noi imputati in maniera indiscriminata non mi rende particolarmente credibile, cercherò di fare sempre precisi riferimenti agli atti processuali, cosa che non fanno le sentenze che mi condannano, forse perché, se l’avessero fatto, avrebbero dovuto assolvermi.

Invito chi legge a consultare anche il materiale pubblicato dalla Voce d’Italia, dal web magazine Il Faro e su Facebook (a nome Paolo Ozzy Leone); il Direttore della Voce, Silvia Russo (la giornalista che si occupa dell’inchiesta sul Faro) e Roberto Ottonelli (il ragazzo che gestisce il gruppo su Facebook) sono tre persone estranee al caso ed alle parti in causa; se riportano le cose in maniera diversa rispetto a come siete abituati a sentirle è solo perché, prima di parlare, si sono presi la briga di leggere tutti gli atti del processo.

Ringrazio chiunque vorrà contribuire a diffondere la verità pubblicizzando questo sito o divulgando il materiale in esso contenuto; nel dubbio vi invito a rileggere tutti gli articoli che dicono cose diverse rispetto a quanto troverete scritto qui, per cercare i riferimenti agli atti processuali; non li troverete, perché chi mi accusa falsamente ha bisogno di inventare fatti e riscontri per sostenere la mia colpevolezza, mentre io sono in grado di sbugiardarlo citando date, pagine, ed eventualmente riga dei verbali in cui trovare conferma di quanto dico.

                                
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Maggio  2011

 

Qualche settimana fa, svariati media nazionali, hanno riportato la notizia della concessione ad Elisabetta Ballarin della possibilità di recarsi in università per svolgere le attività che in carcere le sarebbero precluse. Non è mia intenzione difendere la Ballarin o provare a dare di lei un’immagine diversa; lo ha già fatto qualcuno con una credibilità molto superiore alla mia. Io vorrei solo spendere qualche parola su come i media, tanto per cambiare, non abbiano perso l’occasione per riportare la notizia in modo distorto e mistificatore.

La notizia è stata diffusa più o meno così: “Elisabetta Ballarin, componente delle Bestie di Satana, ottiene la semilibertà”. Evito di mettermi a cavillare sulla differenza tra semilibertà e ciò che è stato concesso alla Ballarin e passo subito al concreto.

L’inesistenza formale della setta è indiscutibile, non fosse altro per le 9 assoluzioni sul punto -3 gradi di giudizio in 3 differenti tronconi processuali, e quella sostanziale la affonderemo tra poco. Quello che, a prescindere da queste considerazioni dimostra la malafede e la volontà mistificatrice dei media è il fatto che, nei confronti della Ballarin, la partecipazione alla setta, quand’anche fosse realmente esistita, non è mai stata neppure ipotizzata. I reati per cui è stata condannata sono stati ritenuti estranei a quell’ideologia di gruppo a cui i giudici riconducono gli altri fatti di sangue, tanto è vero che non rientrano nel vincolo della contraddizione. In sostanza, o i media diffondono volontariamente notizie false, come io ritengo, oppure riportano i fatti senza conoscerli.

Credo che nessun caso in Italia sia permeato dall’occulto come quello delle ‘Bestie di Satana’, non tanto per l’alone esoterico della vicenda, quanto per la caparbietà con cui la verità viene costantemente occultata. Ci sono voluti sette anni per leggere su una testata mainstream qualche stralcio delle intercettazioni dove i sedicenti pentiti distruggono senza mezzi termini la loro stessa attendibilità. A tutt’oggi però è una goccia di verità sul mare di bugie che circondano la vicenda.

Passando all’occultismo esoterico, nel memoriale che trovate di seguito ho già riportato le contraddizioni dei tre ‘pentiti’ circa i presunti rituali ed evito di ripeterle. Mi focalizzerò sulla versione di Volpe, che secondo i giudici è sempre e comunque attendibile. Parla del pentacolo che veniva tracciato da me e Monterosso –per la cronaca, io ho delle serie difficoltà a disegnare un omino stilizzato, figuriamoci se dovessi tracciare una forma geometrica rigidamente orientata secondo determinati punti cardinali – e dice che durante il rituale –che non spiega- Leoni e Sapone recitavano delle formule che però –stranamente. Non ricorda. (pagg. 4-4-25-26-27-28-29 inc. prob.). A questo punto io mi chiedo come sia possibile prendere per buono , o comunque giudicare attendibile, le dichiarazioni di un soggetto che, sostenendo di aver fatto parte per anni di una setta satanica, non è in grado di rammentare una sola parola di ciò che si recitava durante i rituali, non è in grado di nominare uno solo dei libri sul satanismo e l’occultismo che dichiara di aver letto per documentarsi, e non è in grado di descrivere neppure le sedute di ipnosi a cui avrebbe ripetutamente assistito. Prima sostiene che l’ipnosi si basasse su domande e risposte, poi, quando un avvocato gli fa notare che anche l’incidente probatorio consiste in domande e risposte ma non è certo una seduta di ipnosi, prima comincia ad aderire a qualunque boutade dell’avvocato (‘l’ipnotizzatore  porta a rilassarsi?’ ‘ si’) poi,tanto per cambiare, comincia a non ricordarsi, e le risposte diventano ‘non so dirlo’  ‘non so definirli’ ‘no, adesso non ricordo’. (pagg. 65-66 inc. prob.). L’unico libro che nomina, sostenendo che contenga formule per i rituali, è il Necronomicom, che in realtà è un libro utilizzato – e presumibilmente scritto- da Lovecraft per i suoi racconti. Il Necronomicom parla dei “grandi antichi”, una versione primordiale orrorica degli argomenti che oggi fanno vendere milioni di copie a Zacaria Sitchin, non ha niente a che vedere con satanismo, candele nere ecc..

Se chiedessimo ad un cattolico praticante come si svolge una messa, non dico tanto, ma saprebbe recitare almeno un passaggi di qualche preghiera; un musulmano ci parlerebbe del Corano, di Maometto e le sue prescrizioni; un buddhista racconterebbe dell’elevazione spirituale ricercata tramite la meditazione e la rinuncia ai beni materiali e lo stregone della più sperduta tribù africana probabilmente disserterebbe sugli spiriti degli animali o qualcosa del genere, le danze rituali ecc..

Perché invece Andrea Volpe, sedicente satanista praticante, non è in gradi di riferire il minimo dettaglio, a parte il pentacolo –di cui comunque ignora il significato- riguardante le pratiche rituali della sua religione? L’unica risposta plausibile, a mio avviso, è che quei rituali non ci siano mai stati.

Per quanto possa sembrare marginale, l’inconsistenza fattuale della setta è invece un elemento chiave nel processo. Gli anni di manipolazione mediatica hanno fatto si che nell’immaginario comune noi imputati non fossimo più delle persone accusate a vario titolo di determinati reati, ma dei seguaci del culto di Satana e quindi moralmente responsabili di qualunque nefandezza commessa in suo nome, su questo punto la sentenza di appello è molto chiara, a pag. 37 dove dice che non importa sapere –o meglio non sapere visto che non si sa – come io e Monterosso avremmo dato il nostro consenso al progetto omicidiario perché non è dimostrato “che fossero previste procedure particolari per l’assunzione di decisioni comuni, con proposte, maggioranze ed espressioni motivate di voto (…) in quanto il coinvolgimento dei concorrenti morali nel duplice omicidio è fondato sia nelle dichiarazioni dei chiamanti in correità sia ulteriori e diversi elementi rispetto al fatto dell’adesione ad un programma criminoso di ispirazione satanica”. A parte il fatto che ‘altri crimini di ispirazione satanica’ a me non sono mai stati contestati , in sostanza la sentenza dice che, non essendo stato provato che io avrei dovuto manifestare il mio consenso in maniera esplicita per aderire all’omicidio – e mi chiedo come avrei potuto farlo-, il fatto che in atti non ci sia traccia del mio consenso al progetto omicida non è sufficiente ad assolvermi, sono responsabile dell’omicidio in quanto satanista.

Non credo che, in quest’ottica, sia ideologicamente onesto nascondere sotto il tappeto l’incapacità di Volpe di descrivere i rituali della seta di cui sostiene aver fatto parte. Mancando il satanismo – e a questo punto direi che manca -, viene a mancare la cortina di fumo con cui le motivazioni nascondono la mancanza non solo di prove, ma persino di indizi circa il mio coinvolgimento nei delitti. E solo garantisce l’assenza di indizi concreti: l’estraneità ai fatti.

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Febbraio 2011

 

 

Negli ultimi anni si è parlato così tanto ed  il più delle volte a sproposito delle “Bestie di Satana” che la definizione stessa è diventata una voce di Wikipedia, l’enciclopedia libera on line.

Come spesso accade quando la stesura dei contenuti è libera e non riservata a chi abbia un minimo di conoscenza degli argomenti trattati, su Wikipedia ci si perde in un labirinto di imprecisioni e mistificazioni che non hanno nulla a che vedere non solo con la verità storica, ma neppur econ quanto contenuto negli atti processuali. Atti che, con tutta probabilità, chi ha scritto il pezzo non ha mai visto neppure da lontano.

Un paio di mesi fa, Roberto Ottonelli ha integrato quel materiale senza modificate ciò che era già stato scritto ed aggiungendo una seconda voce: “Bestie di Satana (il Processo)”. Lo scritto di Ottonelli non era un’esegesi del lavoro dei giudici, ma una sintesi delle sentenze che , invece di nascondere sotto il tappeto gli atti processuali come farebbe con la polvere una casalinga maldestra, li citava a 360° per rendere visibili, qualora ci fossero, sia gli elementi a carico che quelli a discarico degli imputati.

Ad esempio, spiegava come l’esistenza di una setta organizzata sia stata esclusa in tutti i gradi di giudizio dato che nessuno è stato condannato per associazione a delinquere; spiegava come tutto l’alone di esoterismo di cui tanto si è parlato in realtà nasca dalle dichiarazioni divergenti dei tre ‘pentiti’ che, pur sostenendo di aver fatto parte della stessa setta satanica, ne descrivono in tre modi difformi e spesso incompatibili i rituali che dichiarano di aver celebrato assieme, e spiegava quale sia stato il criterio di repertazione del materiale sequestrato visto che, ad esempio, l’accappatoio della ragazza di Leoni nei verbali viene considerato una tunica per le celebrazioni delle messe nere. Le reazioni non si sono certo fatte attendere, infatti Roberto è stato criticato da vari utenti che l’hanno preso per un mitomane in cerca di pubblicità. Anche i responsabili del sito devono averlo preso per un mitomane, poiché l’hanno contattato chiedendogli su quali basi fondasse certe teorie rivoluzionarie.

Riconoscendo la validità dell’obiezione, Ottonelli ha aggiunto in coda alla sua opera la sentenza della corte d’assise d’appello (che essendo stata confermata in cassazione è quella che fa fede a tutti gli effetti), gli incidenti probabatori di Volpe, Maccione e Guerrieri su cui la sentenza si fonda, ed altri atti processuali. Non si è limitato ad indicare le sue fonti, Roberto ha fatto in modo che ogni utente potesse verificare con i propri occhi che nulla di quanto contenuto in “Bestie di Satana (il Processo)” fosse frutto di malafede o mistificazione.

Neppure questo è bastato ai suoi detrattori, che l’hanno accusato di difendere pubblicamente dei satanisti assassini. La cosa paradossale è che tra coloro che si sono scagliati contro Roberto e la sua opera, nessuno ha fatto caso ad un piccolo particolare, ossia che gli atti pubblicati in coda al pezzo (che evidentemente mettevano in serio dubbio la colpevolezza mia e di altri visto che Roby è stato accusato di difenderci) sono gli stessi che le sentenze di volta in volta omettono o ‘aggiustano’ pur di giustificare la mia condanna. Purtroppo non tutti sono condannati ad essere intelligenti, e, se a quozienti intellettivi degni di un protozoo aggiungiamo anni si manipolazione mediatica, certe reazioni si spiegano facilmente.

Alcuni utenti hanno chiesto la rimozione dell’argomento altri invece hanno chiesto che non venisse rimosso in quanto, oltre ad essere ben fatto, era supportato da centinaia si pagine di atti processuali. Non potendo ribattere nel merito, gli oscurantisti si sono attaccati al fatto che l’argomento non fosse enciclopedico, ed alla fine il tutto è stato rimosso con questa motivazione.

Può anche darsi che il pezzo di Ottonelli non fosse enciclopedico, ma in tal caso non lo è neppure quello che ancora si trova su Wikipedia dato che tratta lo stesso argomento infarcendolo di imprecisioni e boiate.

A meno che  la disinformazione sulle ‘Bestie di Satana’ ormai non sia talmente diffusa da essere considerata una sorta di (non) sapere comune e quindi materia enciclopedica.

Io credo che la verità sia molto più banale: alcune persone hanno il gene dell’ignoranza insita nel dna, e preferisco nono farsi rimbambire dalla disinformazione mainstream piuttosto che ragionare con la propria testa col rischio di accorgersi che spesso la realtà è ben diversa da come gli è stata dipinta. Non sono certo stato io a dividere il mondo in brillanti e cretini (prima di offendersi questi ultimi cerchino l’origine etimologica del termine) né a constatare con una certa amarezza che a tutt’oggi, purtroppo, le scelte degli ultimi finiscono per condizionare le vite dei primi.

In ogni caso, il pezzo di Ottonelli è reperibile tramite Facebook, ed invito chi legge a consultarlo per farsi un’idea imparziale a 360°. Sto cercando di rendere pubblici i principali atti processuali del processo di Busto, ma non prometto nulla….

Prima di cambiare argomento vorrei che fosse chiara una cosa: la mia non è una presa di posizione contro wikipedia, da quel punto di vista non potrebbe importarmene di meno; se ho affrontato l’argomento su questo sito è solo per rispetto verso Roberto Ottonelli che, contrariamente a chi lo ha attaccato sul web, sostiene le sue idee mettendoci la faccia, e non è cosa da poco.

Passando ad altro, credo sia opportuno spendere qualche parola sui più recenti casi di cronaca e sulle difformità di valutazione degli elementi rispetto al processo da me subito. Centinaia di persona hanno allertato le forze dell’ordine segnalando di aver avvistato le due gemelline scomparse,e , prima che la famiglia chiedesse il silenzio stampa, lo stesso è accaduto per Yara. A seguito di accertamenti, tutte le segnalazioni sono risultate infondate e nei vari salotti televisivi, diversi criminologi si sono affrettati a spiegare che le testimonianze oculari sono quanto di più inattendibile si possa portare in un’aula di tribunale, soprattutto quando i casi hanno una grande risonanza mediatica. Le persone subiscono una forte suggestione e tendono a costruire inconsciamente una sovrastruttura che li porta a ‘ricordare’ fatti che non sono mai avvenuti. E’ un fenomeno che Massimo Introngue, esperto di nuove religioni e movimenti settari, nonché consulente di diverse polizie europee, parlando del processo a Marco Dimitri definisce ‘affabulazioni’.

Una quindicina di anni fa, il caso Dimitri e dei Bambini di Satana ha fatto molto scalpore, ed i media non hanno certo risparmiato sproloqui riguardo a messe nere, abusi sessuali e pedofili. Diverse donne hanno sostenuto di avere subito abusi da Dimitri, che però è stato condannato solo per evasione fiscale in quanto le accuse di abusi sessuali e pedofilia erano completamente infondate. Il punto focale è che le ‘testimoni’ tecnicamente non hanno calunniato Dimitri, in quanto il battage mediatico le aveva suggestionate a tal punto che erano davvero convinte di avere subito violenza da lui, nonostante qui fatti non  fossero mai accaduti e Dimitri in quelle occasioni da tutt’altra parte rispetto a quanto ipotizzato nelle accuse.

Passando al mio processo, l’affabulazione comincia nel 1998, quando, dopo aver lanciato la pista satanica, la redazione di ‘Chi l’ha visto?’ è stata sommessa dalle telefonate di persone che avevano visto Fabio e Chiara intenti a profanare cimiteri o impegnati nelle più svariate attività esoteriche. Se Fabio e Chiara sono stati uccisi la sera della loro scomparsa, tutti quegli avvistamenti sono inconsistenti e nessuno li ha usati durante il processo per contestare la temporalità dell’omicidio rispetto a quanto dichiarato dagli assassini.

Chiunque si è presentato in aula accusando gli imputati delle più svariate bestialità, è invece sepre stato ritenuto attendibile anche quando la sua deposizione viene contraddetta da più elementi. Evito di ripercorrere per l’ennesima volta le dinamiche che escludono la possibilità che Leoni fosse in fiera a progettare l’omicidio il 17.01.98 o che, un mese più tardi, io fossi a casa di Chiara a depistare i suoi genitori, e mi limito a qualche altro breve accenno.

Se qualcuno vi torturasse spegnendovi addosso delle sigarette e minacciandovi di morte, ci trascorrereste delle serate assieme in un pub un paio di anni dopo? Direi di no, a meno che non siate deficienti. Vi sembra normale che un ‘teste chiave’ – Belli- dichiari di aver assistito a rituali pseudo esoterici ( 156 ud.4.10.05) e subito dopo sostenga di aver capito che il gruppo si occupava si esoterismo solo anni più tardi per aver sentito Tollis, Maccione e Sapone parlare tra di loto di una seduta spiritica? )151, ud. 4.10.05). e che lo stesso teste si infili di volta in volta in situazioni (153 ud. 4.10.05)  da cui persino il suo migliore amico –Bernuzzi – lo esclude? (88 ud. 17.09.05).

E che poi aggiusti il tiro cambiando versione e dichiarando che molte cose non le ha vissute in  prima persona ma gliele ha raccontare il suo amico? (129 ud.5.10.05). E che il suo amico non faccia parola di questo? Vi sembra normale che un altro teste – Del Fiol- rilasci dichiarazioni inerenti Fabio e gli impuati fino al 1998 ma solo in aula si ricordi magicamente di essere stato aggredito da Paolo Leoni la notte di capodanno 1996-97? (157 ud. 12.07.05).

Tra le altre cose che evito di riportare perché credo di aver già reso l’idea, in aula Belli dichiara di aver raccontato tutto a Michele Tollis pochi mesi dopo la scomparsa di Fabio (171 ud.4.10.05); se così fosse, non mi spiego come mai il suo nome non compaia in nessuna delle deposizioni che Miche Tollis ha rilasciato dal 1998 al 2004; non mi spiego come mai non sia mai stato escusso a sommarie informazioni durante le indagini preliminari, ed ancor di meno mi spiego come mai non compaia neppure nella lista di testimoni da citare che la difesa Tollis ha depositato all’udienza preliminare.

Tutte queste domande, chi mi ha condannato non se le è poste. Per quanto possa sembrare assurdo, questo è ciò che succede nei tribunali italiani quando le sentenze vengono anticipate dai media, grazie anche ad una Legge che  celebrare i dibattimenti importanti davanti alla corte d’assise, composta per 6/8 da cittadini estratti a sorte, ed allo stesso tempo consente ai media di fare anni di disinformazione in modo da lavargli per bene il cervello.

Sarà un caso, ma tra il 2004 ed il 2008 non passava giorno senza che qualche tg lanciasse l’allarme sette sataniche o cercasse nuove morti sospette da appioppare alle ‘Bestie di Satana’. Delle due l’una: o le sette sataniche si sono estinte più velocemente dei dinosauri, o non sono mai state un reale problema e l’allarme veniva dato con il consapevole intento di manipolare le menti degli ascoltatori, tra cui quelli che sarebbero stati chiamati a giudicare.

Un altro esempio eclatante è l’influenza aviaria, con cui i media ci hanno ammorbato per mesi salvo poi eliminarla da un giorno all’altro da palinsesti e scalette il giorno del rapimento di Tommaso Onofri a Parma. Cercate su internet i tg di quel periodo e vedrete che l’epidemia non è andata scemando; è semplicemente stata rimossa dall’edizione di mezzogiorno e quella della sera e non è stata più ripresa. Non fraintendetemi; è giusto che il rapimento di un bambino abbia la precedenza su ogni altra notizia nella speranza di ritrovarlo il prima possibile, ma lo è un po’ meno il fatto che una pandemia che sembrava la peste del 2000 sia sparita di punto in bianco, a meno che non si trattasse di una bufala clamorosa o di una macchinazione per alterare truffaldinamente i mercati,.

Se hanno mentito riguardo l’influenza aviaria, perché avrebbero dovuto farsi scrupoli con le 'bestie di Satana’? in fin dei conti anche il Diavolo è un business…..

 


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Gennaio 2011

 

La legge è uguale per tutti. Ovviamente tranne che per le “Bestie di Satana”.

Mi rendo conto che questa mia affermazione può sembrare la sterile lamentela di chi ritiene di essere stato condannato ingiustamente, ma sono gli stessi giudici a dimostrare che è la pura verità.

I resti di Fabio Tollis e Chiara Marino sono stati ritrovati sepolti a quasi due metri di profondità nei boschi che circondano l’aeroporto di Malpensa, ma, poiché erano passati oltre sette anni tra quell’omicidio ed il relativo processo, il pm ha chiesto il non luogo a procedere per l’accusa di occultamento di cadavere, in quanto il reato era caduto in prescrizione.

Mario Maccione, uno degli esecutori del delitto, è stato prosciolto da quel capo di accusa dal gup del tribunale dei minori, ed il gup di Busto Arsizio ha preso la stessa decisione nei confronti di Pietro Guerrieri –che ha scavato la buca in cui seppellire i due ragazzi- ed Andrea Volpe –che, dopo aver massacrato Fabio con un pugnale ne ha sepolto il corpo. Giudicando me, Leoni e Monterosso –accusati di concorso morale- assieme a Nicola Sapone –accusato di aver commesso materialmente il fatto assieme a Volpe e Maccione-, la corte d’assise di Busto Arsizio ha riqualificato il fatto nel reato di soppressione di cadavere, che essendo più grave, non era caduto in prescrizione, e ci ha condannato. La corte di Cassazione, che nel nostro ordinamento dovrebbe rappresentare un faro che rischiari anche le menti dei magistrati meno illuminati accertandosi che questi applichino correttamente la legge, ha inspiegabilmente confermato entrambe le interpretazioni.

Attenendosi alla verità processuale –che comunque, per quanto mi riguarda, è lontana anni luce dalla verità storica e sostanziale- se ne evince che Maccione, Volpe e Sapone hanno sepolto assieme quei corpi riuscendo nell’incredibile impresa di commettere due reati diversi: Maccione e Volpe quello di occultamento, s Sapone quello di soppressione. Roba da guinness dei primati. Se si passa ad analizzare la posizione di me, Leoni e Montereosso, la cosa diventa ancora più surreale. Veniamo condannati per aver istigato gli altri a commettere il reato di soppressione di cadavere anche se le sentenze contro di loro certificano che non vi fu alcuna soppressione, ma un ‘semplice’ occultamento. Guerriei, che stando alla verità processuale oltre ad aver preso parte alla pianificazione del reato ha pure scavato la buca, invece non risponde della soppressione: il suo era un occultamento.

Benché riguardi uno dei reati satellite rispetto all’omicidio in sé, svarione macroscopico rende esattamente l’idea di come la vicenda delle “ Bestie di Satana” abbia trasceso non solo le più banali norme del diritto, ma anche quelle del buongusto e dell’onestà ideologica. Recentemente diverse istituzioni italiane si sono occupare di casi giudiziari stranieri , puntando il dito contro le ombre che li circondavano e adombrando il sospetto –ben poco velato- che si trattasse di processi farsa. Eppure, le stesse istituzioni non fanno una piega davanti a sentenze come la mia, che farebbero vergognare persino la Repubblica delle Banane. Come era la storia della pagliuzza e la trave ?

I richiami alla sobrietà ad alla deontologia professionale si sentono solo quando nel mirino è finito qualche politico, ai comuni mortali si può fare di tutto; si può persino lanciare un’indagine farsa, accusarli pubblicamente di diciotto omicidi inesistenti e per archiviare di soppiatto l’inchiesta tenendo gli atti nascosti un altro anno in modo che le difese non possano prenderne visione ed agire di conseguenza.

Quando il procuratore mi contestava con grandi sproloqui sui giornali reati mai avvenuti qualcuno ha sentito richiami di sorta? Io no visto che ho dovuto muovermi in prima persona per chiedere un procedimento disciplinare contro il dott. Pizzi (di cui, tra l’altro, attendo ancora gli esiti). Qualcuno ha sentito il garante della privacy lamentarsi per le fughe di notizie? Io no, visto che ho dovuto denunciare il dott. Pizzi per un reato che avrebbe dovuto essere perseguito d’ufficio, e, nonostante le varie richieste, ancora non sono riuscito a parlare con il pm competente.

Anche la calunnia è un reato per cui si procede d’ufficio, ma ho dovuto depositare io tutte le denunce…forse la procura se ne era dimenticata.

Eppure, se la legge fosse uguale per tutti, i magistrati dovrebbero perseguire chi mi ha calunniato con un impegno ancora maggiore, quantomeno per il tempo che hanno dovuto ( o voluto ?) perdere dietro ad accuse infondate, mentre a me sembra che se la stiano prendendo comoda. Com’è che nel 2004 in dieci mesi ferie comprese hanno chiuso le indagini relative a tre omicidi, due tentati omicidi, un’istigazione al suicidio ed una decina di altri reati satellite? Adesso devono solo acquisire gli atti indicati nelle mie denunce (che sono già in procura, vanno solo inserite in un fascicolo) ed interrogare le persone da me indicate come fonte di prova (che, a differenza di quelle sentite nel 2004, non sono centinaia) ed il gioco è fatto, si può andare a processo. Eppure tutto tace. Come mai? A voler essere maliziosi si potrebbe pensare che qualcuno abbia paura della verità…

Ed i giornalisti d’assalto che trovavano miracolosamente supertestimoni e preziosissimi reperti da consegnare in pompa magna al RIS (che li ha analizzati scrupolosamente coi vostri soldi senza cavare un ragno dal buco dato che non mancavano soltanto gli aracnidi ma anche i pertugi da cui estrarli), che fanno? Dormono anche loro, contagiati dall’epidemia di narcolessia che sembra aver colpito la Repubblica delle Banane.

Vi sembrerà incredibile, ma dormono anche quelle menti geniali che, stando alle intercettazioni, hanno pagato migliaia di euro uno degli indagati per sentirsi raccontare ciò che aveva appreso da un telegiornale abbellito con qualche ricamo. Ovviamente il tutto  è finito in prima pagina ed ha imperversato per giorni su tutti i media. Quando si dice verificare le fonti…

Sempre per restare in tema di credibilità e deontologia professionale, nessuna testata mainstream si è poi cosparsa il capo di cenere scusandosi, quantomeno per rispetto verso che la segue, per la marea di stronzate che gli ha propinato per mesi spacciandole per verità assolute.

Se i media mainstream non fossero pienamente consapevoli della falsità di certe notizie, perché, ancora oggi, ogni tanto tirano fuori le solite boiate circa le “presunte vittime delle Bestie di Satana”? perché non dicono chiaramente come sarebbero andate le cose secondo loro le cose, con i nomi di protagonisti ed il ruolo che avrebbero svolto?

Perché le “Bestie di Satana” non esistono né sostanzialmente né giuridicamente, quindi, se ci si limita ad un generico “ Bestie di Satana”, nessuno di coloro che sono stati indagati per quei fatti può querelare per diffamazione il giornalista di turno. Ed i media lo sanno benissimo. A mio avviso, questa è disinformazione consapevole.

Perché, invece di limitarsi ad accennare all’archiviazione delle indagini – il più delle volte facendola passare quasi per un regalo da parte dei magistrati- non dicono che chi mi accusa falsamente di quei fatti si trova ora con un procedimento pendente che mi vede parte lesa? Perché la legge e l’informazione hanno una cosa in comune: nessuna delle due è uguale per tutti.

 

 

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Dicembre 2010

 

Pur condannandoci principalmente come concorrenti morali assieme a Monterosso, la corte addebita a me e Leoni anche una partecipazione materiale nell’omicidio di Fabio e Chiara, in quanto avrei portato Fabio in fiera di Senigallia il pomeriggio del 17.1.1998 e Leoni avrebbe fatto altrettanto con Chiara, in pratica consegnando i due ragazzi a coloro che li avrebbero uccisi.

Che io sia stato in fiera con Fabio quel pomeriggio è forse l’unica cosa vera che le sentenze scrivono sul mio conto, ma mi sembra assurdo considerare quell’atteggiamento una prova a mio carico, per il semplice fatto che era ciò che facevo tutti i sabati da oltre due anni.

Che portare Fabio in fiera fosse tutto tranne che il mio ruolo nell’omicidio, una corte onesta e imparziale lo avrebbe dedotto senza alcuna difficoltà dalla deposizioni di Volpe, che non solo non mi attribuisce alcun ruolo specifico quando parla della pianificazione del delitto, ma non sa neppure con chi sia arrivato in fiera Fabio quel pomeriggio.(inc. prob. Volpe, pg.12-36-66).. Per ulteriori dettagli rimando chi legge al memoriale pubblicato su questo sito.

Passando alla posizione di Leoni, c’è da rilevare preliminarmente come le versioni di Maccione e Volpe non si riscontrino affatto – come sostiene a torto la sentenza- ma si smentiscono reciprocamente. Il primo infatti dichiara che furono lui, Volpe, Sapone, Fabio e Leoni ad andare a prendere Chiara a casa, in modo che la madre la vedesse uscire con Leoni e si fidasse, mentre il secondo sostiene di essere arrivato in fiera ed avere trovato Chiara già li, ipotizzando che fosse arrivata con Leoni visto che abitavano vicino. (I.P. Volpe pg. 13 -18; I.P. Maccione pg. 18-48-71). Quello che dimostra come siano false entrambe le versioni, è il fatto che quel pomeriggio Leoni ha lavorato, dalle 12 alle 20, alla Metro di Cesano Boscone.

Sfruttando un passaggio della deposizione in cui la mamma di Chiara sostiene che quel pomeriggio Leoni prese in prestito lo scooter della figlia –particolare a cui, tra l’altro, non aveva mai accennato prima- la corte risolve il problema così: “Leoni ebbe a prelevare lo scooter di Chiara, come era solito fare senza chiedere nulla a nessuno disponendo delle chiavi e dei documenti , verso le 13.30 -14, con il quale ebbe modo di allontanarsi alle 13.19 dalla Metro e farvi ritorno, dopo essere passato per Corsico, per timbrare il cartellino alle 13.50”.

Le timbrature sul cartellino di Leoni sono reali, e sono quelle della pausa pranzo, il resto è pura follia. Guardate gli orari: come può aver fatto Leoni ad allontanarsi alle 13.19 con lo scooter se, secondo la sentenza, lo prende tra le 13.30 e le 14? A meno che non abbia scoperto come tornare indietro nel tempo, direi che è impossibile… per non parlare della tempistica in sé; anche a voler concedere l’impossibile –infatti Leoni quel pomeriggio non ha mai preso quel motorino e non si è mai allontanato dalla Metro-, in 31 minuti è impossibile fare il percorso Cesano Boscone, Corsico, Milano Porta Genova e ritorno a Cesano Boscone.

Per non farsi mancare nulla, il. P.M. ha fatto percorrere ai carabinieri il tragitto Metro – fiera di Senigallia e loro, nei secoli fedeli, lo hanno percorso in una decina di minuti. I conti sembrerebbero tornare, ma in realtà si tratta dell’ennesima manipolazione perché i carabinieri hanno fatto quel tragitto nel tardo pomeriggio di un giorno infrasettimanale di fine luglio 2004, quando Milano è praticamente deserta. Se lo avessero fatto nel primo pomeriggio di un sabato di metà gennaio, sarebbero rimasti imbottigliati nel traffico già sulla vigevanese davanti alla Metro e , ammesso che fossero riusciti a sopravvivere all’ingorgo tremendo in cui si trasformano i navigli senza suicidarsi per lo sconforto, ci avrebbero messo minimo un’ora ad arrivare in fiera. Aggiungendo un’altra ora per il ritorno, la fascia di tempo 13.19-13.50 andrebbe tranquillamente a farvi benedire, esattamente come il satanismo e le altre boiate di cui traboccano le sentenze. Tra l’altro, è la stessa mamma di Chiara a dire cha la figlia uscì di casa verso le 16 ed andò in fiera con i mezzi –quindi non la portò Leoni con lo scooter-… come tutto ciò possa essere uno dei pilastri su cui si basa l’ergastolo comminato a Paolo Leoni rimane un mistero che spero prima o poi qualcuno cercherò di chiarire. La corte di appello non ci prova neppure visto che conclude questa parte di motivazione con: “va comunque condivisa la valutazione di irrilevanza della presenza in fiera di Senigallia, anche del Leoni , del quale risulta aliunde provata la partecipazione alla fase precedente ideativa dell’omicidio”, come se le prove a carico di Leoni – e del sottoscritto oltre che di Monterosso – non fossero sempre e solo le parole contraddittorie di Volpe e soci. In sostanza Leoni è un concorrente materiale perché ha portato Chiara in fiera, ma forse in fiera non c’era, quindi la cosa irrilevante perché, gli stessi ‘pentiti’ che lo collocano in fiera (dove forse non c’era) dicono, smentendosi a vicenda, che era presente anche alle riunioni in cui è stato progettato il delitto, e ciò è più che sufficiente per dargli l’ergastolo.

Monterosso invece viene condannato solo come concorrente morale; parlando di me, lui e Leoni, la corte scrive:”i tre hanno condiviso con gli altri l’iniziale progetto e la successiva pianificazione, si sono adoperati perché le vittime cadessero nella trappola mortale da tutti preparata, hanno condiviso con Volpe, Maccione e Sapone le ore immediatamente precedenti la consumazione dell’omicidio..”. quando parla del trattamento sanzionatorio, però, la stessa corte scrive che Monterosso “essendo egli giunto al pub in tarda serata, poco prima dell’allontanamento delle vittime e dei loro assassini” merita una pena base leggermente più bassa. E qui sorge l’ennesimo dilemma: come può Monterosso aver rafforzato l’altrui proposito criminoso – e quindi dover rispondere di concorso morale – condividendo la giornata con gli altri ( come sostiene la corte) se quel giorno non c’era ed è arrivato al Midnight in tarda serata (come scrive sempre la stessa corte)?

Quanto poi al patto che ci saremmo adoperati per far cadere Fabio e Chiara nella trappola mortale, la corte non spiega come avremmo fatto, forse perché io non ho fatto nulla di diverso da ciò che facevo tutti i sabati ( tra l’altro tornando a casa a cenare non ho neppure trattenuto fuori Fabio e Chiara come invece hanno fatto Maccione, Volpe e Sapone), Monterosso non c’era proprio e Leoni stava lavorando. In effetti per la corte sarebbe piuttosto difficile tentare qualche argomentazione visto che a me e Monterosso i “pentiti” non attribuiscono mai alcun ruolo mentre quello di Leoni, a detta di Volpe, era riagganciare Chiara, che si era allontanata dal gruppo. Particolare a cui, tanto per cambiare, gli altri “due pentiti” non fanno il minimo accenno, che viene smentito dalla deposizione dell’ex fidanzato di Chiara, e che la mamma della stessa cerca di avvalorare, in maniera contraddittoria, solo dopo aver ascoltato la deposizione di Volpe.

Che la mia condanna non sia fondata su fatti concreti ma su mere suggestioni, lo si capisce se si analizza un altro dei punti cardine della sentenza: l’aggressione che Michele Tollis avrebbe subito al Midnight. Tollis sostiene di aver avuto una discussione con Leoni e che, tutti assieme, lo avremmo spinto contro il muro in un punto dove c’è un pezzo di parete intero e non ci sono finestre (pag. 79 udienza 5-07-05). Chi abita nei paraggi di Milano, può benissimo farsi un giro in via Altaguardia e verificare con i proprio occhi che, andando verso via Romano (dove Tollis colloca la presunta aggressione) sono tutte vetrine, senza pareti intere, e con le finestre che si affacciano da entrambi i lati della via. In pratica, quel punto non esiste. Come se ciò non bastasse, non solo Tollis non ha mai denunciato quella fantomatica aggressione ma l’ha pure smentita deponendo al Tribunale dei minori, dove ha dichiarato che, oltre a non averlo mai minacciato, siamo sempre stati molto educati con lui ( pag. 234 deposizione minorile). Eppure, la corte ignora tutto ciò e, riguardo a me e Monterosso, scrive:<entrambi fanno parte del gruppo che nel 1998 spingono (complimenti per l’italiano!ndr) contro il muro il padre di Fabio, recatosi ancora al Midnight alla ricerca disperata di notizie del figlio (…) ingiungedogli per bocca del Leoni di lasciarli in pace>.

Come potete vedere, ogni volta che si analizzano gli atti processuali una parte della motivazione perde di consistenza, quando non diventa decisamente ridicola, ma i media preferiscono tapparsi occhi e orecchie continuando di tanto in tanto a tirar fuori dal cilindro le ‘Bestie di Satana’ per giustificare qualche suicidio o qualche scomparsa misteriosa. Non demordo, magari con il Natale qualcuno rinsavisce, e di sicuro non possono peggiorare. Auguri.

                                                                               

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Novembre 2010

 

Tutto tace. E’ dal 27 di agosto che ho chiesto di parlare con il pm di Brescia in relazione alla mia denuncia contro l’ex procuratore di Monza Pizzi “al fine di riferire ulteriori condotte, ascrivibili al querelato, aventi a mio avviso maggior rilevanza penale”; il 12 ottobre ho inoltrato un sollecito, ma ancora non ho avuto risposta. Non mi sono stati comunicati neppure gli estremi del procedimento, che avevo richiesto.

Tutto tace anche dalla Procura di Monza, dove sono pendenti le denunce contro Maccione e le altre persone che hanno rilasciato false dichiarazioni nell’inchiesta relativa alla scomparsa di Christian Frigerio.

Forse è una mia impressione, ma mi sembra che i magistrati non si stiano ammazzando di lavoro per ristabilire la verità dopo quell’indagine farsa. Forse perché la verità vende meno del Diavolo, anche quando il Diavolo non c’è.

Paradossalmente, la Presidenza della Repubblica, l’ufficio più alto del nostro Paese, sembra essere l’unico a muoversi con una rapidità impressionante. Poche settimane fa ho infatti inoltrato al Presidente Napolitano – nella sua veste di Presidente di C.S.M.- una copia della richiesta di azione disciplinare contro Pizzi già inoltrata al Ministro Alfano in seguito alle lacune, alle negligenze ed alle ‘stranezze’ delle indagine del 2008; nel giro di dieci giorni, l’Ufficio per gli Affari di Giustizia del Quirinale, mi ha comunicato di avere inoltrato la pratica al C.S.M.

In attesa degli sviluppi delle mie denunce, non mi resta che continuare a svelare i retroscena del processo che mi ha visto condannare a 29 anni e 3 mesi di carcere.

Anche i sassi sono ormai convinti che il movente dell’omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino sia legato al satanismo, e più precisamente ad una specie di sacrificio umano. Quello che nessuno conosce è il ragionamento rocambolesco attraverso il quale i giudici sono arrivati a questa decisione.

Chi ha letto il memoriale pubblicato su questo sito sa già che i ‘pentiti’ sono molto confusi sul punto, tanto da fornire 5-6 moventi diversi. Poiché i rei confessi sono 3, si può dire che ognuno di loro abbia ucciso per un motivo proprio, di cui neppure loro sembrano molto convinti. L’unica alternativa sarebbe prendere in seria considerazione l’eventualità che i ‘pentiti’ abbiano mentito tutti, per non rivelare il vero motivo dell’omicidio..

La sentenza di primo grado è strabiliante: a pag.309 dice che il gruppo si è dovuto inventare dei pretesti per uccidere Fabio e Chiara, a pag. 365 il movente diventa quello del sacrificio umano per creare un vincolo di sangue trai correi, e a pag. 378 la corte cambia nuovamente idea sostenendo che è un omicidio senza movente.

Il giudici d’appello invece non hanno dubbi: il movente è il sacrificio umano. A corte lo deduce dai seguenti particolari: è avvenuto di notte, in un bosco, con le armi bianche, la luna piena, e lo sgozzamento finale delle vittime. In realtà questi sono dei pretesti che la corte usa a sproposito per giustificare una decisione aprioristica, dando dimostrazione, per l’ennesima volta, di non conoscere gli atti processuali.

Partiamo dalla luna piena, che semplicemente non c’era. La notte dell’omicidio la luna aveva una luminosità del 76% (la luna piena è al 100%), come risulta dalla deposizione del professore di astronomia portato in aula dal pm.

Quand’anche la luna fosse stata piena, sarebbe stata comunque una smentita ai ‘pentiti’ ed al pm, la cui tesi del rito sacrificale si fondava sul presupposto che la luna fosse nuova, ossia con lo 0% di luminosità. Esattamente il contrario di quanto sostiene la corte.

Ciò che rende ancora più ridicola questa parte della motivazione, è la condanna per i due tentati omicidi, che sarebbero avvenuti uno mediante l’incendio dell’auto di Guerrieri il 31.12.1997 e l’altro mediante un tentativo di overdose di eroina in una data imprecisata.

Posto che tra l’omicidio e i due tentati omicidi precedenti il movente non può che essere lo stesso – e lo è anche secondo la corte che lega i fatti nel vincolo della continuazione e definisce i due tentativi falliti atti prodromici dell’omicidio - , non si capisce perché i tentativi falliti manchino di tutte le caratteristiche che la corte individua quali basi del rito sacrificale: non si sa com’è la luna (ed il 31 dicembre era per forza di cose diversa da come   era il 17 gennaio), non ci sono armi cianche né sgozzamenti, e non ci sono neppure i boschi. Resta il motivo abietto del sacrificio umano.

Ecco dunque la dimostrazione che quello della corte è un pregiudizio – da intendersi nel senso etimologico del termine- e non un giudizio basato sulla valutazione dei dati oggettivi come il bosco e le armi bianche. Se si trattasse di un giudizio basato a ragion veduta sulle circostanze del delitto, non potrebbe certamente estendersi anche agli avvenimenti che esulano da tali circostanze, ossia i tentati omicidi.

Un altro elemento meritevole di qualche considerazione, è il ruolo che la corte appioppa a me, Leoni e Monterosso la sera del delitto.

Secondo i giudici di primo grado, avremmo dovuto depistare Michele Tollis al Midnight, cosa impossibile da prevedere per il semplice fatto che nessuno poteva prevedere che in seguito alla telefonata di Fabio, Michele si sarebbe recato al Midnight. Davanti all’obiezione difensiva, la corte d’appello cambia versione e scrive che la nostra presenza nel locale durante l’esecuzione del delitto‘ fungeva da copertura agli autori materiali’.

È una giustificazione ancora più ridicola rispetto a quella del rito sacrificale: io potrei coprire l’autore di un crimine solo se gli fornissi un alibi davanti all’autorità giudiziaria, magari dicendo che si trovava con me quando è stato commesso il crimine. Ancora oggi non mi spiego come io e gli altri due avremmo potuto coprire Volpe e soci restando al Midnight quando svariati testimoni hanno dichiarato che quella sera loro si sono allontanati dal Mid salutando i presenti e dicendo a tutti che stavano andando al Nautilus. Come posso coprire qualcuno se tutti sanno che non è con me? Se li avessi voluti coprire al massimo sarei dovuto andare al Nautilus per poi affermare che loro avevano trascorso la serata li con me, non sarei certo dovuto restare a 60 km di distanza da dove loro avevano detto a tutti che sarebbero andati. Ma come potete vedere il processo alle ‘‘Bestie di Satana’’ esula anche dalla logica, non solo dal diritto e dalla verità.

A proposito di diritto, pochi mesi fa, davanti all’intenzione del governo di limitare l’uso delle intercettazioni, c’è stata una levata di scudi da parte dei magistrati, che su tv e giornali gridavano a gran voce che le intercettazioni sono indispensabili per accertare la verità. Nulla di più vero, infatti in tutti i processi il pm chiede di acquisire le intercettazioni, gli avvocati difensori sollevano le eccezioni più strampalate affinché ciò non avvenga, ed il giudice accoglie la richiesta del pm acquisendo le intercettazioni.

Nel processo alle ‘‘Bestie di Satana’’, ovviamente è successo il contrario: la mia difesa (così come quella di Monterosso e quella di Leoni) ha chiesto la trascrizione integrale di tutte le mie intercettazioni dirette (dove parlo io) ed indirette ( dove altri parlano di me), il pm si è opposto, e la corte ha rigettato la richiesta sostenendo che la trascrizione integrale fosse ‘’un’inutile duplicazione del lavoro svolto dalla polizia giudiziaria’’, in quanto agli atti c’erano già brogliacci (riassunti) dei carabinieri e si potevano usare quelli. Paradossalmente, la stessa corte, ha accolto le poche intercettazioni chieste dal pm e ne ha disposto la trascrizione integrale (in sostanza smentendo l’assunto che fosse un’inutile duplicazione del lavoro svolto dalla p. g.).

Resta da capire se i brogliacci dei carabinieri fossero almeno imparziali. Considerando la mia posizione sarebbe facile dire di no, ma voglio che chi legge ci arrivi con la propria testa. Il pm ha formulato le sue richieste basandosi proprio sui brogliacci, sostenendo che quelle intercettazioni fossero genuine, ed i giudici le hanno accolte seguendo la stessa linea. Una volta trascritte integralmente, però, molte intercettazioni hanno rivelato alcune sorprese: si va da Maccione che scagiona completamente me, Leoni, e Monterosso, a Volpe che dice al padre che si inventerà nomi a palla coinvolgendo un sacco di gente per ottenere uno sconto di pena. Di questi elementi, favorevoli alle difese, i brogliacci, inspiegabilmente, non facevano alcuna menzione. Davanti a queste prove, che da sole demoliscono tutto l’impianto accusatorio, pur di non assolvermi la corte ed il pm hanno cambiato idea di colpo: le intercettazioni non sono più genuine.

Qualcuno può affermare in buona fede che se fossero state trascritte tutte le intercettazioni non sarebbero saltati fuori molti più elementi favorevoli alle difese, soprattutto alla luce delle intercettazioni del 2007 relative all’indagine su Christian Frigerio dove Maccione dice di voler concordare con Volpe e Guerrieri le accuse contro di me e gli altri? (vedasi dicembre 2009)

Qualcuno può sostenere in buona fede che i giudici cercavano la verità e non dei colpevoli di comodo?

Per ora mi fermo qui, invitandovi come sempre a riflettere non solo sull’operato dei giudici, ma anche di tutti quei media che erano così impegnati a correre dietro a Diavolo da dimenticarsi di raccontare i fatti.

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Settembre 2010

 

'Su richiesta del Volpe, l'Ufficio dà lettura integrale dell'interrogatorio del 19.07.2004, nella parte relativa al Ballarin.

A.D.R.: Quanto mi è stato testè letto corrisponde a verità, ma solo fino alla parte in cui riferivo di aver mostrato Ballarin a leoni al Bar Giardino (…) Tutta la restante parte, ed in particolare la mia partecipazione materiale all’azione, non corrisponde a verità. (…) I dettagli che ho riferito circa l’esecuzione dell’omicidio sono dettagli da me inventati, ed ho preso a riferimento circostanze e cose che io sapevo essere in possesso o comunque nella disponibilità sia del Sapone che del Leoni. Ad esempio, mi riferisco al machete, all’etere, al nastro da idraulico ecc…”

Quello che avete appena letto, è il passaggio saliente dell’interrogatorio reso da Andrea Volpe – il ‘pentito’ sulla cui parola si basano i 29 anni di carcere che mi sono stati appioppati – davanti ai P.M. di Monza il 18.04.2008. L’argomento in questione è la morte di Andrea Ballarin (un ragazzo del varesotto morto suicida) del cui omicidio nel 2004 Volpe accusava sé stesso, paolo Leoni e Nicola Sapone, sempre nell’ambito delle indagini relative alle ‘Bestie di Satana’. All’epoca, questo capo di accusa venne archiviato solo per la mancanza del minimo riscontro alle dichiarazioni di Volpe, che comunque veniva ritenuto pienamente attendibile dagli acutissimi magistrati che coordinavano le indagini.

Venendo al nocciolo della questione, ossia la condanna ingiusta che mi è stata appioppata basandosi sulle dichiarazioni di Volpe, vorrei evidenziare come la sentenza di primo grado, che formalmente mi condannava a 26 anni di carcere, in realtà fosse una mezza assoluzione nella sostanza, perché, assolvendo tutti dal tentato omicidio per overdose (vedasi capo di imputazione nel memoriale) che gli altri due ‘pentiti’ negavano, metteva seriamente in discussione la credibilità di Volpe.

Poiché una sentenza simile non avrebbe mai retto, i giudici d’appello scelsero di condannare tutti anche per quel reato, fornendo un credito illimitato a Volpe anche quando le sue parole erano smentite da altre dichiarazioni o da fatti e circostanze oggettive.

Ricorrendo in cassazione, le difese censuravano apertamente il metro di giudizio usato dalla corte di appello, che, per sua stessa ammissione, non prendeva in esame tutte le contraddizioni e le smentite evidenziate negli atti d’appello, scrivendo che, al di là delle stesse, secondo il suo giudizio Volpe restava attendibile in quanto la credibilità andava valutata nel contesto generale e non in relazione ad ogni singolo episodio narrato dal dichiarante. Peccato che, le ottanta pagine di ‘singoli episodi’ che l’avvocato Lepiane smonta uno dopo l’altro nel mio atto di appello, altro non sono che l’intera motivazione della sentenza di primo grado per quanto riguarda la mia posizione.

La corte di cassazione, che stando al nostro ordinamento dovrebbe distinguersi per lungimiranza e capacità, confermava le condanne e l’attendibilità di Volpe “perché il dichiarante non si è limitato ad ammettere il fatto nel quale era inevitabilmente coinvolto (omicidio Pezzotta), ma ha rivelato il suo coinvolgimento in episodi in ordine ai quali esistevano a suo carico solo meri sospetti (omicidi Tollis-Marino) o neppure questi (precedenti tentativi, istigazione al suicidio Andrea Bontade) “ (pagg. 30-31). In altre parole, Volpe è attendibile perché, oltre ad accusare gli altri, accusa se stesso anche per reati di cui gli inquirenti neppure sospettavano l’esistenza.

Vien da sé che questo sillogismo viene completamente demolito dall’interrogatorio che ho trascritto in cui Volpe non solo ammette di essere un calunniatore, ma spiega di avere costruito le sue calunnie utilizzando cose e particolari riconducibili ai calunniati in modo da risultare credibile. Ah Volpe nel 2004 “confessò” spontaneamente “l’omicidio” Ballarin. Logicamente, quando gli atti dell’indagine di Monza sono stati resi accessibili alle difese, anche Volpe è stato denunciato per calunnia. Chissà come mai, gli stessi media che riportavano quotidianamente in prima pagina le versioni ridicole di Maccione o gli sproloqui del procuratore, non hanno dato il minimo spazio a questi sviluppi ‘scomodi’ delle indagini, con buona pace del diritto/dovere di cronaca a cui tanto si appellano quando vengono censurati per qualche violazione del segreto istruttorio.

Non che ci volesse questo interrogatorio per capire che Volpe fosse un bugiardo e che non si potevano condannare delle persone basandosi solo sulle sue parole; qualunque persona dotata di un q.i. superiore a quello di un batterio l’avrebbe agevolmente dedotto già dalle intercettazioni del febbraio 2004 depositate in atti. In quell’occasione, durante un colloqui in carcere, il padre disse a Volpe che per lui le cose si stavano mettendo male, e la prospettiva era quella di prendere almeno 30 anni di carcere; Volpe rispose così:<<eh, io, pà, se la gene mi infogna io tiro dentro un sacco di gente, mi invento nomi a palla, dico :<<c’eri anche tu>>, eh, alla fine io posso dire così>> (intercettazioni 18.02.2004 pag. 186).

In qualunque processo, un’intercettazione del genere avrebbe azzerato l’attendibilità del dichiarante; in una farsa invece i giudici avrebbero anche potuto sostenere che il fatto che Volpe si dica intenzionato ad accusare degli innocenti pur di salvarsi il culo (<io mi invento nomo>) non ne pregiudica l’attendibilità perché non significa che l’abbia fatto realmente: il suo era un pour parler….indovinate un po’ cosa c’è scritto nelle sentenze che mi condannano?!?

L’inconsistenza delle conclusioni dei giudici, è lampante nel passaggio che segue, difatti, non potendo negare che le argomentazioni delle difese sgretolavano quelle dell’accusa, la cassazione scrive: “le obiezioni avanzate in proposito con i ricorsi consistono nell’alternativa lettura e valutazione delle risultanze processuali o nella denuncia del mancato esame specifico di ciascuna questione di dettaglio sollevata dinanzi al giudice di appello, e perciò non valgono ad evidenziarne lacune logiche nel discorso giustificativo della sentenza impugnata, risolvendosi in censure di merito estranee al giudizio di legittimità.”). (pag.32)

In soldoni, la corte suprema dice che il giudice di merito è libero di ignorare le smentite che l’accusa riceve praticamente su tutto, valutare le risultanze processuali in maniera ‘originale’ e condannare tutti, perché scriva la sentenza in modo logico.

Vi faccio un piccolo esempio pratico: secondo Volpe e soci un tentato omicidio (capo M nel memoriale; ndr: vedi di seguito in data 31/10/2008) sarebbe stato commesso gettando 2 petardi accesi nel serbatoio dell’auto in cui si erano appartati Fabio e Chiara. La corte d’appelli ci condanna sostenendo che i Vigili del Fuoco, parlando di una piccola combustione all’interno dell’abitacolo, confermano tale ipotesi.

Cito testualmente due passaggi della deposizione del Caposquadra C.S. che intervenne quella notte: pagg. 17-18 udienza 4.10.2005:

Domanda:<<mi interessa sapere se questo focolaio era vicino al serbatoio?>>

Risposta:<<no,no,no, era proprio all’interno dell’abitacolo>>

Domanda:<<non ho ancora ben capito, ma quindi la brace all’interno dell’autovettura vuol dire che il fuoco è stato originato da quella brace interna all’autovettura, non ho ben capito>>

Risposta:<<si, che ci sia stata una piccola combustione>>.

Vi sembra che il test abbia confermato la tesi di Volpe e compagnia bella?

Direi proprio di no, ma basta ‘’leggere alternativamente’’ (manipolare) le risultanze processuali ed ecco che un mozzicone caduto sul sedile ( qual è la causa dell’incendio secondo il teste) si trasforma in una coppia di petardi accesi e gettati nel serbatoio, nonostante, davanti a tale ipotesi, il teste piazzi tre no in rapida successione. E qualcuno ha anche il coraggio di insinuare che la magia non esiste…

Tengo a precisare che la lettura ‘alternativa’ delle risultanze processuali che secondo i giudici fanno i miei legali nei ricorsi non si basa su qualche raffinato escamotage difensivo, ma sui dogmi della lingua italiana secondo cui il si ed il no, pur essendo entrambi degli avverbi, hanno significati opposti, in quanto il primo implica una conferma, mentre il secondo implica una smentita.

Se doveste mai venir processati per un reato che non avete commesso, vi consiglio di omaggiare il giudice di un buon dizionario: potrebbe rivelarsi estremamente utile.

 

 

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Maggio 2010

 

 

Dopo una lunga attesa, è arrivato il momento di svelare qualcosa in relazione ai provvedimenti che sono stati presi in seguito all’archiviazione, da parte del tribunale di Monza, delle indagini relative alla scomparsa di Christina Frigerio.

Da un’attenta analisi degli atti, infatti, non è emersa soltanto la tale infondatezza delle notizie di reato, ma sono emerse anche spaventose negligenze ed un’impressionante superficialità nello svolgimento delle indagini; fatti assolutamente deplorevoli vista la gravità delle accuse che la Procura aveva ipotizzato a mio carico, e che mi hanno spinto ad agire nelle sedi opportune.

Nel corso di alcuni interrogatori resi nell’aprile 2008, Mario Maccione mi accusava di aver organizzato l’omicidio di Christian Frigerio assieme ad Eros Monterosso; omicidio che sarebbe stato poi commesso materialmente da altre persone, fornendo anche alcune piccole circostanze di contorno per aumentare la sua credibilità agli occhi degli inquirenti.

Purtroppo per lui, oltre a dire una marea di bugie, che –ovviamente- non hanno trovato alcun riscontro, Maccione ha fornito particolari e circostanze che, semplici indagini difensive, hanno permesso di smentire senza ombra di dubbio. Di conseguenza, ho dato mandato ai miei legali di denunciare Maccione per calunnia, simulazione di reato e diffamazione; gli atti in questione, sono già stati depositati presso la Procura di Monza. Allo stesso modo, altre persone che avevano cercato di suffragare la tesi accusatoria rendendo false dichiarazioni, sono state denunciate a vario titolo. Naturalmente, per evitare che le persone in questione possano cercare di correre ai ripari, al momento no riporterò nulla delle argomentazioni contenute nelle denunce a loro carico.

Poiché le dichiarazioni di Maccione non avevano né capo né coda (Silvia Russo in un articolo sul Faro le definiva giustamente ‘vaneggiamenti’), per fornire uno straccio di movente a quelle farneticazioni, la Procura non trovò di meglio da fare che ripescare alcune vecchie dichiarazioni in cui un ‘testimone’ raccontava di aver assistito ad una messa nera, che sarebbe culminata con un sacrificio umano al quale avrebbe partecipato anche Christian Frigerio. Ecco la nuova surreale teoria prospettata dall’accusa: Frigerio venne ucciso perché era diventato un testimone scomodo. Invece di chiedersi come mai, allora, l’altro testimone fosse ancora vivo e vegeto tanto da poter andare a riferire in fatti in Procura –come la logica o l’onestà avrebbero imposto-, ad un mese dall’udienza in Cassazione, la Procura lanciò l’indagine in pompa magna, rubricando questo presunto sacrificio umano come omicidio in concorso ed occultamento di cadavere a carico mio e di altri ‘<perchè, in concorso tra loro, colpendola con un coltello, cagionavano la morte di una donna allo stato non identificata, occultandone il cadavere>’.

Se devo dire la verità, questo era l’unico capo di accusa che mi faceva paura, per un motivo molto semplice: se avessero seguito il rigoroso metodo investigativo del processo di Busto Arsizio, il primo cadavere che avessero trovato in giro l’avrebbero appioppato a me. Sconosciuto per sconosciuto, uno vale l’altro.

Per fortuna la Lombardia non parte dell’Etruria, e durante i sopralluoghi non venne scoperta nessuna necropoli che ci avrebbe certamente condotto alla condanna per strage.. Credete forse che ci avrebbero assolti solo perché quei cadaveri risalivano al VI° secolo A.C.? Purtroppo ho sperimentato sulla mia pelle che certe piccolezze in corte d’assise non hanno peso, soprattutto se si parla del Processo alle Bestie di Satana. Evidentemente, certe piccolezze non avevano nessun peso neanche per la Procura, altrimenti non avrebbe lanciato in pompa magna un’indagine che ipotizzava un reato la cui infondatezza era già evidente da ben undici mesi.

Infatti, le dichiarazioni riguardanti quella presunta messa nera, erano state rilanciate ben undici mesi prima, e non avevano portato ad alcuna iscrizione al registro degli indagati perché totalmente ridicole ed infondate. Potrei dilungarmi a lungo per elencare le contraddizioni e le incongruenze del testimone in questione, ma sarebbe del tutto superfluo a fronte di un’evidenza che mi fornisce la Procura. Nel racconto del nostro fantasioso testimone, infatti, la messa nera si sarebbe tenuta in un   luogo ben preciso: una chiesa abbandonata e sconsacrata.

Come la stessa Procura in un verbale successivo contesta al testimone, a seguito di accertamenti –forse gli unici seri effettuati in tutta l’indagine-, è stato appurato che, all’epoca dei (presunti) fatti, la chiesa in questione, oltre a non essere sconsacrata, era abitata dai custodi, particolare che rende assolutamente impossibili gli accadimenti di cui sopra. Ma, ad un mese dalla cassazione, per arroventare il clima, anche queste cazzate erano buone da sbattere in prima pagina sui giornali.

A quanto ho esposto fin qui, va aggiunto che, il nostro caro testimone, aggiungeva altri dettagli ai suoi racconti, come i locali in cui ci avrebbe visto ed incontrato più volte. Peccato che si trattasse di locali cha non abbiamo mai frequentato, che nei precedenti interrogatori il teste diceva di non conoscere, o che ai tempi neppure esistevano. Sarebbero bastati dei semplici accertamenti di polizia per appurare tutto questo (e molto altro di cui al momento preferisco non parlare): ma mandare i carabinieri a fare una visura in camera di commercio, e fargli incrociare le deposizione tra loro, non avrebbe certamente offerto la stessa visibilità mediatica che il procuratore ha avuto mandandoli in giro a scavare assieme agli archeologi forensi.

Per questo motivo, il 5 aprile u.s., ho inoltrato al ministro Alfano copia di tutte le denunce depositate in Procura, assieme ad un ‘lettera aperta per la segnalazione di condotte anomale e contestuale richiesta di procedimento disciplinare nei confronti dell’ex. Procuratore Capo di Monza, dott. Antonio Pizzi’. Oltre ad elencarli le principali stranezze nelle indagini (il fatto che ci venissero contestati reati già ritenuti infondati; il fatto che il Procuratore parlasse sui giornali del ‘terzo livello ma non facesse domande in proposito al pentito di turno – forse perché neppure lui gli credeva – e via dicendo), ho chiesto al ministro di vigilare sui Tribunali di Monza e Brescia, per scongiurare l’eventualità che i procedimenti da me sollecitati vengano insabbiati in quanto scomodi. Molto scomodi.

A questo punto qualcuno si chiederà cosa c’entri Brescia in tutto ciò. La risposta è molto semplice: Brescia è il distretto competente per indagare sui magistrati appartenenti, all’epoca dei fatti, al distretto della corte di appello di Milano.

Poiché, quando ho potuto vedere gli atti, ho appurato che nella primavera del 2008 c’è stata un’immensa fuoriuscita di notizie coperte dal segreto dalla Procura di Monza, il 2 febbraio u.s., ho personalmente denunciato l’ex. Procuratore Capo di Monza, per rivelazione di segreti di ufficio, ed il procedimento è aperto a Brescia.

Spero di essere chiamato presto dal Pubblico Ministero , perché ho molte altre cose da riferirgli.

Ci sono altre cose in ballo, elementi che dimostrano senza ombra di dubbio come anche il processo relativo all’omicidio di Fabio e Chiara avrebbe dovuto avere un esito diverso, ma ne parlerò più avanti. Per il momento vi invito a cercare gli articoli apparsi sui media dal 3 aprile 2008 al settembre dello stesso anno; vi invito a confrontare quella marea di cazzate con quanto da me scritto su questo sito da dicembre 2009 ad oggi, per poi giudicare con la vostra testa il lavoro di giornalisti e magistrati.

Marco Zampollo.

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Marzo 2010

 

Nel mese di dicembre 2009, presumibilmente accogliendo la richiesta della parte offesa, il gip di Busto Arsizio ha respinto la richiesta di archiviazione riguardante il caso di Donato Molla, ed ha disposto nuovi interrogatori, o meglio, ha chiesto al pm di sentire persone coinvolte nelle precedenti indagini relative alle Bestie di Satana, che non erano ancora stati ascoltati in relazione a quella vicenda.

Poiché finalmente c’è un pubblico ministero serio ad occuparsi del caso, gli accertamenti richiesti sono stati effettuati nella riservatezza che la legge prevede, senza premurarsi di avvertire prima la stampa piuttosto che i soggetti interessati. Il pm Baraldo ha provveduto personalmente ad alcune escussioni, e ne ha delgate altre al collega monzese dott. Fiorillo, che, nel pool di magistrati che ha lavorato all’indagine su Christian Frigerio, si era distinto per competenza e riservatezza, svolgendo il suo lavoro con estrema professionalità.

Io sono stato ascoltato dal dott. Fiorello il 16 febbraio e, vista la serietà dimostrata da lui e dal dott. Baraldo, benché fossi interrogato con le garanzie del procedimento connesso, e, sebben non fossi indagato, avessi facoltà di non rispondere, ho scelto di rinunciare a quel diritto e rispondere alle domande. Per rispetto dei pubblici ministeri sopra citati, al momento preferisco non divulgare nessun dettaglio sul mio interrogatorio.

Quello che mi interessa far notare, è la differenza tra un’indagine giudiziaria, come quella che sta conducendo il dott. Baraldo, ed una farsa mediatica dove l’unica preoccupazione del procuratore sembrava quella di andare in televisione ed elargire sproloqui, come è avvenuto nella primavera del 2008.

Quando, nel dicembre 2009, ho finalmente avuto accesso agli atti di quell’indagine, ho avuto la conferma che per arroventare il clima in vista della cassazione, è stato effettivamente violato il segreto istruttorio, divulgando notizie, conosciute solo alla procura, che non dovevano assolutamente essere divulgate. In altre parole, è stato commesso un reato, previsto e punito (con la reclusione fino a 3 anni) dal codice penale. A questo punto, cari lettori di Nobody.it, vorrei farvi un piccolo indovinello: se questi atti erano conosciuti solo alla procura (che aveva disposto il segreto), chi mai potrà aver commesso il reato all’art. 326 c.p.? Purtroppo al momento non posso dirvi altro, ma presto lo farò; ormai è questione di settimane, perché,a dicembre, ho detto che potrebbero essere definiti inquietanti, desolanti o imbarazzanti, a secondo del punto di vista.

Molti di voi proveranno rabbia nell’apprendere su quali basi siano stati spesi migliaia di euro pubblici; ancora di più ne proverete pensando a quante migliaia ai euro (sempre usciti dalla vostre tasche) siano stati utilizzate per pagare il lauto stipendio di chi coordinava quell’indagine, ma purtroppo per voi vivete in un Paese in cui chi uccide 4 persone se la cava con 20 anni di reclusione accusando degli innocenti, e chi, sperpera decine di migliaia di euro per un’indagine che non sarebbe neppure dovuta cominciare, ottiene una bella promozione.

Resta sempre il fatto che io sono di parte, ma gli atti che vi sottoporrò non li ho certo raccolti io; io mi limiterò a divulgarli, lasciando a voi il giudizio.

Cambiando completamente argomento, non posso esimermi dal farvi notare la disonestà intellettuale che continua ad imperversare sui vari media riguardo questa vicenda. Mi riferisco ai commenti che si sono sprecati in merito ai rap di Paolo Leoni.

Su questi testi è stato detto e scritto di tutto, tranne che la verità. Qualcuno è arrivato a sostenere che siano l’apologia al satanismo, e qui le ipotesi sono due: o non è in grado di capire ciò che legge, oppure si diverte a manipolare la verità.

Non è mi ainenzione mettermi a decriptare parola per parola quei testi come farebbe un professore intento a piegare la Divina Commedia ad una classe di alunni ottusi: se state leggendo questo sito avete una mente abbastanza brillante per capire il senso di quelle parole. Quello che voglio evidenziare, ad esempio, è come nessun giornalista abbia mai confrontato quei testi con gli atti processuali.

Non credo che ci voglia un genio per capire che, quando Ozzy dice ‘testimoni costruiti in sete d’accusa, hanno pure scordato facendo sporca figura, nonostante le istruzioni fornite dalla procura’, si riferisce al fatto che Pietro Guerrieri, durante l’incidente probatorio, non ricordava il contenuto delle dichiarazioni rese al pm nei vari interrogatori (fondanti l’ordine di custodia cautelare contro di me, Leoni e Monterosso), al punto che il pm alla fine ha dovuto leggergliele, per sentirsi dire ‘se l’ho detto, lo confermo’. Infatti durante la deposizione Guerrieri non accennava né alla mia presenza, né a quella di Leoni e Monterosso quando venne deciso l’omicidio. E badate bene che, alla contestazione del pm, non ha risposto ‘ si mi ricordo che c’erano anche loro’, ma ‘se l’ho detto (che c’erano) io confermo’.

E, visto che se l’aveva detto, lo confermava, io, Leoni, e Monterosso siamo stati condannati a pene che vanno dai 27 anni all’ergastolo. Vogliamo forse parlare del testimone che la corte convocò ‘poiché assolutamente necessario’ (art. 507, c.p.p.), salvo ignorare che demoliva l’attendibilità dei principali testi di accusa dichiarando che Leoni non ha mai cercato di ucciderlo sotto i binari della metropolitana e contraddicendo il racconto di altri suoi amici?. Già, perché quella di smentirsi a vicenda non è una prerogativa dei ‘pentiti’; ci sono quattro testi tra accusa e parte civile che, in una sorta di commedia degli equivoci, sembrano giocare a negare le circostanze raccontate dall’altro. Quelle che ho citato nel memoriale sono solo le punte di diamante delle loro contraddizioni, ma i giudici risolvono il problema alla radice evitando di incrociare tra loro le varie deposizioni: sono tutti attendibili alla bisogna. Nei suoi testi Leoni non dice altro che questo, ma, facendolo in maniera criptica, fornisce un comodo assist a chiunque abbia intenzione di manipolare la verità.

Chissà, forse la malafede di qualcuno gli ha fatto fischiare le orecchie quando ha detto ‘accuse infamanti in varie televisioni e libri scritti da grandi coglioni’.

Ma si sa; Paolo Leoni non è attendibile, anche quello che scrive nei rap ha bisogno di riscontri: meglio non perdere tempo e cominciare ad impostare l’articolo, almeno la gente capirà che ha ragione.

 

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Gennaio 2010

Come anticipato nel pezzo di dicembre, è mia intenzione approfondire il discorso circa la totale inattendibilità di Maccione, che emergeva in maniera assai palese della intercettazioni effettuate mesi prima che il procuratore spendesse decine di migliaia di euro per indagare sulla cupola che, dall’alto, avrebbe tirato le file delle Bestie di Satana.

Ricorderete quante dichiarazioni ha rilasciato ai giornali il procuratore nella primavera del 2008 circa l’esistenza di questo livello superiore; molti di voi penseranno che avesse in mano qualche indizio serio, e invece no, aveva solo delle ridicole intercettazioni di Maccione, a cui sembra non credesse neppure lui.

Nelle intercettazioni del 18.11.07, infatti, Maccione racconta al compagno di incontri tra esponenti di varie sette, per accordarsi sui rispettivi traffici illegali, e non farsi la guerra a vicenda. Una delle sette più grandi e potenti sarebbe stata quella del ‘Grande Occhio’ (quando ne ho sentito parlare in tv mi sono ammazzato dal ridere perché mi sono immaginato un nuovo avviso di garanzia in cui Io , Monterosso e Leoni, venivamo accusati di riunirci con Frodo, Gollum e Gandolf a Mardor, in una setta che aveva lo scopo di impossessarsi dell’unico anello), che, dopo l’arresto delle Bestie di Satana, avrebbe preso il potere su tutte le altre. Cito un passaggio interessante, pag.16 delle trascrizioni:

Compagno: < Però vi siete riuniti qualche volta?>

Maccione: < si, perché c’era il punto di riunione di tante sette…per non farsi la guerra, capito? Perché ognuno ha le sue attività, droga, spaccio, prostituzione, armi…c’hanno le loro attività (..)>

Compagno: < ma facevano sti cazzi di riti satanici?>

Maccione: <li erano riunioni dove si parlava e basta>

Compagno: < ma parlare di cosa?>

Maccione: <ma io penso di non farsi la guerra, riunioni che dovevano fare, o sette o riti, che cazzo ne so!>.

Adesso sapete su cosa si basava l’indagine sul terzo livello; su alcune riunioni a cui Maccione dice al compagno di aver partecipato , come quello gli fa una domanda specifica, sugli argomenti trattati, risponde <ma, io penso….che cazzo ne so>.

Ecco a voi il testo chiave dell’inchiesta, uno che partecipa ai summit delle sette sataniche /massoniche di tutta Italia e non sa si cosa si parlava…mi ricorda qualcosa….ah si, il mio vecchio processo, quello in cui sono stato condannato a 29 anni di carcere perché, l’unico ‘pentito’ che mi nominava tra i presenti alla riunione in cui decide l’omicidio, quando il giudice gli chiese cosa dicessi o facessi in quel frangente, ha risposto < non mi ricordo adesso a pensarci così>. (Inc. Prob. Volpe 12.10.04 pag.65). Scusate questa piccola digressione, stavamo parlando di altro.

Non posso non citare un altro passaggio delle intercettazioni alla base dell’indagine, che i carabinieri hanno riassunto così: <Mario racconta che una volta, nel periodo in cui secondo lui lo volevano far fuori, Zampollo gli disse che dovevano andare a Triora, in Liguria, per fare un rito satanico. Mario non si presentò all’appuntamento e ci andò per conto proprio, con una pistola nascosta in un marsupio pieno di munizioni. In questo posto c’erano molte persone di altre sette ed anche i suoi coimputati, questi chiedevano a Mario di fare la seduta e lui, con atteggiamento di sfida, rispondeva che quella sera non era possibile farla, quindi se ne andava>.

Tralasciando il fatto che mi piacerebbe sapere come avrebbe fatto Maccione ad andare e tornare dalla Liguria di sera per conto proprio, dato che non possedeva neppure la bicicletta, trovo a dir poco esilarante che, una persona che abbia paura di essere uccisa, si predenti ad un raduno di trafficanti di droga e armi (quali erano le sette secondo Maccione) e, forte di una pistola nel marsupio, si metta anche a sfidarli. Visti questi precedenti, vorrei lanciare una petizione per chiedere al Ministro della Difesa di ritirare le truppe dal medio oriente e inviare sul campo Maccione con il suo marsupio…

Del resto, è lo stesso Maccione a dire al suo compagno che pensa di essere intercettato e che, di conseguenza, non sta dicendo la verità (lasciando intendere che parlerà con gli inquirenti solo se lo faranno uscire dal carcere).

Pag. 39 < (Pizzi) secondo me lui sente>. Pag. 41, <questa non è una conferma di testimonianza, io ti posso dire quello che voglio a te>.

Pag. 42, Maccione < io ti ho sempre detto, imito il Grande Fratello, prendi quella storia lì, tranne i nomi, e certe persone>

Compagno:< perché hai detto questo?>

Maccione:<perché poi vengono da me…cosa vogliono da me?>

Che gli inquirenti in realtà non credessero ad una parola di tutto questo, lo dimostra il fatto che, negli interrogatori della primavera 2008, a Maccione non venne posta neppure una domanda sulle altre sette, sul terzo livello, la cupola, o come la si vuole chiamare. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché allora il procuratore ha fatto tutto quel cinema a livello mediatico? Ormai credo che siate in grado di rispondete da soli a questa domanda…

Poiché a dicembre vi avevo promesso alcune chicche allucinanti, credo sia giunto il momento di tenere fede alla parola data. Infatti mi piacerebbe sapere se il procuratore ha denunciato Maccione per diffamazione, dato che, nelle intercettazioni, lo accusa ripetutamente di aver coperto i mandanti dell’omicidio di Chiara Marino:

pag. 33 Maccione:< eh, non è valso ad un cazzo! Anche dicendo (xxx) era l’organizzatore…il mandante>.

Compagno: < tu dici?>

Maccione: <questo Pizzi è stato>

Compagno: <a fare che?>

Maccione: <a far si che non venissero né indagati né niente>

Maccione torna sull’argomento anche il 25.11, pag, 7 della trascrizione: < perché sono dei pezzi di merda! Se no c’era troppo da lavorare, da indagare>. Compagno: <Minchia!> Maccione:<ecco, loro hanno fatto quattro mesi di indagini, si sono attenuti a quello che diceva Volpe su di noi e basta…e lì hanno chiuso le indagini. Io per loro ero solo una bastone fra le ruote>.

Compagno:<perché hanno creduto a Volpe?> Maccione: <perché era più facile>.

Io non so se questa storia sia vera o meno, posso solo dire che, mentre altre parti delle intercettazioni di Maccione venivano riportate per estratto dai media, di questi passaggi non se ne è mai parlato fino ad ora.

Per poter esercitare le funzioni, un magistrato deve essere al di sopra di ogni sospetto, o almeno così è scritto nell’ordinamento giudiziario; per questo vorrei sapere se il procuratore ha scelto di difendere la sua reputazione querelando Maccione, o se ha preferito ignorare queste accuse, e, nella seconda ipotesi, vorrei sapere perché.

 

Marco Zampollo

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Dicembre 2009

Siccome quest’anno sono stato un bravo bambino, Babbo Natale è stato buono con me e mi ha portato gli atti dell’indagine di Monza, quella che ruotava attorno alla scomparsa di Christian Frigerio.

Questi atti possono essere definiti inquietanti, desolanti o esilaranti, dipende solo da che punto di vista si guardano.

In questo mio primo scritto nel merito, vorrei soffermarmi su alcune intercettazioni effettuate nella cella di Mario Maccione nel novembre 2007: mesi prima che, l’allora procuratore di Monza, iniziasse a sbandierare ai quattro venti la nuova indagine, in cui, è bene ricordarlo, proprio Mario Maccione era il teste chiave.

Per evitare inutili ripetizioni rimando chi legge al pezzo pubblicato su questo sito nel maggio 2009 e vi invito solo a tenere bene a mente che, quando il procuratore si prodigava in interviste in cui raccontava all’opinione pubblica di cupole sataniche e lunghe catene di omicidi misteriosi, era perfettamente a conoscenza dei particolari che mi accingo a riportare.

Innanzitutto, dalle intercettazioni, Maccione sembra ben consapevole che Frigerio non fosse sepolto ad Increa; cito dalla trascrizione del 18.11.2007, pagina 1:

Compagno: < perché non glielo dici tu?>

Maccione:< perché non so dove dirgli>

Compagno: < eh, digli quello che hai detto a me, glielo dici a loro>

Maccione:< eh, ma andrebbe a vuoto>, < se poi non è lì, se poi non è lì>.

Maccio sembra quasi sicuro che Frigerio non sia sepolto ad Increa, ma poi si convince che mandare gli inquirenti a vuoto non gli recherebbe alcun danno, in quanto la sua sarebbe comunque una dichiarazione ‘de relato’, ossia, racconterebbe fatti appresi da altri; anzi, il fatto di non trovare alcun corpo, dimostrerebbe che Maccione è estraneo al delitto, in quanto non conosce neppure il luogo di sepoltura. I due parlano di altro, poi tornano sull’argomento: pag. 28:

Compagno: < e se non dovessero trovarlo?>

Maccione:< dicono: ‘ma che cazzo stai dicendo?’ ed io: ‘non lo so, mi sono drogato in carcere!>    

Indovinate un po’ come giustificherà la mancanza di riscontri davanti agli inquirenti, mesi dopo lo stesso Maccione? Proprio con l’uso di droghe che gli avrebbero annebbiato i ricordi; particolare tra l’altro smentito dalla dettagliatissima confessione dell’omicidio di Fabio Tollis che Maccione fece il 1° giugno 2004.          

Ma andiamo avanti; infatti Maccione dice di sperare che il procuratore apra un processo su vari suicidi/scomparsi, basandosi sulle dichiarazioni dei loro amici e familiari, in modo che, per paura di ulteriori condanne, Volpe e Guerrieri facciano accordare i rispettivi avvocati, per incolpare di tutto ‘gli altri’ (io, Leoni, Monterosso, Sapone) con la speranza di farci prendere 80 anni a testa e l’auspicio che ci suicidiamo in carcere… stiamo parlando dello stesso Maccione che, la sentenza che mi condanna, ritiene attendibile perché ‘pentito e travolto dai sensi di colpa’…cito da pag. 20 e 21 dalle trascrizioni:

Maccione: < Pizzi non trova un cazzo e s’incazzano, scava…scava… ribalta tutto…soldi, capito? Perché costano ste cose qua, non trova un cazzo inizia a sanguinare e dice “ ci sono dei testimoni fuori, amici di questi, apro un processo, lo posso aprire per omicidio”, tutti accusati noi sempre, vediamo se si cagano nelle mutande, aprono un processo tutti andiamo li, ci guardiamo in faccia, tutti con la paura, a quel punto ritorniamo nessuno sa niente, ritorniamo alle nostre case, in galera no, allora Volpe va dall’avvocato e dice “contatta subito l’avvocato di Guerrieri che ci mettiamo d’accordo che io so tutto” ah si, meno anni possibili, perché io qualcosa me lo prenderò, parlerò, esco fuori come il salvatore. Diciamo che il mio avvocato è stupido, cosa che non è, e non si lascia sfuggire sto particolare, non parla con i loro avvocati, allora andiamo ancora al processo, Volpe e Guerrieri “parliamo e diciamo tutto, così, così, così, sono stati loro, lui ha fatto così invece così…noi sapevamo tutto però, siccome ci eravamo già mossi in passato dicendo che loro sapevano qualcosa, no? Adesso che sappiamo i nomi, sappiamo che sono stati loro”.E beh, arriva un macigno, no, 80 anni, tutti che si suicidano in carcere>.

Rileggete bene questo passaggio, in mo do da comprendere il senso fino in fondo, poi ricordatevi che, la sentenza che mi condanna, si fonda sul presupposto che Volpe, Maccione e Guerrieri, non potrebbero accusare le stesse persone, se queste non fossero davvero loro complici…ne siete ancora così sicuri?

Continuando nella conversazione, Maccione spiega al suo compagno che prima gli devono togliere 3 anni per i tentati omicidi, poi, con la strategia che ha studiato, si farà cancellare tutta la condanna; cito dalle pagine 22 e 23:

Maccione:< Bisogna aspettare, convincerli, quando mi hanno tolto gli anni e da lì si inizia>

Compagno:<si inizia…che faresti?>

Maccione:< inizia la strategia, la strategia dei suicidi, le scomparse, anche quelle viste in televisione, fare un bel casino. Perché con la televisione metti paura a Pizzi, dice “cazzo, questo sta dicendo tutto…anche le cazzate che abbiam fatto nei processi e ste storie qua”, viene li strisciando “Mario aiutami, ti tolgo tutto”>.

Riguardo alle ‘presunte vittime’, i famosi suicidi, è interessante anche un’intercettazione del 25.11.2007, che i Carabinieri riassumono così; pagina 5 della trascrizione:<Mario spiega che per fare questo deve avere l’aiuto degli avvocati, perché deve acquisire tutti gli atti di questi suicidi. Lui solo così, guardando le date i particolari, riuscirà a risalire ai 6 suicidi>.

Scusate un attimo, ma a cosa gli servono gli atti se, come dichiara agli inquirenti, i particolari glieli avevamo raccontati noi, vantandoci di qui delitti???

Nelle intercettazioni Maccione parla anche di un omicidio che avrebbe commesso lui e che non si scoprirà mai, ma, se si dovesse scoprire, lo accollerebbe agli altri, tanto ormai sarebbe credibile: quando gli inquirenti gli contestarono il fatto, Maccione rispose così:<Avuta lettura delle conversazioni intercettate relativamente all’episodio in cui io riferirei a (xxx) di aver ucciso un certo Claudio Di Bella, riferendone poi anche i particolari, voglio chiarire che si trattava del racconto di una allucinazione che io avevo vissuto nel periodo in cui facevo uso di mescalina. Dal tenore della conversazione con (xxx) si capisce che io sto riferendo dell’episodio come se fosse reale, mentre invece non l’ho vissuto realmente>. (dal verbale del 9 aprile 2008).

A questo punto sarebbe facile per me prodigarmi nei commenti, ma preferisco evitare, lasciando ad ognuno di voi la più ampia libertà di pensiero. Mi limito a segnalarvi che, dopo aver potuto constatare l’affidabilità di questo testimone con quanto ho scritto finora, e le chicche (allucinanti) che mi sono tenuto per il prossimo pezzo, il procuratore ha speso 25.680€ (di soldi vostri) per andare a scavare seguendo le indicazioni di Maccione, coi risultati che già conoscete. Se volesse intraprendere altre iniziative del genere, mi permetto di consigliargli di aspettare l’autunno, almeno, se le indagini non dovessero andare a buon fine, potrebbe trovare qualche tartufo con cui ammortizzare le spese.

Questo è solo l’inizio, col passare del tempo vi dimostrerò, con le carte che il procuratore aveva già in mano nel 2007 (quindi prima che lanciasse l’indagine in pompa magna), come tutto ciò che mi ha contestato nel 2008 (ad un mese dall’udienza in cassazione) era già ampiamente smentito; allora, forse, molte cose vi saranno più chiare, e capirete come questa indagine avesse un’unica finalità: evitare che la cassazione annullasse le vecchie condanne.

Buone Feste

 

Marco Zampollo

 

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Ottobre 2009

Qualche giorno fa la trasmissione ‘Atlantide’ ha parlato del famoso processo alle streghe di Salem, tenutosi appunto a Salem (Massachusetts), alla fine del 17° secolo.

Ho trovato così tante analogie tra quel processo farsa, celebrato da un manipolo di puritani deviati davanti ad un tribunale speciale, ed il processo subito da me in un presunto Stato di diritto oltre 3 secoli dopo, che mi sono convinto a scrivere questo pezzo.

A Salem tutto ebbe inizio quando alcune bambine iniziarono ad avere dei sintomi di isteria, urlando e contorcendosi senza motivo apparente; un motivo che i puritani, nella loro beata ignoranza, ci misero poco a trovare: Satana. Restava da capire chi avesse mandato il Diavolo a tormentare quelle povere bambine, e i sospetti si concentrarono subito sulla loro serva di origini indiane. La ragazza fu arrestata e condotta davanti ai magistrati per essere interrogata. Resasi conto che il suo futuro non era estremamente roseo, la giovane decise quindi di ‘collaborare’, ammettendo di essere dedita alla stregoneria e facendo i nomi di altre presunte streghe, che vennero immediatamente arrestate. Nel paese fu una sorta di effetto domino: chiunque avesse delle questioni in sospeso con chicchessia non doveva far altro che denunciarlo per stregoneria e i suoi problemi avrebbero trovato una rapida soluzione. Come da prassi consolidata le prime ad essere arrestate furono quelle donne che vivevano ai margini della società o, che comunque avevano degli atteggiamenti ‘sconvenienti’ per l’epoca e, sulla scorta delle loro dichiarazioni, si procedette ad altri arresti.

Fermiamoci un momento a questa prima analogia: a Salem è stata arrestata una donna che, per salvarsi la vita, ha iniziato a muovere false accuse contro altre persone; a Busto Arsizio è stato arrestato Andrea Volpe che, per non prendere l’ergastolo, confidava al padre che si sarebbe ‘inventato nomi a palla, tirando dentro un sacco di gente’, come risulta dalle intercettazioni del 18-2-2004. In base a quanto dichiarato da queste persone, altri soggetti sono stati arrestati e condannati. La seconda analogia tra i due processi sta nel fatto che chi ha ‘collaborato’ è stato graziato: a Salem non è stato impiccato ed è uscito dopo un paio di anni   di carcere, mentre nel mio processo ha preso da 12 anni a 20 anni di carcere invece dell’ergastolo.

Quando dagli arresti si passò ai processi, a Salem si resero conto che non potevano condannare a morte delle persone basandosi sulla parola degli altro arrestati, servivano delle prove…ma le prove non c’erano. Fu quindi introdotto l’uso della cosiddetta ‘prova spettrale’. Si sostenne   che gli impuntati avessero firmato il libro del Diavolo, autorizzando quest’ultimo ad assumere le loro sembianze per tormentare gli innocenti. Succedeva quindi che persone detenute venissero accusate di qualunque cosa, e l’accusa era legittima perché non era stato l’accusato a commettere il fatto ma Satana stesso, dopo averne assunto l’aspetto in virtù della famosa firma. Ecco la prova definitiva che l’imputato era dedito alla stregoneria. Sebbene nella sentenza che mi condanna la prova spettrale non venga menzionata esplicitamente, credo di poter affermare che sia stata utilizzata: fa niente se un intervento chirurgico, documentato in atti, rende impossibile la mia presenza in occasione di depistaggi   di cui parlano Maccione, Tollis Michele e Pasqualina Marino; le loro dichiarazioni vengono comunque usate come riscontro nei miei confronti …che sia stato Satana ad assumere le mie sembianze in quelle occasioni? Fa niente se Leoni risulta al lavoro il pomeriggio del 17-1-98 (vedasi memoriale 31-10-08 pubblicato su questo sito) e non in fiera di Senigallia come sostengono i ‘pentiti’; i giudici scrivono che ‘resta il dato processuale della incontrovertibile convergenza delle 3 chiamate in correità’….che il caro vecchio Satana abbia sostituito anche Leoni, servendo i clienti al banco della Pescheria della Metro, per permettergli di recarsi in fiera? O forse Satana, non amando particolarmente l’odore del pesce, ha preferito impersonificare Leoni proprio in fiera lasciando Ozzy a districarsi tra cozze e branzini? Questo, purtroppo, non sono in grado di dirvelo. Sta di fatto che, grazie a questo rigoroso metodo di valutazione delle prove a carico e a discarico, a Salem furono condannate a morte una ventina di persone, mentre io ed altri abbiamo preso condanne che vanno dai 27 anni all’ergastolo.

Da alcuni documenti dell’epoca risulta che a Salem qualcuno cominciò a insospettirsi di quel delirio collettivo ed iniziò a vedere qiello che si celava dietro l’alone mistico degli eventi: terre espropriate ai condannati, debiti annullati e via dicendo….un circolo vizioso in cui ci guadagnavano pressoché tutti. Salvo i condannati ovviamente. Ecco l’ennesima analogia. Già, perché, se non consideriamo me e gli altri due ‘concorrenti morali’, possiamo certamente affermare che col processo alle  

Bestie di Satana ci hanno guadagnato un po’ tutti: tra ospitate televisive, libri pubblicati (magari anche testi in cui si contraddice espressamente quanto testimoniato in aula), elogi pubblici di assassini graziati, ci sarebbe da fare un bell’elenco.

A Salem, dopo un paio di anni di follia collettiva la Stato riprese il controllo su quel manipolo di invasati, ordinò che si celebrassero processi regolari e, manco a dirlo, la gente non venne più uccisa. Vennero assolti tutti, persino la serva di origini indiane che con le sue dichiarazioni aveva dato il via a quella sensazionale ondata di calunnie. Ci volle un po’ di più per la revisione del processo: circa 300 anni. Infatti solo nel 2001 un tribunale americano ha riconosciuto l’innocenza di quei poveri disgraziati che furono condannati a morte….spero che in Italia le cose siano un attimino più rapide, ma non ne sono così sicuro, dato che sto ancora aspettando gli atti dell’indagine farsa archiviata l’8 gennaio di quest’anno. Circa un mese fa uno dei miei avvocati mi parlava di ‘tempo tecnico’; se non fossi in carcere senza motivo da 5 anni troverei esilarante che il ‘tempo tecnico’ in cui una donna fa in tempo a concepire un figlio, crescerlo dentro di sé e partorirlo, non è stato sufficiente al tribunale di Monza per rendermi accessibili gli atti che mi servono. Eppure, fin quando ha fatto comodo a qualcuno, gli stessi atti, benché fossero secretati, finivano regolarmente in mano ai giornalisti…chissà come mai…

 

  Vorrei spendere due parole anche sulle polemiche seguite alla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Secondo alcuni, infatti, con quella sentenza la Corte avrebbe contraddetto una sua precedente pronuncia...un fatto gravissimo…non so se ciò sia vero o meno; quello che mi interessa farvi notare   in questa sede è che, per condannare me, la Corte di Cassazione ha contraddetto altre sue sentenze ma nessuno si è stracciato le vesti per questo. Le deposizioni di Volpe e soci, infatti, sono viziate da domande suggestive, ossia domande in cui il pm suggerisce loro le risposte, cosa che, avendo chiesto lui l’esame, non può fare. Rispondendo alle censure difensive la Corte di 1^ grado sostenne che le domande suggestive ‘servivano ad instradare la risposta sul binario fattuale di interesse’; la questione venne quindi riproposta in appello, dove il giudice, non potendo (stranamente) negare l’evidenza, sostenne che si trattava di prova nulla, e non utilizzabile; ma la nullità era da ritenersi sanata. Ricorrendo in Cassazione, l’Avv. Cosenza citò quindi una sentenza della Corte che recita :<l’art.191, c.p.p. esclude, in via generale, di poter utilizzare, ai fini della deliberazione, prove che siano state acquisiste in violazione di uno specifico divieto….(fattispecie in tema di violazione dell’art.499 terzo comma c.p.p. che vieta di porre al testimone domande che tendono a suggerire le risposte). (Cass.Pen. 1^ sez. sent.3187 18-3-’92).

Sul punto, la stessa sezione (1^), ci rispose che la violazione del 3^ comma dell’art. 499 non è motivo di inutilizzabilità ex. Art.191 c.p.p. e ci conferma le condanne.

Scusate la domanda retorica: ma la legge non era uguale per tutti?

Marco Zampollo

                                                                                                        ****************************

Luglio 2009  
Il 23 giugno 2009 la trasmissione ‘La linea d’ombra’, condotta dal criminologo Picozzi, si è occupata della vicenda delle ‘Bestie di Satana’;   in questo scritto è mia intenzione fare alcune osservazioni.

Chiunque ha visto la trasmissione avrà certamente notato che io e Monterosso quasi non siamo mai nominati, e questo la dice lunga riguardo alle condanne che ci sono state date (la 2^ e la 3^ condanna più alte del procedimento) senza che vi siano elementi concreti a nostro carico. Nella trasmissione in questione, il pubblico ministero che ha condotto le indagini, ha dichiarato che io ed Eros Monterosso saremmo stati una sorta di ‘vicecapi’, i due che nel gruppo venivano gerarchicamente subito dopo Leoni e Sapone. A riguardo, la voce fuori campo, si è dimenticata di far presente ai telespettatori che nessun testimone ha mai attribuito un ruolo di spicco a me o ad Eros e che entrambi abbiamo preso l’attenuante dell’art. 62 bis perché, secondo i giudici, avremmo avuto un ruolo passivo nelle decisioni del gruppo, cosa alquanto strana per un vicecapo.

Il punto focale delle dichiarazioni del pubblico ministero, però, sta nel fatto che, per la prima volta, ha dichiarato che Volpe ha ‘collaborato’ per alleggerire la sua posizione processuale ed evitare il rischio dell’ergastolo, che avrebbe potuto prendere per l’omicidio di Mariangela Pezzotta. Verrebbe da chiedersi come mai l’intervistatore non abbia domandato al pm perché, allora, nel processo a mio carico, egli ha più volte sostenuto che, collaborando, Volpe ha aggravato notevolmente la sua posizione, in quanto si è trovato a rispondere di 3 omicidi, un’istigazione al suicidio, e di 2 tentati omicidi…ma mi rendo conto che una domanda del genere potrebbe risultare un po’ scomoda, soprattutto in una trasmissione condotta da un consulente dello stesso pubblico ministero.

Si è parlato degli altari satanici sequestrati a casa di Leoni e del suo pc contenente scritti satanici. Si tratta dell’ennesima manipolazione mediatica, perché, a casa di Leoni, non è stato sequestrato nessun altare: quello che è stato fatto vedere, (ammesso che un drappo nero con una stella e qualche candela possano essere definiti un altare), è quello che la mamma di Chiara Marino ha ‘ricostruito’ ad uso e consumo della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’, dichiarando che dopo la scomparsa della figlia aveva messo quel materiale in cantina. Molti di voi, sentendo la voce fuori campo che parlava del materiale sequestrato a casa di Leoni mentre veniva inquadrato l’’altare’, avranno pensato che lo stesso fosse appartenuto a Leoni; questa è la riprova di come i media abbiano distorto qualunque elemento delle indagini, al fine di far passare una verità costruita a tavolino, che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti. Stesso discorso per il pc contenente scritti satanici che, semplicemente, non esiste. Volpe sostiene che Leoni avesse questo pc, ma, durante il processo, è stato appurato che Leoni non ha mai avuto alcun pc; quello che era stato sequestrato a casa della fidanzata di Leoni è stato immediatamente dissequestrato perché conteneva esclusivamente materiale riguardante gli studi della ragazza in questione, e Leoni non lo sapeva neppure accendere: invito chi legge a consultare il sito ‘www.voceditalia.it’, che, il 15 maggio, ha pubblicato un mio pezzo che tratta proprio della manipolazione mediatica. Per concludere questa parentesi su Leoni, vorrei parlare del ‘materiale satanico’ che è stato realmente sequestrato a casa sua. Si tratta semplicemente di qualche teschietto di plastica, qualche cd metal, una bandiera di Deicife e qualche cianfrusaglia del genere. Se Leoni è il capo spirituale di questa famigerata setta, come è possibile che non possieda alcun libro di occultismo o qualche oggetto rituale? Certo, nel verbale di sequestro, dopo la descrizione di qualche reperto, è stato scritto ‘verosimilmente usato per la celebrazione di riti satanici’ ; bene, tra questi ‘oggetti rituali’ compare ad esempio ‘un cerchio in plastica a cui sono applicate due corna luminescenti’…si tratta, nientemeno, che delle corna luminose di Gardaland!!!Qualche settimana fa, guardando il film ‘Ti amo in tutte le lingue del mondo’, ho notato che, in una scena girata A Gardaland, gli attori indossano le stesse identiche corna….spero che nessuno accusi mai Pieraccioni di appartenere ad una setta satanica perché, in un processo serio come il mio, quelle scene proverebbero la sua familiarità con ‘oggetti riconducibili a pratiche sataniche’, come si legge nelle sentenze contro di me.

Per la prima volta nella trasmissione di Rai2, è stato detto che i ‘pentiti’ rendono versioni contrastanti tra loro, ma che comunque accusano le stesse persone. Naturalmente non è stato fatto il minimo accenno all’interrogatorio del 5.06.04, dove Maccione non accusa né me né Leoni, né Monterosso. Al termine dell’interrogatorio è il pm a dirgli che Volpe diceva che noi eravamo presenti alla pianificazione del delitto e che eravamo membri della sua setta…le sentenze sostengono che Maccione e Guerrieri non potrebbero accusare le stesse persone di cui parla Volpe se io e gli altri 2 non fossimo stati loro complici….in effetti deve essere davvero difficile per un imputato ripetere quello che gli ha detto il pm nel corso di un precedente interrogatorio. Il 24.06.04, quindi dopo che il pm gli aveva riferito la versione di Volpe, Maccione è intercettato mentre parla in cella con il suo compagno:

Maccione:<<Volpe, conoscendolo, lui non andava da solo in carcere, capito?>>

Compagno:<<Beh, c’ha Sapone, c’ha quell’altro>>

Maccione:<<Lui coinvolge gli altri, anche se non c’erano>>

Anche a queste intercettazioni, come al solito, non è stato fatto alcun accenno, così come si è taciuto il fatto che il mio è l’unico processo in Italia in cui le intercettazioni ambientali (su cui si basano la maggior parte delle sentenze di condanna nel nostro Paese) sono state giudicate ininfluenti, dato che scagionano 3 imputati su 5.

In un breve passaggio sul finire della trasmissione è stato detto che non esistono cupole o terzi livelli di sorta; credo che la maggior parte di voi ricorderà quanto i vari media abbiano blaterato nella primavera 2008 (guarda caso periodo dell’udienza in cassazione) circa la certezza del procuratore dell’esistenza di un livello superiore e di altri morti riconducibili al gruppo. Perché invece la smentita è stata data di soppiatto? Perché non hanno parlato degli scavi a vuoto sulle parole di uno che viene giudicato attendibile nella sentenza che mi condanna? Perché non dicono quanti soldi ha sprecato il procuratore per un’indagine che non sarebbe neppure dovuta cominciare a causa dell’infondatezza della notizia di reato?Ma questo punto lo approfondirò più avanti quando qualcuno, in tribunale a Monza, si degnerà di depositare gli atti dell’indagine archiviata l’8 gennaio 2009.

Come al solito ho sottoposto a chi legge dei fatti concreti, riscontrabili negli atti processuali, ed ho sollevato obiezioni ed interrogativi che qualunque persona, che non si lasci abbindolare da alcune ‘ricostruzioni’ televisive in cui si vedono 4 fessi a lume di candela, dovrebbe porsi con la speranza che possano aiutare a riflettere e aprire gli occhi.

Grazie per l’attenzione

Zampollo Marco.

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Monza, maggio 2009

Sono Marco Zampollo,

con questo scritto desidero fare un po’ di chiarezza sugli sproloqui che hanno imperversato su tv e giornali tra la primavera e l’estate del 2008.

Su questo sito (di seguito, ndr) è già stato pubblicato un mio lungo memoriale   nel quale ho elencato le principali contraddizioni, incongruenze, invenzioni e omissioni della sentenza di appello; poiché, con un clima sereno, la corte di cassazione avrebbe molto verosimilmente cassato un tale obbrobrio giuridico, un mese prima dell’udienza, la procura di Monza (per strana coincidenza capitanata dallo stresso personaggio che era ai vertici della procura di Busto Arsizio nel periodo in cui atti secretati finivano quotidianamente sui giornali) è partita in pompa magna con un una nuova indagine ad altissimo impatto mediatico. Per l’ennesima volta sono venuto a conoscenza dell’indagine a mio carico attraverso i media che il 3 aprile 2008 riportavano dettagliatamente la notizia, fornendo anche le date degli interrogatori e citando alcuni stralci degli atti che, anche in quest’indagine, a quanto pare, erano secretati solo per le difese. Da li in poi è stato un crescendo di rilanci da parte degli inquirenti che di giorno in giorno aumentavano il numero delle presunte vittime di questa fantomatica setta, arrivando a parlare di 18 omicidi riconducibili al gruppo. Poiché non potevo consultare gli atti non mi restava che affidarmi ai media: ho quindi iniziato a seguire tutti i tg, tutte quelle trasmissioni voyeuristiche che vengono spacciate per trasmissioni di approfondimento giornalistico, e a tener d’occhio i quotidiani. In una delle trasmissioni di cui sopra viene intervistato un ‘supertestimone’ che disse di aver visto Christian Frigerio (il ragazzo attorno alla cui scomparsa ruotava l’indagine) la sera della suo scomparsa, mentre veniva portato via da persone armate, persone che sono ancora in libertà. Il ‘supertestimone’sosteneva anche di aver parlato con il procuratore e , proprio in seguito a questa affermazione, cominciai a maturare la convinzione che tutta l’indagine fosse stata creata solo per mettere pressione nel periodo della cassazione. Nell’avviso di garanzia, infatti, il presunto omicidio di Frigerio veniva contestato a me ed altre sei persone, tutte detenute (alcune ingiustamente) per l’omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino, senza alcun riferimento ad altre persone, neppure come ’allo stato attuale non identificate’’. In altre parole, veniva omessa la deposizione di colui che, presumibilmente, era stato l’ultimo a vedere Frigerio prima della scomparsa, cosa alquanto strana se la procura stava realmente cercando di scoprire che fine avesse fatto questo ragazzo.

Una volta ottenuta la conferma delle vecchie condanne da parte della cassazione le notizie sulla nuova indagine andarono gradualmente scemando, ma ormai uno dei ‘pentiti’ del vecchio processo aveva deciso di fare nuove ‘rivelazioni’ e la procura effettuò una prima sessione di scavi per cercare il corpo di Frigerio. Visto l’insuccesso dell’iniziativa venne quindi organizzato, per il 14 luglio, un confronto con il ‘pentito’ di turno; questa volta però gli atti non vennero notificati in copia ai giornalisti e, forse anche a causa della magra figura che si appalesava all’orizzonte, per evitare ogni tipo di pubblicità il confronto si tenne qui in carcere a Monza, dove vennero condotti gli altri indagati. Venni quindi a conoscenza della ridicola versione fornita da Maccione, secondo cui ci sarebbero stati almeno altri 4 omicidi riconducibili al gruppo, omicidi a cui lui era estraneo, ma che gli sarebbero stati raccontati dagli altri. Però le cose ‘non erano molto chiare nella sua mente’, di conseguenza Maccione non era in grado di fornire dettagli e circostanze particolari. Uno dei due pm cercava di impersonare quello convinto, l’altro era una maschera di tristezza. La cosa più allucinante però è che, sebbene secondo Maccione un ruolo centrale in tutti i presunti omicidi sarebbe stato ricoperto da Paolo Leoni, proprio Leoni non è stato convocato per il confronto, nonostante avesse chiesto lui stesso, per ben due volte (nella primavera 2007 ed il 17 aprile 2008 quando venne interrogato per alcuni di quei fatti da cui si dichiarava estraneo) di essere messo a confronto con chiunque eventualmente lo accusasse. La legge prevede che i confronti vengano disposti tra 2 o più persone, quando c’è disaccordo tra le loro dichiarazioni   su fatti e circostanze importanti: direi che è proprio il caso di Maccione e Leoni. Ciò nonostante Leoni non è stato convocato con buona pace della legge e della ricerca della verità.

Dopo questo confronto, la procura ordinò una nuova sessione di scavi, supportati da un team di archeologi forensi con l’ausilio di macchinari speciali, ma non venivano più rilasciate interviste in cui si promettevano imminenti svolte, anzi, venne mantenuto il riserbo più totale fino al 10 agosto, quando, in un’intervista che presumibilmente ha creato qualche imbarazzo, il procuratore dichiarò di avere la prova dei collegamenti tra Christian Frigerio e le ‘Bestie di Satana’ e che a settembre avrebbero valutato se chiedere l’archiviazione dell’indagine (?!?). Di colpo veniva messa in dubbio l’attendibilità di Maccione ma il procuratore precisava che non si poteva escludere che ‘la’ sotto (nel parco Increa) qualcosa effettivamente ci sia’ ma che per trovarlo ‘alla fine avrebbero dovuto tirar su tutto’. Oltre ad essere palesemente ridicola, quest’ultima affermazione è smentita dal nostro ordinamento: l’art. 112 della costituzione sancisce l’obbligatorietà dell’azione penale; di conseguenza, se il procuratore avesse avuto il minimo sospetto che Maccione dicesse il vero, e che Frigerio fosse davvero sepolto ad Increa, non avrebbe avuto soltanto il dovere morale, ma l’obbligo giuridico di radere al suolo quel parco per recuperarne i resti.

E’ inutile anche attaccarsi   ai precedenti scavi effettuati nel parco per realizzare il metanodotto   perché questi, semmai, sono la riprova del’inattendibilità di Maccione. Quante volte durante dei lavori sono stati ritrovati, ad esempio, ordigni della seconda guerra mondiale, reperti archeologici, o resti umani? Non vedo perché il corpo di Frigerio non avrebbe dovuto sottostare a questa regola se fosse stato effettivamente sepolto li.

Inoltre c’erano gli altri omicidi di cui parlava Maccione, che nulla hanno a che vedere con il parco Increa ed i lavori effetuativi.

Nonostate l’inchiesta in questione sia stata archiviata il 9 gennaio 2009, più di quattro mesi or sono, nessuno in procura ha ancora depositato gli atti dell’indagine, che ora servono a me e ad altri imputati, per procedere contro chi ci ha calunniato, che guarda caso, è uno dei ‘pentiti’ giudicati totalmente attendibili nella sentenza contro di me.

Vorrei segnalare a chi legge che il Direttore del quotidiano on-line ‘la Voce d’Italia’, il prof. Marco Marsili, sta lavorando molto seriamente per far luce su questa vicenda ed arrivare alla verità storica, senza fermarsi a quella propinata da chi ha fatto ignobili compromessi con gli assassini pur di potersi pavoneggiare su tv e giornali. Chiunque   fosse interessato può trovare molto materiale sul sito www.voceditalia.it.

Altri articoli che, in maniera sintetica, fanno capire parecchie cose, hanno cominciato ad essere pubblicati a puntate sulla rivista web ‘Il Faro’ all’indirizzo www.ilfaromag.com; è un’inchiesta di Silvia Russo: ‘Bestie di Satana: quando il business del diavolo toglie la capacità di analisi’.

Segnalo infine che, da alcuni mesi, è attivo un gruppo su Facebook, chiamato ‘Paolo Ozzy Leoni’, gestito da un ragazzo che, non convinto di quanto dicono le sentenze, ha contattato prima Leoni, poi me, e ci ha fatto un po’ di domande: a quel punto i suoi dubbi sono diventate certezze. Forse qualcuno si chiederà come mai queste persone raccontino una versione dei fatti molto diversa da come siete abituati a sentirla; la risposta è molto semplice: tutti e tre hanno letto tutti gli atti del procedimento e, al contrario di molti giornalisti, parlano con piena cognizione di causa.

Nessuna di queste tre persone è un mio parente, un mio amico, o una persona a cui devo dei soldi (che sarebbe un valido motivo per augurarsi una mia scarcerazione); sono tre persone al di sopra delle parti che hanno scelto di informarsi e agito di conseguenza. Spero che altri vorranno informarsi e ragionare con la propria testa: più cose saprete, e a meno cose sarete disposti a credere. Sono convinto che, a quel punto, chiunque è dotato di un cervello funzionante non ci metterà molto a dissentire da questa assurda farsa in cui degli innocenti sono stati condannati per poter graziare quegli assassini che, con le loro sensazionali bugie, hanno garantito fama e notorietà a dei piccoli magistrati di provincia che fino al giorno prima nessuno conosceva.

Ringrazio tutti quelli che si sono attivati per far circolare le notizie e coloro che lo faranno in futuro….solo dubitando si arriva alla verità.

 

Marco Zampollo

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Monza, 31/10/2008
Sono Marco Zampollo, chitarrista e cofondatore dei Nobody, nonché uno dei ragazzi coinvolti nel famigerato processo alle “Bestie di Satana”. Dopo anni di silenzio, dovuti alla stupida fiducia nel fatto che i processi si celebrassero in aula e non sui media, ho deciso di fare un po’ di chiarezza attorno a questa vicenda.

Questa non è e non vuole essere una sorta di “operazione simpatia”, né tanto meno una giustificazione di delitti che altri hanno commesso; questa è una semplice divulgazione di fatti che possono aiutare chi legge a vedere oltre la cortina di fumo che è stata innalzata attorno a questa vicenda.

Mi assumo personalmente e in via esclusiva la responsabilità di quanto dirò, e cercherò di indicare in quali Atti le mie parole possono trovare conferma; ogni volta che farò riferimento agli incidenti probatori, mi baserò sulla versione “compressa”, che non è una sintesi degli stessi, è semplicemente scritta con caratteri più piccoli, quindi occupa meno spazio.

Devo innanzitutto dire che questa terribile setta satanica in realtà non è mai esistita, se non nella fantasia di Volpe e soci. A sostegno delle mie parole non vi è soltanto l’assoluzione dal capo di accusa di associazione a delinquere (in particolare aderendo a setta satanica denominata “Bestie di Satana”, allo scopo di commettere un numero indeterminato di delitti di omicidio, ecc...), ma vi è soprattutto il fatto che quando a Volpe e soci viene chiesto di descrivere i rituali che questa setta avrebbe celebrato, lo fanno in modo contraddittorio, quando non si smentiscono esplicitamente a vicenda.

Infatti Volpe sostiene (pag. 3, 1,8) che veniva tracciato un pentacolo orientato secondo dei punti cardinali (che però lui non conosce – 27-28, i.p.), sulle punte del pentacolo si disponevano i membri storici della setta, veniva messo del sangue sugli oggetti delle persone da maledire (a pag. 28 però si contraddice affermando che il sangue andava messo sulle candele) e si faceva il rituale... non spiega come, però! Guerrieri sembra sostenere questa tesi, ma in realtà la contraddice, perché parlando di questi rituali dice che non veniva usato alcun oggetto delle persone da maledire, non fa il minimo accenno a bussole e punti cardinali e, oltretutto, non sa neppure chi fosse presente (pag. 203, i.p.), in pratica smentendo anche la rigida “posizione rituale” di cui parla Volpe. C’è infine Maccione, uno dei cinque che Volpe colloca sulle punte del pentacolo, che dice di non aver mai preso parte a tali rituali (5, i.p.). Secondo Maccione, il gruppo era dedito allo spiritismo, e lui era il medium che andava in trance (pag. 3), dei demoni parlavano attraverso di lui, questi demoni rispondono ai nomi di “Noctumonium, Satemonum Delirium, Gelimero, Mortiferium Feroce e Mortifugo”. Guerrieri conferma il fatto che Maccione andasse in trance, ma non cita i demoni in questione, anzi ne parla sempre al singolare: “Il demone di Maccione”. Arriva però Volpe, il quale nega categoricamente che Maccione andasse in trance (69) e sostiene che Mortiferium Feroce e compagnia bella sono amici in carne e ossa di Sapone (31). Volpe parla anche di ipnotismo; secondo lui era Sapone l’ipnotista del gruppo (58), secondo Maccione invece ero io, l’ipnotista del gruppo (57-58)... state tranquilli, non mi sono dimenticato di Guerrieri, c’è anche lui, e sostiene che non si praticava alcun tipo di ipnosi nel gruppo (121).

Questa marea di cazzate, però, è il minore dei mali; l’appartenenza a una setta satanica potrebbe essere qualcosa di riprovevole dal punto di vista morale, ma non sarebbe di per sé reato. Il problema sono gli omicidi e le condanne date con le giustificazioni assurde che ora riporterò.

Partiamo dal movente: Volpe sostiene di non sapere perché la setta voleva uccidere Chiara e di non averlo neppure chiesto (5-53), forse perché Chiara si voleva allontanare dal gruppo. Fabio avrebbe partecipato al primo tentativo di uccidere Chiara, poi però era sembrato inaffidabile e si è quindi deciso di uccidere anche lui (8-52-68). Piccola parentesi: sia Maccione (14) che Guerrieri (78) negano di aver mai preso parte a questo tentativo di omicidio tramite overdose, ma ne parlerò dopo. Secondo Guerrieri, Chiara agli occhi del gruppo rappresentava la Madonna, quindi Maccione (o il demone tramite lui, per l’esattezza), diede l’ordine di ucciderla (77), mentre Fabio fu ucciso per aver imitato le trances di Maccione (95-120). Secondo Maccione, invece, Fabio e Chiara hanno spontaneamente deciso di farsi uccidere per immolarsi a Satana (12-15-40). Secondo i giudici, però, «[...] le divergenze sul movente dei delitti non possono ritenersi significative di volontario mendacio (???) [...] trattandosi del risultato di differenti percezioni e ricordi [...]». Dimenticano che Volpe nega che Chiara rappresentasse la Madonna agli occhi del gruppo (70)? Dimenticano che sia Volpe (20) che Guerrieri (98) negano che le vittime fossero consenzienti? In pratica Volpe smentisce il movente di Guerrieri e, assieme, smentiscono quello di Maccione che, come Guerrieri, non fa il minimo accenno all’allontanamento di Chiara dal gruppo. Se queste contraddizioni sono solo il frutto di diverse percezioni dei fatti, perché gli stessi tre hanno “percepito” in maniera del tutto speculare l’esecuzione degli omicidi? È ancor più curioso il fatto che l’unico movente a cui accennano sia Volpe (54) che Maccione (i.p.), ossia quello di possibili gelosie tra vittime e assassini, non venga minimamente preso in considerazione dai giudici, forse perché farebbe crollare non solo il concorso morale, ma tutto il castello di cazzate esoteriche che è stato creato attorno a questa vicenda.

Ma andiamo avanti; dopo aver sintetizzato il racconto di Volpe, i giudici spiegano i punti chiave in cui lo stesso sarebbe riscontrato dalle dichiarazioni di Maccione e Guerrieri, e in particolare scrivono: «[...] entrambi riferiscono del progetto di uccidere, dapprima solo Chiara, poi anche Fabio; progetto concordato in varie riunioni preparatorie [...] presenti sempre Sapone, Leoni, Monterosso, Zampollo [...] Leoni, Zampollo e Monterosso vengono concordemente indicati presenti alla riunione del pomeriggio alla Fiera di Senigallia, quando viene loro comunicato che la buca è pronta [...]». Questo non è vero; solo volpe dice che all’inizio doveva essere uccisa solo Chiara, Maccione non vi accenna mai, mentre Guerrieri è molto confuso sul punto, a volte dice che prima doveva essere uccisa solo Chiara, altre dice che «volevano far fuori anche lui per le finte trances da subito» (120). Quanto alla «costante presenza di Zampollo, Leoni e Monterosso alle riunioni», Guerrieri dice di non ricordare nulla in merito e di essere certo della presenza solo di Volpe, Sapone e Maccione (81-82-120), Maccione invece dice che le vittime proposero l’omicidio a Volpe e Sapone, che pianificarono il tutto (15). Quanto al pomeriggio del 17/01/98 (dove, secondo i giudici, tutti furono informati che la buca era pronta), Guerrieri dice di non ricordare nulla (84-107), n chi era presente, né di cosa si sia parlato. Maccione invece dice che tutto era già programmato (17) e che di solito il piano veniva discusso in macchina (46). A questo punto io mi chiedo come si possa stare in 10 in una macchina, anzi in 11, dato che siamo stati arrestati in 8 e che secondo Maccione, oltre a Bontade, Fabio e Chiara erano sempre presenti a queste discussioni.

Contrariamente a quanto scritto in sentenza, le versioni non concordano neppure sul giorno successivo all’omicidio, poiché secondo Guerrieri, in Sempione io avrei chiesto a Maccione: «Fatto?», e lui avrebbe risposto di sì (85), mentre Maccione sostiene di non aver mai parlato dell’omicidio se non con Volpe, Sapone e Guerrieri, oltre a dire che quel pomeriggio comunque non si poteva parlare perché c’era il padre di Fabio (28-29).

Allo stesso modo, la sentenza cita alcuni stralci delle deposizioni di alcuni testi di accusa e parti civili che, raccontando varie angherie che avrebbero subito, dipingono con tinte molto fosche la mia vecchia compagnia. Poiché i giudici reputano tutti attendibili, senza incrociare le varie deposizioni tra di loro, citerò io alcuni brevi passaggi che avrebbero dovuto quantomeno far riflettere sull’attendibilità di queste persone.

Da buon testimone di arte civile, Belli descrive Fabio «sempre buono e gentile con lui e gli amici» (123-126, udienza 04/10/05). Io non capisco come ciò si possa conciliare con la deposizione di Bernuzzi (amico di Belli), secondo cui Fabio è uno di quelli che gli hanno spento le sigarette sulle braccia (82, udienza 27/09/05). Stranieri racconta di essere stato bruciato con una lametta rovente, ma non ricorda (!!!) se fu Leoni o Sapone a farlo (4, udienza 06/12/05). Stranieri dice che Leoni sosteneva di essere satanista (3, 06/12/05), Bernuzzi lo smentisce dicendo che non fu mai chiaro (77, 27/09/05). Bernuzzi sostiene che Leoni voleva che si aggregassero a noi, Stranieri nega dicendo di non aver mai ricevuto proposte per rituali o altro (11, 06/12/05). Belli racconta di vari episodi pseudo-esoterici ai quali avrebbe assistito, salvo poi dire (151, 04/10/05) che, tempo dopo essersi allontanato dalla nostra compagnia, sentì Tollis, Sapone e Maccione parlare tra di loro di una seduta spiritica, e di aver capito in quel frangente che ci occupavamo di occultismo, in pratica smentendo tutto quanto dichiarato in precedenza. Se a ciò si aggiunge che nessuna delle persone che ci frequentava ai tempi (Lattanzio e Saggioro su tutti), fa il minimo accenno a Belli e Stranieri come personaggi vicini a noi, io credo sia naturale chiedersi come mai i giudici non si pongano mai un effettivo dubbio circa la loro attendibilità.

Secondo gli accusatori, la notte del delitto io, Monterosso, Leoni e Magni avremmo fatto dei «riti propiziatori» per partecipare a distanza al sacrificio che si stava compiendo. Poiché le difese hanno dimostrato la falsità di tale assunto, pur di non dubitare della veridicità delle accuse la sentenza afferma che, dicendo agli altri che avremmo fatto i rituali senza poi farli, li abbiamo ingannati, rafforzando così il loro proposito omicidiario. Secondo questo nuovo principio giuridico, quindi, se fai una cosa sei colpevole perché l’hai fatta, se non la fai sei ancora più colpevole perché sei talmente furbo che non la fai per non lasciare prove! Inoltre, com’è possibile che siamo così invasati con il satanismo da uccidere due nostri amici, ma contemporaneamente non facciamo il rituale che sarebbe alla base dell’omicidio stesso?

Allo stesso modo, la Corte scrive che «non assume rilievo» il fatto che io, Leoni e Monterosso non diciamo nulla di compromettente nelle intercettazioni, perché comunque le stesse dimostrano i contatti tra di noi e l’organizzazione di incontri per parlare. A questo proposito, io vorrei precisare che la mia difesa ha chiesto l’acquisizione integrale di tutte le mie intercettazioni, che però mi è stata negata... forse per paura che potessi dimostrare un’altra verità. Ad esempio avrei potuto dimostrare che gli «incontri riservati» in realtà non erano altro che delle comunissime serate tra amici, alle quali oltre a me ed Eroso erano presenti decine di persone, tutte estranee all’indagine, e che di conseguenza non ci incontravamo per parlare di omicidi ecc... Stesso discorso per alcuni contatti telefonici tra me e Volpe / Ballarin la sera dell’omicidio di Mariangela, che vengono giudicati inquietanti, nonostante io abbia spiegato che in teoria dovevo vedere Volpe il giorno dopo, per installargli un programma sul PC, e che successivamente lui mi richiamò chiedendomi se sapevo dove fosse Maccione, e io risposi: «Credo con S.» (la sua ragazza). Le mie parole vengono confermate da due testimoni dell’accusa: la prima afferma che la Ballarin le disse che il giorno dopo dovevano vedere un loro amico di Milano per un CD (pag. 144, udienza 12/07/05), mentre la seconda, la ex di Maccione, dice che quella sera Volpe la chiamò cercando Mario (pag. 293, 27/09/05); se poi si prendono i tabulati telefonici, si vede come Volpe chiamo S. subito dopo aver chiamato me (che tra l’altro ero in sala prove, come dimostra la cella su cui si aggancia il mio cellulare)... non ritengo di dover aggiungere altro sul punto.

Passando alle intercettazioni ambientali, non posso non riportare che Volpe è stato intercettato mentre diceva al padre che se le cose si fossero messe male si sarebbe inventato «dei nomi a palla, tirando dentro un sacco di gente» per ottenere dei benefici. Le sentenze dicono che quelle intercettazioni non hanno valore perché sono precedenti alla collaborazione (infatti ha fatto in tempo a sistemare la favola per bene), e sono un presupposto del tutto ipotetico... a voi i commenti. Maccione, intercettato più volte in cella, dice sempre che io, Leoni e Monterosso siamo estranei ai fatti, ma la Corte dice che quelle dichiarazioni non hanno valore perché effettuate in un contesto non genuino... curiosamente, lo stesso contesto (che il 25/06/04 non era genuino) diventa genuino il 26/06/04, quando Maccione viene intercettato mentre accusa Sapone, e quelle intercettazioni vengono usate in sentenza (174-323-326 primo grado, 12-22-30 appello)... che dire, lo Spirito Santo sarà disceso su Maccione nel corso della notte...

Concludendo il discorso sull’attendibilità generale delle accuse, la Corte scrive che gli stralci delle dichiarazioni di Volpe contenute nelle ordinanze di custodia cautelare di Maccione e Guerrieri «non sono sufficienti a dar conto della corrispondenza dei passaggi essenziali del racconto», che il percorso di pentimento di Guerrieri risale al suo allontanamento dal gruppo (1999), che Maccione è travolto dai sensi di colpa e che nessun imputato ha proposto plausibili ricostruzioni alternative. Posto che non si capisce come una persona estranea ai fatti possa contribuire alla ricostruzione degli stessi, preciso che tutto il resto è ampiamente smentito. Quanto alla «corrispondenza del narrato», basti pensare che Guerrieri e Maccione hanno sentito deporre Volpe prima di deporre a loro volta, cosa che non sarebbe avvenuta se gli stessi avessero testimoniato durante il dibattimento, come chiesto da varie difese. Il presunto pentimento di Guerrieri è smentito dalle intercettazioni del 01/06/04, dove manifesta l’idea di comprare dei manganelli per «sprangare» Michele Tollis, padre del povero Fabio, oltre a vantarsi di essere un duro e di aver mentito ai carabinieri (pag. 3-32). Infine, quanto ai sensi di colpa di Maccione, che la Corte ricava da un uso illegittimo degli Atti del Tribunale dei Minori, mi limito a far presente che lo stesso Tribunale ha definito Maccione «bugiardo e manipolatore», ma naturalmente questa parte non viene considerata... Chiuso il discorso generale, farò ora qualche precisazione sulle singole imputazioni.

Capo N: tentato omicidio di chiara mediante overdose.

Secondo i giudici, Volpe, unico a parlarne, sarebbe riscontrato dal fatto che sia Maccione che Guerrieri dicono che all’inizio doveva essere uccisa solo Chiara, e dalla mamma della stessa, che dichiara che la figlia, da tempo allontanatasi dal gruppo, un sabato di ottobre uscì col gruppo (la andò a prendere Leoni) e al rientro stava male. Ho già descritto come non è vero che Maccione e Guerrieri riscontrino Volpe su tale affermazione. Quanto alla mamma di Chiara, in realtà dichiara che, dopo le ferie estive, la figlia uscì per la prima volta col gruppo la notte di capodanno 1997/98 (pag. 111, udienza 04/10/05). È anche curiosa la totale omissione rispetto a quanto dichiarato dal medico curante di Mariangela Pezzotta, che dice di non averle mai prescritto del Valium, mentre, secondo Volpe, per l’occasione fu proprio Mariangela a procurare il Valium con una ricetta medica. Commentate voi...

Capo M: tentato omicidio di Fabio e Chiara mediante incendio dell’auto nella quale si erano appartati.

I giudici sostengono che le dichiarazioni di Volpe, Maccione e Guerrieri (secondo cui l’incendio sarebbe stato appiccato introducendo 2 petardi accesi nel bocchettone del serbatoio della Renault 4 di Guerrieri), sono riscontrate dalla deposizione dei Vigili del Fuoco intervenuti quella sera, e da quella di Del Fiol. Soprattutto i Vigili del Fuoco in realtà smentiscono il narrato di Volpe e soci; il caposquadra che intervenne in quell’occasione, infatti, consultando la relazione di servizio, dichiara che vi era un piccolo focolaio sul sedile posteriore dell’auto, all’interno dell’abitacolo, innescato molto probabilmente da un mozzicone di sigaretta, che non riguardava il serbatoio dell’auto, né era stato originato dallo stesso (pag. 14-16-17, 04/10/05). Qualora ve ne fosse bisogno, preciso come questa deposizione trovi conferma in quella di un’amica di Fabio (ignorata dai giudici) che sostiene di aver visto Fabio che scendeva dall’auto con qualcosa che bruciava dentro (pag. 103 deposizione Banalotti). Se proprio vogliamo essere precisi, anche la deposizione di Del Fiol non conferma affatto il racconto di Volpe e soci, dato che il teste dichiara di aver visto l’auto bruciare sul lato sinistro (141, 19/07/05), mentre il serbatoio era sul lato destro.

Capi I-L: omicidio di Fabio e Chiara e soppressione dei cadaveri.

Secondo la sentenza, la responsabilità di Zampollo, Leoni e Monterosso è da addebitarsi alla costante presenza degli stessi alle riunioni preparatorie e al fatto che Zampollo e Leoni abbiano accompagnato in Fiera quel pomeriggio rispettivamente Fabio e Chiara. Ho già trattato di come la «costante presenza» sia contraddetta dagli stessi accusatori, ma occorrono altre precisazioni. Secondo il PM e i giudici, infatti, portare Fabio in Fiera era il mio ruolo, pianificato durante le famose riunioni. Tralasciando il fatto che io andavo in Fiera con Fabio tutti i sabati, vorrei far notare che Volpe, il principale accusatore, non sa che Fabio è venuto in Fiera con me quel pomeriggio (36), il che la dice lunga sul fatto che la cosa fosse pianificata... Oltretutto, ogni volta che parla delle riunioni e dei ruoli che venivano suddivisi nelle stesse, Volpe non me ne attribuisce mai uno (13-36-66). Inoltre, secondo i giudici, io avrei «scoraggiato» il rientro a casa di Fabio. Neppure questo è vero, dato che io ho fatto l’unica cosa che non avrei dovuto fare se fossi stato complice di Volpe e soci: tornare a casa per cena. Infatti Maccione e Volpe raccontano che loro due e Sapone sono andati a mangiare la pizza fuori con Fabio e Chiara, proprio per non farli tornare a casa; tornando a casa in metropolitana, io al massimo potevo «rischiare» che Fabio si unisse a me (scendevamo entrambi a Cologno Nord), mandando a monte il piano degli altri; se fossi stato loro complice sarei restato fuori con loro, per scongiurare quell’eventualità. Secondo i giudici avrei anche depistato Michele Tollis, giunto al Midnight quella sera a cercare il figlio. Non è vero, e la prova la fornisce lo stesso Michele quando dice, in merito a quella sera: «Notai la presenza tra gli altri di Zampollo e Monterosso [...] a un certo punto non li ho più visti» (48, 05/07/05)... come l’ho depistato, quindi? Viene poi riportata una parte dell’intercettazione di Guerrieri, secondo cui, dopo aver parlato con i carabinieri, Guerrieri mi accusa nelle intercettazioni. L’intercettazione è questa:

Pietro - «C’erano i verbali di tutti»

Padre - «Ah, hanno intercettato pure gli altri?»

Pietro - «Pa’, hanno già trovato la buca»

Padre - «Sì, ma coso, come si chiama?»

Pietro - «Mario, Marco...»

Padre - «Marco Zampollo»

Pietro - «Ozzy, Eros»

Padre - «Eros»

Pietro - «Ha detto che loro sanno tutto, volevano solo la conferma»

Mi rendo conto che può sembrare ambigua questa intercettazione, ma il fatto che il mio nome venga fatto solo in merito alla convocazione dei carabinieri e al verbale (anche a me i carabinieri hanno detto che avrebbero convocato anche Eros e Ozzy) e non in merito alla responsabilità nei delitti lo si ricava chiaramente nel prosieguo dell’intercettazione   stessa. Infatti:

Pietro - «Qualcuno ha parlato, pa’»

Padre - «Ha parlato che avevate...»

Pietro - «Sì, sì... no, eh, hanno parlato che ho scavato la buca. Però eravamo io, Volpe e Nicola, e Andrea. Andrea è morto, quindi o Volpe o Nicola».

Ricapitolando, se, come sostengono i giudici, io sono complice degli assassini e ho sempre avuto la consapevolezza di quanto stava accadendo in merito all’omicidio, come mai Guerrieri, pur sapendo che ero stato sentito dai carabinieri, non sospetta minimamente che potessi essere stato io ad aver «parlato»? Vengono riportati anche alcuni stralci dell’intercettazione di Magni, che parla di con un’amica: «Io sapevo tutto sin dall’inizio [...] che volevano far qualcosa alla Chiara [...] so che volevano farla fuori [...] c’era in ballo qualcosa quella sera»; secondo i giudici, se Magni sapeva, anche io e altri sapevamo. Tralasciando la pretestuosità di tale assunto (Magni dice che lui sapeva, non lui e altri), è curioso notare come vengano omesse tre parole che cambiano radicalmente il valore dell’intercettazione. Infatti Magni dice: «[...] c’era in ballo qualcosa quella sera, non sapevo cosa [...]». Direi che scrivendo tutto anche il livello di consapevolezza di Magni scema notevolmente. Secondo i giudici, dato che Michele Tollis e Del Fiol hanno collegato subito la scomparsa di Fabio e Chiara, lo stesso avrei dovuto fare io. Tralasciando il fatto che molte persone che ci frequentavano (Lattanzio su tutte) dicono di non aver mai collegato al gruppo la scomparsa (97, 19/07/05), vorrei far notare come i giudici non spendano una parola sul fatto che Del Fiol in aula ha cambiato radicalmente alcuni passaggi rispetto alle sue vecchie dichiarazioni, in modo da allineare gli stessi con la deposizione di Michele Tollis (pag. 171-159, 19/07/05). A questo punto cito l’art. 207 CPP: «Se nel corso dell’esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o contrastanti con le prove già acquisite, il Presidente o il giudice glielo fa rilevare, rinnovandogli, se del caso, l’avvertimento previsto dall’art. 497 comma 2» (rischio di sanzioni penali per falsa testimonianza)... questo non è successo.

Altro riscontro è, secondo i giudici, il fatto che io, Monterosso e Leoni non facciamo riferimento a Sapone nelle deposizioni. In realtà sia io (pag. 189, 25/10/05) che Eros (134, 25/10/05) collochiamo Sapone assieme a Volpe e Maccione la sera del delitto... poiché dire che si è allontanato dal Midnight assieme ai rei confessi la notte del delitto mi sembra un riferimento di un certo peso, mi chiedo se abbiano almeno letto gli Atti prima di scrivere la sentenza.

Allo stesso modo vorrei far notare come i giudici, pur dovendo ammettere che io non potevo partecipare al depistaggio a causa di un intervento chirurgico subìto, non spendono una parola sull’inattendibilità dei testimoni (Tollis, Maccione, Marino, Antonini) che mi collocano tra i presenti in quelle circostanze.

In merito al movente dell’omicidio, l’allontanamento di Chiara dal gruppo, i giudici sostengono che è confermato dalla deposizione della mamma di Chiara. Di nuovo vengono ignorate le obiezioni difensive. Innanzitutto va ricordato che la mamma di Chiara non ha mai accennato a tale allontanamento se non dopo aver conosciuto le dichiarazioni di Volpe, ma vi è un altro particolare che smentisce questo assunto: Lattanzio, l’ex ragazzo di Chiara, dice di aver smesso di frequentarci dopo l’arrivo di Volpe per una serie di motivi, tra i quali il fatto che aveva paura di Volpe e perché l’aveva tradito andando a letto con Sapone (115, 19/07/05). Come può Chiara essersi allontanata dal gruppo (prima dell’arrivo di Volpe, come sostiene lui) se tradisce Mirko andando a letto con Sapone? È vero che io sono di parte, ma mi sembra che i conti non tornino...

La palese sensazione di trovarsi di fronte a un processo farsa, dove tutto era già deciso, la si ha quando la sentenza «valuta» l’alibi di Leoni circa il pomeriggio del 17/01/1998. Io non voglio fare l’avvocato di Leoni, ma ritengo che certe motivazioni si commentino da sole. Tutti gli accusatori dicono che Leoni quel pomeriggio era in Fiera. Secondo Maccione, Leoni ha addirittura fatto da «esca» per far uscire di casa Chiara (18-48-71). La difesa di Leoni ha prodotto il cartellino dal quale risulta che quel giorno Leoni ha lavorato fino alle ore 20.00 presso la Metro di Cesano Boscone (ipermercato). Il PM ha quindi sostenuto che Leoni si sia allontanato di nascosto dal lavoro, affidandosi a un teste che racconta delle porte aperte per lo scarico della merce. Accogliendo questa versione, i giudici omettono la deposizione di una dirigente della Metro, la quale spiega che il sabato pomeriggio non si effettua ricevimento merci, e di conseguenza le porte sono chiuse e collegate al sistema d’allarme (155, 08/11/05). Si commentano da sole anche le argomentazioni secondo cui Leoni si sarebbe allontanato durante la pausa pranzo (13.19-13.50) utilizzando il motorino di Chiara, del quale, secondo la stessa sentenza, sarebbe entrato in possesso tra le 13.30 e le 14.00... Nonostante gli innumerevoli sforzi profusi, io non riesco a spiegarmi come abbia fatto Leoni ad allontanarsi alle 13.19 con un mezzo di cui, secondo la stessa sentenza, avrebbe avuto la disponibilità solo 11 / 41 minuti dopo, soprattutto se consideriamo che, sempre secondo la stessa sentenza, alle 13.50 avrebbe fatto ritorno al luogo di lavoro... Non riesco a spiegarmi neppure come tutto ciò coincida con le dichiarazioni della mamma di Chiara, la quale dice che quel giorno Chiara uscì di casa verso le 16.00 coi mezzi (67-73, 04/10/05), dato che per quell’ora, secondo la sentenza, Leoni era tornato al lavoro. Allo stesso modo non mi spiego le dichiarazioni di Volpe, secondo cui forse Chiara era arrivata in Fiera con Leoni (13) (particolare che tra l’altro Volpe ricava solo dal fatto che abitavano vicino), coincidano con quanto dice Maccione, ossia che lui, Volpe, Leoni, Tollis e Sapone andarono assieme a prendere Chiara (18-48-71). Ancor più curioso è il fatto che la presenza di Leoni o la sua assenza quel pomeriggio venga giudicato ininfluente, quando in realtà è la palese dimostrazione di come Volpe, Maccione e Guerrieri siano in grado di dire le stesse cose (o cose molto simili) mentendo tutti e tre; ma ammettere questo significava dover assolvere qualcuno...

Tutto ciò che ho scritto fin qui è ampiamente riscontrabile negli atti: siete ancora convinti che sia stata fatta giustizia, o iniziate a sospettare che siano stati creati dei capri espiatori per soddisfare l’opinione pubblica dopo averla traviata con una sensazionale disinformazione? Io mi sono limitato ai passaggi essenziali della vicenda. Considerate che i miei avvocati hanno parlato circa 7 ore in appello, e immaginatevi quanto altro ci sarebbe da dire. Io non ho partecipato al complotto ai danni di Fabio e Chiara, ho preso 29 anni e 3 mesi di condanna solo per non essermi auto-calunniato e per non aver calunniato altre persone; i punti principali ve li ho esposti. Giudicate voi...

Uscendo dall’ambito strettamente processuale, vorrei chiarire un altro particolare che da quanto mi hanno detto è stato ripreso anche in questi giorni dai media mentre parlavano di altri avvenimenti (Perugia), ossia il fatto che io avrei minacciato i giornalisti di fargli un rito wodoo. Questa è l’ennesima cosa che è stata riportata in maniera distorta, tanto per creare un po’ di folklore. Desidero chiarire l’episodio. 31/01/06, aula 1 del Tribunale di Busto Arsizio. Eravamo lì ad aspettare la sentenza, saranno state le 17.00. Si avvicina un avvocato e ci dice: «Ragazzi, quanto pressano ‘sti giornalisti», al che Eros gli risponde, scherzando: «Ma non hanno paura che gli facciamo un rito wodoo o qualcosa?» Io, sempre rivolto a questo avvocato, ribatto, con evidente intento scherzoso: «Sì, perché vedi, lui (Eros) prima era una persona seria, poi gli ho fatto un rito wodoo e guarda com’è diventato!». Tutto qui.

Ora, possiamo certamente metterci a discutere sul fatto che questo scambio di battute fosse fuori luogo, ma ciò non cambia il concetto di base: io non ho minacciato i giornalisti con questa storia del wodoo. Se poi qualcuno ha sentito la battuta e l’ha riferita agli altri in maniera distorta, è stato lui a mancare di professionalità. Ok, ha creato il caso (bravo!!), dando dimostrazione di come a volte tante cose vengano scritte (o romanzate) senza prima verificarle. Ci sono varie persone, tra cui pubblici ufficiali, che hanno assistito alla scena, e avrebbero anche testimoniato se avessi sporto querela. Ma ho cose più importanti a cui pensare.

 

Monza, 31/10/08

Marco Zampollo

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NOBODY: THE TRUE NOBODY GENESIS

 

 

In 1999, Marco Zampollo (guitar) and Mario Maccione (guitar and vocals) decided to form a band and asked Marco Zambruni, a long-time friend of theirs and drum-session in “Ferocity”, to join them on the drums. Meanwhile, Mauro was invited to play the bass in the band. That’s how   the “Marco – Marco – Mario – Mauro” line-up started out. Shortly after, Marco Zambruni officially baptized the band with the name “Nobody”.

The group started playing a brutal-death-metal which became faster and faster with the passing of time, until it reached a personal style in the way of extreme music.

In the autumn of the year 2000, thanks to the support of the management of a long-time-known Milanese grind-core band, Nobody got the opportunity to take part in some German dates of the Grind Over Europe III tour with Total Fucking Destruction, Haemorrhage, Agathocles and Nyctophobic. These were the first gigs of a series of important events that would allow the band to become more well-known outside Italy and to have the chance to play with big bands and in front of big crowds.

In the end of the year 2000, Mauro left Nobody, just because the band, quite proactive indeed, required too deep a commitment. Not long after that, Mario found a substitute for him, Massimo. In early 2001, Nobody played the last gig of the Finnish band Disgrace, on tour in Germany, with the Japanese band CSSO. In the summer of the same year, Nobody played in Germany and Switzerland with Exhumed, Ingrowing, Isacaarum, and thanks to the big response it got on this occasion, soon after that was invited to open for an Incantation show, which proved to be a great experience and represented another important achievement for this young band, since it was the first Italian band ever to play with Incantation.

In December 2001, after completing Nobody’s live schedule for that year, Massimo decided to leave the band, because his job didn’t allow him to take part in such an intense live activity abroad. In early 2002, Marco Zambruni managed to find a replacement for him and recruited Clod on the bass. In August, Nobody played at the Brutal Assault festival in Czech Republic, in substitution of the above-mentioned Milanese grind-core band. In winter, the band recorded a promo CD called “A Dream Of Death” – a devastating mixture of brutal-death and grind, with demonic growls, powerful guitars and fastest, restless drums. In the middle of 2003, Mario Maccione, who had been experiencing severe personal problems with Clod, ended up deciding that there was no other solution than giving up and leaving his own band, much to the disappointment of his old friends Marco and Marco. However, the show must go on and the band continued its course with a three-piece line-up, playing some shows in Italy, just to test this new formation. Across early 2004, Nobody basically focused on rehearsing and composing new stuff. The band played its last gig in May. In July, Clod, after proving a lack of professionalism in his other band, in which had also been introduced by Marco Zambruni, had no other choice than leaving Nobody, because the atmosphere that he himself had created was now unbearable. After a short while, Marco Zampollo asked Marco Zambruni to give Clod another chance, basically to avoid spending too much time in looking for a new bass player. So, Clod was let in the band again and Zambruni, to show his good willing, even arranged it for Nobody to play at the 2004 edition of the Brutal Assault festival. Unfortunately, at the end of July, ten days   before the Brutal Assault gig was due, Marco Zampollo, investigated within the judicial inquiry concerning the tragic facts connected to the “Bestie di Satana” sect, was taken and remanded in custody. Despite everything, he asked Nobody to avoid making any publicity which might link the name of the band with those tragic facts. Zampollo also asked Zambruni to suspend any activity with the band. Of course, in the name of his long-time friendship with Zampollo, Zambruni met his request. Unlike Clod, who has recently broken his commitment to such appeal and has started to try taking advantage of Nobody’s misfortunes in order to gain visibility. Because of this intolerable behaviour, Marco Zampollo and Marco Zambruni have decided to banish him once and for all from Nobody.

Hence, Nobody is currently officially inactive until Marco Zampollo’s situation is cleared

 

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[Press Release, December 2004]

 

This press release is aimed at voiding and disproving any attempt of exploitation and incorrect or invented rumours that were divulged by a single ex member of Nobody, who has associated the name of the Milanese death-metal band to the alleged satanic sect know with the name of “Bestie di Satana”, equating the arrest of Mario Maccione (self-confessed offender of the crimes connected to the sect, who had left the Nobody over one year ago, i.e. long before such horrible crimes were exposed to the public eye) and the preventive custody of Marco Zampollo, who’s currently the official guitarist of the band and whose position within the investigation has not yet been clarified.

All this proved damaging both for the band and for Marco Zampollo, since so far the name “Nobody” had never been linked by any manner of means to the tragic facts connected to the above-said sect. Among the names of Italian metal bands that got in the papers throughout these past months, indeed, that of Nobody has never appeared.

 

If, up until now, the need to disprove the existence of any links between Nobody and the above-mentioned sect had never arisen, is simply due to the fact that the band was not (nor suspected to be) involved in it at all. In fact, the co-founder of the band, Marco Zampollo, had expressly decided to treat the whole situation with maximum discretion, thus avoiding any kind of speculation or any attempt to take advantage of such a shameful circumstance in order to gain visibility. Disgracefully, though, over the past few months his request has been deliberately disregarded.

 

To avoid any further misunderstanding, therefore, it is both necessary and advisable to clarify that the activity of the band Nobody is officially suspended, as explicitly decided by Marco Zampollo.

Nobody is currently and temporarily inactive, while waiting for new developments and want to make it clear that no cover bands were authorized.

 

Thank you,

Nobody Management

nobody@nobody.it

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[Comunicato stampa dicembre 2004]

Il presente comunicato stampa ha lo scopo di invalidare e smentire speculazioni nonché voci erronee e inventate, messe in circolazione da un singolo ex membro dei Nobody, che ha associato il nome della band death metal milanese alla setta delle “Bestie di Satana”, mettendo sullo stesso piano l’arresto di Mario Maccione (reo confesso e non più membro del gruppo da oltre un anno, ovvero da molto prima che la setta di cui sopra balzasse ai disonori delle cronache) e la custodia cautelare di Marco Zampollo, tuttora chitarrista del gruppo, la cui posizione nell’ambito dell’inchiesta non è invece ancora stata ufficialmente chiarita.

Ciò è risultato dannoso tanto per la band quanto per la persona di Marco Zampollo, poiché finora il nome “Nobody” non era stato mai stato associato in alcun modo ai tragici fatti di cronaca nera correlati alla suddetta setta. Tra i nomi di gruppi musicali della scena metal italiana che sono comparsi sulle pagine dei quotidiani negli ultimi mesi, infatti, quello dei Nobody non è mai figurato.

Se finora non si era mai presentata, da parte dei Nobody, la necessità di dissociarsi o di smentire l’esistenza di legami con la setta satanica, è perché sulla band non gravava alcun sospetto al riguardo. Per tale motivo, tra l’altro, il fondatore del gruppo, Marco Zampollo, aveva espressamente deciso di mantenere il riserbo sulla questione, al fine di evitare qualsiasi tipo di speculazione. Cosa che, invece, nelle settimane scorse è stata fatta contro la sua volontà.

A scanso di ulteriori equivoci, pertanto, è bene chiarire che l’attività della band dei Nobody è ufficialmente sospesa per espressa decisione di Marco Zampollo.

I Nobody sono momentaneamente inattivi in attesa di nuovi sviluppi e tengono a sottolineare che non hanno autorizzato alcuna cover-band.

Grazie,

Nobody Management

nobody@nobody.it

 

 

[Comunicato stampa febbraio 2005]

 

I Nobody rispondono all’ennesimo attacco da parte dell’ex bassista del gruppo.

Paternalistica e pretestuosa ci appare la puntualizzazione della differenza tra “custodia cautelare” e “arresto”. L’autore di questo nuovo “comunicato” si riduce a porre l’accento su inutili cavilli legali, quando l’unica cosa che conta in questa faccenda ormai al limite del farsesco è la mancanza di etica da parte del suddetto autore. Nel primo comunicato, l’ex bassista dei Nobody ha riportato la notizia “dell’arresto di entrambi i membri della band” (quando Maccione, oltretutto, non faceva più parte dei Nobody da oltre un anno). A parte il fatto che nessuna delle persone interessate ha chiesto un simile servizio - avendo già il problema di aver perso ogni diritto alla privacy in quanto persone indagate e private della libertà personale - il punto principale della questione è che il nome del gruppo Nobody non sarebbe MAI dovuto essere coinvolto in questa faccenda. Quella di “prendere le distanze” dalle Bestie di satana è stata un’iniziativa personale e non autorizzata dell’ex bassista, il quale – lo ribadiamo - era stato informato a tempo debito dallo stesso Zampollo che non era assolutamente nell’interesse dei Nobody entrare in questa faccenda e tanto meno speculare sulla “facile” pubblicità (peraltro di dubbio gusto) che ne sarebbe mai potuta derivare. Poiché, come si legge nel comunicato in questione, l’autore è “assolutamente non a conoscenza di quanto non sia già reperibile” dalle notizie di cronaca, la domanda nasce spontanea: che bisogno c’era, a monte, di proporsi come “agenzia ansa”? A chi poteva giovare se non al diretto interessato e al suo proposito di sfruttare la situazione e il curriculum live dei Nobody, al quale peraltro non ha partecipato? Anzi, a tale proposito, in merito alla lista di concerti dei Nobody fatti in passato o previsti per il futuro – inserita nel primo comunicato dell’ex bassista – specifichiamo che la persona in questione non ha partecipato ad alcuno dei concerti elencati (fatta eccezione per il Brutal Assault del 2002) e che, inoltre, non era previsto nessun tour per la fine del 2004.

Quale credito può pretendere una persona che entra in un gruppo già attivo da tre anni e pretende poi di prenderne possesso alla prima occasione utile? Qualche euro versato in Camera di Commercio può servire a comprare un logo, non la credibilità. Il paragone è ardito, ma ragionando per assurdo è come se Trey Azagthoth finisse in carcere e Steve Tucker - a insaputa di Pete Sandoval e dello stesso Azagthoth – si intestasse il logo dei Morbid Angel e andasse in giro a suonarne le canzoni con altre persone estranee al gruppo.

 

Torniamo di nuovo a smentire categoricamente il fantomatico allontanamento dal gruppo del batterista co-fondatore. Questo ripetuto attacco personale merita a malapena di essere liquidato come un pettegolezzo. È ovvio che Marco Zampollo è tuttora il chitarrista dei Nobody, ma di quelli originali, fondati insieme a Maccione e al batterista, il quale al momento è l’unico membro ufficiale rimasto.

Infine, teniamo a chiarire, per l'ennesima volta, che depositare un logotipo non significa diventare proprietari del nome che la sua grafica riproduce, poiché si tratta di una parola comune che nessuno può comprare!

 

Nobody Management

nobody@nobody.it

 

 
 
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